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Fracking nei parchi ambientali. Il parlamento UK vota legge anti-ambiente

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Il parlamento britannico ha approvato una legge che apre la strada alla pratica del fracking anche nei parchi nazionali e altri siti di interesse ambientale.

Fracking è un termine che vorremmo non essere costretti a veder comparire, soprattutto se collegato a proposte che ne incentivano la pratica. Eppure in questi giorni, il Regno Unito, tra le polemiche di vari gruppi ambientalisti, sembra aver aperto la strada ad attività ancora più intensive.

Per chi non lo ricordasse, il fracking è una tecnica di estrazione idraulica di gas e petrolio dal sottosuolo, più volte collegata a terremoti e inquinamento delle falde acquifere. Una pratica non esattamente sostenibile che va contro tutti i principi di tutela ambientale.

Nei giorni scorsi, il Regno Unito ha assistito all’approvazione da parte del Parlamento di proposte che consentirebbero di condurre attività di fracking per l’estrazione del gas (shale gas per intenderci), addirittura nei suoli di parchi nazionali e altri siti di interesse ambientale e scientifico del Paese.

A nulla sono valse le proteste dei vari gruppi di ambientalisti britannici: la misura è infatti passata a dicembre con 298 voti favorevoli e 261 contrari, cosa che consentirà di dare il via ad attività di fracking a 1.200 metri al di sotto dei parchi.

Sembra che dopo il voto il partito laburista abbia chiesto una moratoria del fracking nel Regno Unito fino a quando non ci saranno garanzie maggiori sulla sicurezza di questo metodo.

Inoltre, come riporta il Guardian, sono state rilasciate 159 nuove licenze per l’esplorazione onshore di gas e petrolio.




All’inizio dell’anno, stando sempre a quanto riportano gli organi di stampa, i legislatori britannici avevano rifiutato una proposta di sospensione di questa attività, garantendo però allo stesso tempo di non permetterne la pratica all’interno dei parchi nazionali. Promessa che è stata ben presto disattesa.

Secondo  Rose Dickinson, di Friends of the Earth, il fracking “è completamente incompatibile con la lotta ai cambiamenti climatici e all’accordo raggiunto Parigi”. Il governo britannico è invece di tutt’altro parere, ritenendola una pratica sicura perpetrata nel rispetto dei giusti standard.

Come abbiamo spiegato più volte, il fracking è una tecnica di fratturazione idraulica che consiste nell’iniezione di grandi volumi di acqua, sabbia e sostanze chimiche nel sottosuolo per fratturare appunto le rocce e liberare petrolio e gas. Una tecnica che negli ultimi anni ha suscitato numerose polemiche e preoccupazioni, sia per quanto riguarda l’aumento di rischio di terremoti che di fuoriuscita delle sostanze adoperate e conseguente inquinamento delle falde acquifere.

Uno studio di aprile della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health in Pennsylvania (Usa) aveva rilevato un aumento dei livelli di radon, un gas radioattivo che provoca il cancro, nei luoghi dello Stato dove vi era stato un ampliamento dell’industria del fracking.

Sembra che i Paesi ce la stiano mettendo davvero tutta per contravvenire ai principi discussi solo qualche settimana fa a Parigi in occasione della Cop21.

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