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Fukushima: il punto della situazione

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Fukushima, il disastro nucleare oggi

Fukushima: a ormai 4 anni da quel terribile disastro nucleare, ecco qual è la situazione

Ormai non se ne parla quasi più, ma quattro anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, i danni rimangono e la crisi non è affatto rientrata.

Ad aiutarci a fare il punto della situazione è Greenpeace. 

L’Organizzazione ha diffuso un documento in cui vengono illustrate alcune delle criticità che sono rimaste dopo quel disastro avvenuto l’11 marzo del 2011.

Fukushima: dove eravamo rimasti…

La Tokyo Electric Power Company (TEPCO) ha utilizzato decine di migliaia di lavoratori nel corso degli ultimi quattro anni. Lo ha fatto nel tentativo di riportare in qualche modo il sito sotto controllo. Per ridurre i rischi di ulteriori incidenti e provare a limitare lo sversamento di emissioni radioattive nell’ambiente. Come quelle che interessano l’Oceano Pacifico. Nonostante gli enormi sforzi, i rischi di contaminazione non sono del tutto rientrati.

La TEPCO, infatti, sta incontrando molteplici problemi in relazione alla gestione dell’acqua contaminata. Per quasi quattro anni, riporta Greenpeace, l’azienda ha pompato ogni giorno centinaia di tonnellate di acqua nell’impianto per raffreddare i reattori. Questa operazione, purtroppo, dorà continuare ancora per molto tempo. Ed è proprio questo enorme volume di acqua utilizzata per il raffreddamento che rappresenta uno dei principali problemi di smaltimento di materiale radioattivo.

Si calcola che serviranno 300 tonnellate di acqua al giorno, per chissà quanti anni ancora. Ad oggi, 320 mila tonnellate di liquido radioattivo attendono di essere trattate in oltre mille vasche di acciaio. Il processo di bonifica procede però a rilento. La Tepco, che aveva promesso di finire entro marzo, ha invece ha ammesso di essere solo a metà dell’opera. Il traguardo è stato rinviato a maggio dell’anno prossimo.

Il reattore 4 è stato svuotato del combustibile nucleare rimasto nella piscina. Ora, bisogna passare al reattore 3, a cui però è difficile già solo avvicinarsi a causa delle radiazioni emesse.

Come riporta l’Espresso, per scongiurare il rischio che la radioattività raggiunga le falde acquifere, la Tepco vorrebbe invece costruire sotto la centrale una barriera di ghiaccio formata da 1.571 tubi d’acciaio raffreddati a -30°C.


Il dramma delle persone colpite dal disastro

Terre avvelenate, 120mila persone evacuate che ancora non hanno fatto ritorno nelle loro case. Scorie radioattive ammassate ovunque. È questa la grossa ferita ancora aperta e sanguinante del Giappone.

Si conta che per smantellare la centrale e mettere in sicurezza Fukushima si dovranno sborsare circa 520-650 miliardi di dollari (stima del Japan Centre for Economic Research). Operazione con molte incognite e un’unica certezza: impegnerà il Giappone ancora per decenni.

Ed ora la gente lì non vuole più sapere di nucleare, anche se a giugno dello scorso anno il Governo aveva presentato un rapporto sulle fonti energetiche in cui sottolineava ancora l’importanza del nucleare.

Ma il volere della popolazione è chiaro. L’8 marzo 23 mila persone hanno manifestato davanti al parlamento di Tokyo affinché il premier Shinzo Abe, convinto nuclearista, rinunci all’idea di riattivare gli impianti.

Negli ultimi anni, il Giappone ha cercato di investire maggiormente sulle rinnovabili, cercando di limitare le importazioni di petrolio. Speriamo che continui su questa strada e speriamo che la memoria del disastro, ancora viva, ancora attuale con le sue tragiche conseguenze, serva da insegnamento.

(FOTO: IAEA Imagebank)

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