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Genova: petrolio raggiunge il mare. Situazione drammatica

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Genova: incidente alle condutture della Iplom, situazione drammatica. Il petrolio sversato sta uccidendo pesci e uccelli, i cittadini accusano malori.

È grave la situazione nei pressi del torrente di Polcevera, in provincia di Genova, dove nei giorni scorsi un incidente alle condutture di un impianto della Iplom ha portato allo sversamento di migliaia di litri di greggio.

La rottura dell’oleodotto è avvenuta nella località di Fegino. In queste ore, decine di persone che abitano in prossimità dell’area hanno lamentato malesseri, soprattutto nausea, mal di testa e bruciori alla gola e agli occhi, a seguito delle esalazioni del petrolio.

La denuncia è arrivata dai rappresentanti del Comitato spontaneo di Fegino – Borzoli, durante la seduta del consiglio regionale della Liguria.

Secondo quanto riferito dal comitato, un bambino con problemi respiratori sarebbe stato trasportato al pronto soccorso per le cure del caso. Perplessità è stata riferita anche rispetto agli esiti degli accertamenti dei tecnici dell’Arpal, che non avrebbero rilevato concentrazioni di sostanze tossiche superiori ai limiti di legge.

Nel frattempo, la situazione appare critica e non soltanto per ciò che riguarda lo stato di salute degli abitanti della zona.

Repubblica parla di almeno 680mila litri di petrolio sversati nel torrente Pianega e da lì nel Rio Fegino e poi nel Polcevera. Iplom, invece, parla di una perdita di circa 500 metri cubi. Oro nero che è arrivato nel mare di Genova, dove la Capitaneria di Porto ha dovuto allestire una quarta “diga” di “salsicciotti” per arginare i danni.

I volontari dell’Enpa sono all’opera per soccorrere gli animali coperti di petrolio e presidiare la zona con una unità di intervento rapido.




Sono decine gli esemplari di anatre, aironi, papere e oche sporchi di greggio e intossicati che sono stati portati presso la sezione genovese dell’Ente. Qui vengono trattati prima con oli vegetali leggeri, per liberare le piume dal petrolio, poi con detergenti neutri per rimuovere i contaminanti. Sperando sempre che i livelli di intossicazione non siano tali da determinare comunque la loro morte.

Sul fronte giudiziario, il gip ha convalidato il sequestro della conduttura fratturata: il tratto di 4 chilometri, compreso tra le valvole di intercettazione di Fegino e di San Biagio. Iscritto nel registro degli indagati il gestore dell’oleodotto.

Allo stesso tempo, il pm Walter Cotugno (del pool ambiente a cui è passata l’inchiesta) ha esteso il sequestro a un’area attorno al punto di frattura: le indagini dovranno far chiarezza e consentire di capire se lo smottamento sia stato antecedente all’incidente, e quindi una possibile causa, oppure, se la voragine si sia formata dopo lo sversamento.

Le speranze sono che i tempi di bonifica siano i più rapidi possibili, per scongiurare il peggioramento della situazione. I rischi infatti sono alti: in caso di caldo, le evaporazioni di idrocarburi potrebbero aumentare, determinando un peggioramento dei sintomi già avvertiti dalla popolazione; in caso di pioggia, l’acqua dilaverebbe i letti dei torrenti intrisi di petrolio, scaricandolo in mare.

L’azienda conferma di aver messo in atto una serie di interventi di contenimento.

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