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Goletta Verde 2017: “Abbiamo inquinato quasi la metà dei nostri mari”

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goletta verde 2017

Si rinnova l’appuntamento annuale con le analisi dei mari italiani. E la situazione non è delle migliori. Secondo i dati diffusi da Goletta Verde 2017 il 40% sono inquinati. Tutte le ultime novità sulla salute del Mediterraneo.

Il Mar Mediterraneo non gode di ottima salute”. Si apre così il report Goletta Verde 2017, iniziativa di Legambiente che ogni anno fa il punto della situazione sull’inquinamento dei nostri mari.

La Goletta è l’imbarcazione che da 30 anni naviga lungo i 7.400 chilometri di costa italiani. Raccogliendo e analizzando campioni d’acqua in centinaia di località, realizzando in questo modo la fotografia dello stato di salute dei mari, cercando di identificare e tutelare il mare più pulito. Anche quest’anno la situazione non è delle più rosee. Con sostanze inquinanti individuate in quasi la metà dei campioni.

Facciamo il punto della situazione.

Goletta Verde 2017: il 40% del mare sporco e inquinato

I tecnici della Goletta Verde 2017 hanno indagato diversi parametri microbiologici. Dagli enterococchi intestinali all’Escherichia coli, sono stati presi in considerazione i valori limite previsti dalla normativa vigente (D.lgs 116/2008 e decreto attuativo 30/03/2010) sulla balneazione.

Nel dettaglio, sono stati considerati come “inquinati” i campioni che superano tali valori e come “fortemente inquinati” quelli che li superano di più del doppio. Ne emerge un quadro a tinte fosche.

Dei 260 campioni prelevati lungo la costa italiana, 105 sono risultati inquinati. Poco più del 40% del totale. Tra questi ultimi sono stati inoltre 86 i campioni (l’82% tra quelli inquinati) a essere classificati come “fortemente inquinati”.

Secondo le analisi di Legambiente, il problema sarebbe dovuto principalmente “alla presenza di scarichi fognari non depurati. L’87% dei campioni risultati inquinati, infatti, proviene dalle foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi o nei pressi di scarichi. “Solo” il 13% è stato invece individuato nei pressi delle spiagge più affollate.

La Goletta Verde ha inoltre identificato 38 malati “cronici”. Si tratta di punti della costa che sono risultati inquinati per 5 anni consecutivi. Le regioni più colpite: Lazio (con 8 punti ‘cronici’), Calabria (7), Campania (5) e Sicilia (5). Complicata anche la situazione in Abruzzo.

Tra le regioni virtuose, la Sardegna registra ancora una volta un buon risultato, in cui l’imbarcazione ha rilevato solo 5 situazioni critiche. Segue la Puglia.

Le coste di Emilia Romagna e Veneto hanno inoltre fatto registrare dei miglioramenti, ma che sarebbero da addebitare alla forte siccità registrata quest’anno: la carenza di precipitazioni ha ridotto di molto le portate di fiumi, fossi e canali che si riversano in mare.

Goletta Verde 2017: informare di più i cittadini

Se la situazione dell’inquinamento in mare non è delle migliori, non va meglio sul fronte dell’informazione ai cittadini. Divieti di balneazione e cartellonistica sono infatti estremamente carenti e i cittadini navigano “in un mare di disinformazione”. A spiegare la situazione, Serena Carpentieri, responsabile delle campagne di Legambiente:

«I tecnici di Goletta Verde hanno avvistato solo 16 di questi cartelli informativi, presenti solo nel 9% dei punti. Per quel che riguarda invece i cartelli di divieto di balneazione, dei 91 punti vietati alla balneazione dalle autorità competenti, solo 23 presentano un cartello di divieto di balneazione. Nel 10% dei casi dove i cartelli di divieto sono assenti, troviamo una presenza media o alta di persone che, ignare, fanno il bagno».

Oltre a una maggiore coscienza ambientale, dunque, occorrerebbe fare di più per informare correttamente i bagnanti. Cittadini che rischiano grosso quando entrano in contatto con alcuni dei batteri individuati dalla Goletta Verde 2017 nei nostri mari.

Goletta Verde 2017: “Colpa dei depuratori che non funzionano”

Come accennato, il rischio principale per i nostri mari deriva soprattutto dagli scarichi non depurati. Un fattore sottolineato con forza da Giorgio Zampetti, responsabile Scientifico di Legambiente:

«Il mare italiano continua a soffrire per la presenza di numerosi scarichi non depurati che continuano a riversarsi in mare. Anche quest’anno, i dati di Goletta Verde confermano la gravità della situazione, segnata anche dal problema dei rifiuti galleggianti e spiaggiati».

Zampetti annuncia che l’associazione ha consegnato 11 esposti alla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, segnalando le 38 situazioni giudicate croniche. Gli esposti si fondano sulla legge sugli ecoreati, che ha introdotto i delitti ambientali tra gli articoli del codice penale.

Leggi anche: Inquinamento ambientale: 574 ecoreati e 15 milioni sequestrati nel 2016

Con gli esposti, Legambiente pensa di spingere le autorità a “mettere in atto controlli su tutto il corso d’acqua, il fosso o il canale segnalato”, spiega ancora Zampetti.

L’obiettivo è di “individuare gli inquinatori e le ragioni dell’inquinamento che, come spesso accade, possono risiedere anche nei comuni dell’entroterra e non necessariamente in quelli costieri, che invece si trovano a subirne maggiormente gli effetti negativi”.

Goletta Verde 2017: Marine Litter e cambiamenti climatici tra i nemici del mare

Ma il tema dell’inquinamento in mare interpella tutti noi. Secondo le analisi di Legambiente, il 10% dei rifiuti trovati sulle spiagge italiane proviene dagli scarichi dei nostri bagni. In questo video, l’associazione fotografa la situazione del marine litter nel Mediterraneo:

Tutti possiamo fare la nostra parte, quindi, contro l’inquinamento in mare. Per fare un solo esempio, in 46 spiagge monitorate, Legambiente ha individuato 7mila cotton fioc. E non solo: assorbenti, blister, salviette e altri oggetti inquinanti, soprattutto in plastica. Il nostro impegno deve quindi essere quello di non gettare, mai, rifiuti nello scarico del bagno.

Leggi anche: Spiagge sommerse dai rifiuti: soprattutto plastica, cotton fioc e mozziconi




Ultimo nemico dei nostri mari segnalato da Goletta Verde 2017: il global warming. L’aumento della salinità e delle temperature ha infatti facilitato l’accesso nel Mediterraneo di specie ‘aliene’, cioè non appartenenti al nostro ecosistema: pesci tossici, granchi tropicali, alghe infestanti. Sono 800 quelle segnalate, di cui circa 600 vivono ormai stabilmente nel Mediterraneo.

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