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Uruguay: obiettivo 0% petrolio e 100% rinnovabili‏

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Non è un Paese grandissimo, ma ha già fatto molto per realizzare una rete energetica sostenibile. Stiamo parlando dell’Uruguay che, in soli dieci anni, è riuscito ad arrivare all’84% di energia rinnovabile nel 2014.

Energia che viene dal sole, dall’idroelettrico, dal vento e dalle biomasse.

Qui, le infrastrutture sono al livello dei Paesi sviluppati e la scommessa è raggiungere completamente l’indipendenza energetica, creando posti di lavoro con un occhio che guarda fisso alla sostenibilità.

Le due fonti principali di energia elettrica in Uruguay sono naturali e rinnovabili: l’idroelettrica e l’eolica. La Ute (elettrica statale) sta scommettendo molto sullo sviluppo dell’eolico, e punta a raggiungere i 1450 MW entro la fine del 2017, per ridurre così al minimo l’apporto termoelettrico, e dunque l’uso di combustibili fossili.  Finora, sottolinea il presidente di Ute, il settore ha beneficiato di circa 1,7 miliardi di dollari di investimenti pubblici e 2,5 miliardi di partecipazione privata.

E pensare che, fino a dieci anni fa, secondo Il Fatto Quotidiano, il Paese importava petrolio dal Venezuela, dall’Iran, dal Brasile, dall’Ecuador. Poi, hanno deciso di diventare green, raggiungendo l’84% di energia rinnovabile in dieci anni.

Tutto sembra essere iniziato intorno ai primi anni 2000, quando “il paese ha messo su la cosiddetta “Politica Energetica per il 2005-2030″ approvata dal Presidente Tabaré Vasquez e appoggiata da tutte le formazioni politiche del paese”. Un ottimo esempio di collaborazione politica votata al bene della comunità.


Così, ogni anno, l’Uruguay ha investito il 3% del suo Gdp nelle rinnovabili, ottenendo anche, come abbiamo visto, partecipazioni private.

Un programma che è riuscito a portare i suoi frutti nel tempo. Come evidenzia il giornale, infatti, “il costo dell’elettricità è calato, in un paese in cui d’inverno fa molto freddo e in cui spesso scuole e pensionati dovevano spegnere il riscaldamento a causa dei prezzi troppo cari. Non più. Sono stati creati nuovi posti di lavoro, specie in zone rurali. Hanno messo a punto un programma per fare dell’aeroporto di Montevideo, il Carrasco International, il primo aeroporto sostenibile del mondo, interamente alimentato dal sole e dal vento. Montevideo pullula di taxi elettrici, ed il governo si è posto l’obiettivo di alimentare tutti i mezzi pubblici del paese con l’elettricità made in Uruguay”.

L’Uruguay è un Paese piccolo, più semplice da gestire rispetto a tanti altri, eppure può essere un esempio da cui trarre ispirazione. Un monito che spinga i “grandi” a fare di più e una speranza che “quel di più” può veramente portare a risultati concreti.

(Foto: wpengine.netdna)

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