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Gela: disastro ambientale, petrolio in mare

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Ennesimo disastro ambientale legato al petrolio e alle multinazionali, in particolar modo all’Eni. Nella città di Gela, in provincia di Caltanissetta, a partire dagli anni ’60 è attivo il petrolchimico dell’Eni e qualche giorno fa non meno di una tonnellata di greggio è uscito dall’impianto Topping 1 e si è riversato nel fiume omonimo della città di Gela. L’impianto era ritornato in funzione dopo 11 mesi di stop, e molto probabilmente il periodo di ferma ha logorato i sistemi di sicurezza dell’impianto.

Il fiume è stato inondato per un’ora da questo oro nero fuoriuscito ed è arrivato fino alla foce del mare. 

“La perdita di petrolio in mare dalla raffineria di Gela, e’ l’ennesima dimostrazione che l’utilizzo del petrolio non e’ una pratica sicura cosi’ come vogliono farci credere l’Eni e le altre compagnie petrolifere che operano nel nostro Paese”. Lo afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia aggiungendo che ”la zona di Gela gia’ fortemente provata da cinquant’anni di attivita’ della raffineria, si trova ancora una volta a affrontare una seria minaccia ambientale.

“L’impianto è stato posto sotto sequestro per esigenze probatorie e di cautela” ha dichiarato Lucia Lotti, procuratore capo di Gela, che ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e danneggiamento aggravato. Gli inquirenti hanno accertato il mancato funzionamento della valvola di sicurezza, quella che dovrebbe impedire la fuoriuscita del greggio dall’impianto. Registrate anche forti carenze nelle manovre di sicurezza nella gestione dell’impianto.

“L’Eni ha sempre assicurato che tali investimenti sarebbero stati realizzati al più presto possibile, mentre non si riesce ad avere un crono programma preciso” ha esclamato il governatore siciliano Rosario Crocetta, ex sindaco della città di Gela. “I gruppi industriali petroliferi – ha continuato Crocetta – dovrebbero cominciare a dirci con chiarezza cosa intendono fare rispetto a impianti che hanno bisogno di tanti investimenti e manutenzioni straordinarie”. Secondo uno studio recente per mettere in sicurezza l’intera zona occorrerebbero tra i 5 e i 7 miliardi di euro. Per la bonifica l’Eni ha finora investito appena 300 milioni di euro negli ultimi dieci anni.

L’evento di questi giorni accende ancora una volta i riflettori sulla drammatica situazione ambientale che interessa la città di Gela. Una situazione particolarmente allarmante in cui svetta soprattutto l’enorme diffusione di malformazioni genetiche nel territorio gelese: numeri impetuosi che documentano come a Gela la percentuale di neonati venuti alla luce con malformazioni genetiche sia di sei volte l’atteso rispetto al resto d’Italia. “Pensavamo che con la graduale bonifica le percentuali di bambini malformati scendessero, invece nonostante la smobilitazione degli impianti quelle percentuali sono rimaste identiche durante gli anni: adesso bisognerà chiederci cosa succederà in futuro” era l’analisi tracciata l’estate scorsa dal genetista Sebastiano Bianca alle telecamere del fattoquotidiano.it, arrivate a Gela per raccontare la tragica situazione di Clorosoda, il “reparto killer” del petrolchimico gelese. Soltanto uno dei ben quindici procedimenti attualmente in corso su cui la procura di Gela sta attualmente concentrando le indagini.

Fonte dell’articolo” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/04/gela-fuoriuscita-di-petrolio-dalleni-aperta-inchiesta-per-disastro-colposo/616332/”

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