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atomo green Trasmutazione a basso costo delle scorie radioattive in sostanze non radioattive

Trasmutazione a basso costo delle scorie radioattive in sostanze non radioattive

di Giuseppe Nacci, Medico Nucleare, Trieste, Italy

Premessa

Nell’estate 1987, ancora studente in Medicina, ebbi modo di frequentare per circa 2 settimane il CERN (si pronuncial “SERN”) di Ginevra, ospite di alcuni amiche ed amici triestini che vi lavoravano, in riconoscimento di una Relazione che avevo tenuto nei mesi precedenti alla Facoltà di Fisica dell’Università di Trieste in merito al recente disastro (e non catastrofe) di Chernobyl, con la mia teorizzazione di una possibile unificazione e classificazione del Fallout da centrale atomica e da bomba atomica in Zone Nera, Grigia, Rossa, Arancione, Gialla e Bianca (1).

Ho un ricordo bellissimo di quell’Agosto di oltre trent’anni fa, del magnifico lago di Ginevra, delle grigliate fatte sulle sue rive, sia sul versante francese che svizzero, nelle tante ville sul lago che lo costeggiavano, e soprattutto di quell’autentico spirito europeista delle tante persone che vi incontrai, in un intreccio di studi, competenze e di pareri, anche contrastanti, sull’origine dell’Universo e sulla Fisica in genere.

Si parlava Inglese, Francese, Tedesco, e soprattutto…Triestino…

Fu in quella breve vacanza che una simpaticissima ragazza francese di Paris, Stefanie, appena laureata in Fisica, mi spiegò in maniera molto semplice, ma estremamente dettagliata, di una possibile alternativa riguardo allo smaltimento delle pericolosissime scorie radioattive, e tutto ciò sulla base di recenti sviluppi derivanti dalla FISICA ERETICA, e cioè quella di Einstein e di Cassani…

Studi su fissione e fusione fredda

In uno studio americano della NASA, in cui era stato calcolato il TEMPO-NAVE che avrebbe impiegato un equipaggio terrestre per la completa circumnavigazione della nostra Galassia, pari a circa 350.000 ANNI-LUCE TEMPO TERRA di viaggio, ma che la piccola astronave terrestre avrebbe invece percorso in soli 42-43 ANNI-LUCE TEMPO NAVE, se fosse stata spinta da motori a “FUSIONE” anzichè a “FISSIONE” …

Il lavoro americano, dei primi anni ‘70, risultava però soltanto teorico: motori nucleari a FISSIONE, già esistenti in progetto (Nuclear Engine for Rocket Vehicle Application, N.E.R.V.A.), non sarebbero mai stati in grado di spingere un’astronave a velocità pari al 99,9% di quella della luce.

Soltanto motori a FUSIONE nucleare, capaci quindi di sviluppare un’energia migliaia di volte superiore a quella dei “normali” motori nucleari a FISSIONE, avrebbero potuto realizzarlo…

Ma nessuno sapeva come fare un simile motore a FUSIONE, che avrebbe avuto una temperatura interna simile a quella del Sole, di milioni di Gradi Celsius, ATOMIZZANDO quindi l’intera astronave, determinando cioè l’immediata scomposizione di tutte le sue molecole in atomi vaganti, a causa dell’altissima temperatura…come se l’intera astronave fosse stata al centro del Sole….

Pochi anni dopo ebbi modo di leggere il libro epocale di Cassani, intitolato “Albert aveva ragione: Dio non gioca a dadi …” (2).

E fu soltanto allora, in base anche al recentissimo e primo esperimento pratico sulla FUSIONE FREDDA compiuto il 23 marzo 1989 nell’Università dello Utah da Martin Fleischmann e Stanley Pons (3), che iniziai a comprendere la vera portata di ciò che Stefanie mi aveva raccontato, al CERN di Ginevra, in quella bella estate di quattro anni prima…

Mi permetto quindi di riportare qui di seguito le mie povere cognizioni sulla Fisica in genere, allo scopo di riaprire un dibattito, serio e circostanziato, su ciò che la Fisica moderna sta realmente facendo, sperando che l’OPINIONE PUBBLICA possa finalmente orientarsi verso la chiusura definitiva e completa di tutte le Centrali atomiche ancora esistenti nel mondo…

Accettando il superiore Pensiero di Einstein, passeremo così dall’attuale Fisica Quantistica Probabilistica di Heinsenberg alla Fisica Deterministica del grande scienziato di Princeton, il quale non volle mai accettare il Credo Dogmatico di Heinsenberg, poiché convinto che “…Dio non poteva giocare a dadi…”.

Tutto questo in riconoscimento postumo delle Sue grandi Verità che, a distanza di oltre Settant’anni dalla sua morte, non sono ancora state accettate dalla Fisica Quantistica ufficiale.

La cella di Patterson

In questo mio breve testo farò anche riferimento al libro di Roberto Germano, intitolato “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, del 2003 (4), estremamente interessante per i dati raccolti dall’Autore sulla Fusione Fredda e, in particolare, pur non affrontando la questione di possibili motori nucleari a FUSIONE per l’esplorazione spaziale, di aver comunque coraggiosamente riportato, in chiara affermazione dell’indiscusso diritto alla libertà d’informazione per il Popolo Sovrano, l’incredibile sperimentazione condotta nel giugno del 1997 da Guillem con il sistema della Cella di Petterson su scorie radioattive di Uranio, del peso di circa 8 grammi, disciolte in acqua e fatte circolare attraverso le Celle di Trasmutazione inventate dallo stesso Patterson, con l’effettiva trasformazione del 70% circa di Uranio in materiale stabile in meno di 2 ore e mezza, e sviluppando energia (5)…

Del resto, come riportato in Letteratura scientifica (6), le famose celle di Patterson sono costituite da cilindri contenenti migliaia sferette di plastica di un millimetro di diametro, ricoperte da sottilissimi strati di Nickel e di Palladio, le quali costituiscono il Catodo della cella elettrolitica, mentre l’Anodo risulta essere fatto in Titanio.

Il tutto viene immerso in acqua pesante (Deuterio al posto di Idrogeno) con aggiunta di Solfato di Litio.

Una debole corrente elettrica di appena 1Watt determinerà l’incredibile produzione di ben 450-1.300 Watt in uscita… (6).

Purtroppo, il Nickel, dopo almeno due settimane di utilizzo, tenderà a trasmutarsi in Ferro, Argento, Rame, Magnesio e Cromo (7), fatto questo che risulta NEGATIVO dal nostro punto di vista riguardo alla realizzazione di motori a FUSIONE FREDDA per l’esplorazione spaziale, a causa del degrado del Sistema.

Di qui la necessità di ricercare un metallo diverso dal Nickel, da utilizzarsi come Catodo della pila, e quindi l’obbligo di un maggior approfondimento del Sistema, forse approdando all’esperienza maturata da altri Fisici sperimentatori, come l’italiano Francesco Scaramuzzi dell’ENEA (Ente Nazionale Energie Alternative), il quale aveva dimostrato, fin dal 19 Aprile 1989, l’effettiva FUSIONE FREDDA con un Sistema “asciutto”, in assenza quindi di acqua, e persino di Palladio, riuscendo a stipare gli atomi di Deuterio in trucioli di Titanio posti in un contenitore dove aveva pompato Deuterio gassoso ad alta pressione (8-10)… .

Varie e complesse sono le proposte attualmente allo studio in tutto il mondo per costruire il miglior Sistema di produzione energetico basato sulla FUSIONE FREDDA.

Negli USA, ad esempio, sono ormai presenti numerose Riviste scientifiche che si occupano espressamente della sola FUSIONE FREDDA, come riportato da Germano nel suo libro (11): “Cold Fusion Newsletter”, “The Cold Fusion Times”, “Fusion Facts”, “Cold Fusion”, “Infinite Energy”.

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Troviamo poi, in altre Riviste di Letteratura scientifica, i lavori pionieristici di Storms (12-14) del 1996, dove venivano analizzate oltre 125 repliche del famoso esperimento di Fleischmann e Poins, di cui almeno un terzo con esito positivo, e da cui risultava che la Potenza prodotta dal Sistema aumentava all’aumentare della corrente di alimentazione della cella stessa, essendo proporzionale alla concentrazione di Deuterio sulla superficie dell’elettrodo (15).

E, ancora, l’altro lavoro pionieristico del giapponese Ohmori (16).

Ma altri, importanti lavori scientifici dovrebbero essere maggiormente rivalutati poichè, da parte nostra, li riteniamo estremamente interessanti per lo sviluppo di motori a FUSIONE FREDDA, oltre a quelli pionieristici di Scaramuzzi dell’ENEA.

In tal senso citiamo il lavoro russo di Karabut, del 1992, basato su scariche elettriche provenienti dalla placca di Palladio (Catodo) in Deuterio gassoso, con Anodo in Molibdeno, in atmosfera refratta (3-10 Torr), impiegando corrente alternata (100-500 Volt, 10-100 milliAmpere) e sviluppando circa 500 Gradi Celsius di temperatura (17).

Per superare la questione della Trasmutazione atomica del Nickel, potrebbe forse essere utile riprendere in mano il lavoro italiano di Focardi, del 1994 (18), dove il bastoncino di Nickel era stato preventivamente trattato prima dell’esperimento.

Ancora, si può considerare l’esperimento francese di Dufour, del 1994 (19), usando ioni generati in un ozonizzatore.

Più complessa, la reazione tra polvere di Palladio e Deuterio gassoso pressurizzato, utilizzata dal giapponese Arata nel 1990 (20).

LEGGI ANCHE: La minaccia della centrale nucleare di Krsko

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Albert Einstein

Secondo Einstein, la Meccanica Quantistica, che negli anni Venti stava soppiantando la vecchia concezione della Fisica, e che avrebbe di lì a poco esautorato anche lui dal Gotha dei grandi Fisici, era, secondo lui, sbagliata.

Così si esprimeva, ancora nel 1927, il grande scienziato.

“Tutti i tentativi degli ultimi anni, volti a spiegare le particelle elementari della natura per mezzo di campi CONTINUI sono falliti. Il sospetto che questo non sia il modo corretto di concepire le particelle elementari si è rafforzato non poco in Noi, dopo i numerosissimi tentativi falliti…”

Per quanto difficile si possano riuscire a riassumere concetti e formule complesse di Matematica e Fisica nelle poche pagine qui di seguito riportate, circa una trentina, in questo breve lavoro si tenterà di esporre le fondamenta della Teoria Ondulatoria di Cassani (2) che, rivalutando, approfondendo e innovando i vecchi lavori di Einstein, potrebbe effettivamente aver determinato, secondo la mia personale opinione, la vera e incontestabile “Rivincita Postuma” del grande scienziato sull’attuale Fisica Quantistica, al di là di eventuali inesattezze o aggiustamenti futuri a questa Teoria, di cui si condivide comunque il senso e la portata, sperando che tale nuova visione della Fisica possa essere accolta dall’attuale Governo, che sembrerebbe essere alla ricerca di un rilancio della politica nazionale per nuove fonti energetiche.

Ci si permette quindi, in questo breve lavoro, di esporre la teoria di Cassani, nella speranza che prove sperimentali di laboratorio possano fare della sua grande fatica una possibile alternativa nucleare all’atomo “sporco” della Fissione, quest’ultima inaugurata nel 1942, sotto lo stadio di Chicago da un altro grande scienziato italiano: Enrico Fermi, l’uomo che aprì la strada dell’atomo “sporco”, sia nel Bene e sia, soprattutto, nel Male.

Cap. 1.: L’ipotesi di partenza di Cassani e di Einstein

Il primo punto di questa nuova teoria della Fisica è quello di cambiare l’ipotesi di partenza della “CONTINUITÀ”, che finora ha fatto da fondamento alla Fisica moderna, sostituendola con un’ipotesi di lavoro perfettamente legittima ed equivalente, che ci permetta però di considerare la DISCONTINUITÀ dello Spazio- Tempo come la base di un nuovo modo di interpretare il mondo dei fenomeni fisici.

Si passa così da una Meccanica Quantistica Probabilistica (quella attuale) ad una Meccanica Ondulatoria Deterministica (quella di Cassani e di Einstein).

Quest’ultima è dominata da un unico principio fisico: lo Spazio-Tempo “discontinuo e discreto” dell’ipercubo di Schild, fondato su un nuovo Principio di Simmetria, una nuova Elettrodinamica, regolata da un nuovo Principio di Isotropia, aprendo la visione di un Universo completamente diverso da quello che gli scienziati della Fisica Quantistica Probabilistica ci hanno lasciato prefigurare….

Cap. 2: Il modello Spazio-Tempo di Alfred Schild

Tratto dal libro “Albert aveva ragione: Dio non gioca a dadi, Walter Cassani, edizioni Pendragon, Bologna, Demetra s.r.l., Colognola ai Colli, VR

“Intorno agli anni Quaranta venne di moda in alcuni ambienti matematici fare ipotesi intorno all’esistenza di uno Spazio-Tempo discontinuo e discreto, nel quale l’intervallo relativistico, inteso come limite di misura dello Spazio-Tempo della Relatività, non era più un infinitesimo, ma venisse allora sostituito da un intervallo discreto, cioè di lunghezza e durata finite.

Sulla base di queste ipotesi, si tentava l’elaborazione di strutture matematiche che supportassero un modello di Spazio-Tempo reticolare, costituito da moduli discreti che s’identificavano nei nuovi intervalli, del tipo di quelli descritti nella Relatività Generale, ma diversamente da questi, NON CONTINUI e INFINITESIMALI, ma DISCONTINUI e DISCRETI.

Alfred Schild fu il creatore di uno di questi Spazio-Tempo reticolari, ed il suo Spazio- Tempo discreto sembrava aver superato in coerenza tutti quelli che l’avevano preceduto.

Mantenendosi aderente alla Relatività, egli utilizzava la matematica dei tensori e degli spinori, unitamente a un’ algebra degli interi gaussiani, per ottenere uno Spazio-Tempo matematicamente coerente con se stesso, autosufficiente e dotato di tutte le caratteristiche necessarie a giustificare l’ipotesi di partenza: la discontinuità.

Era un modello di Spazio-Tempo che, pur essendo discreto e discontinuo, risultava matematicamente omogeneo, isotropo e denso, ed era descrivibile secondo i dettami della Relatività, con tutte le caratteristiche indispensabili per uno Spazio-Tempo possibile, inoltre aveva molte buone proprietà che ne garantivano l’auto-coerenza” (21).

Curiosamente, al suo interno erano possibili solo velocità molto vicine a quella della luce.

Le caratteristiche matematiche dello Spazio-Tempo reticolare di Schild ci dicono che esso è, innanzitutto, un reticolo cubico a tre dimensioni; ma più precisamente bisogna considerarlo come un reticolo “iper-cubico”, considerando cioè anche la sua quarta dimensione, cioè il tempo.

Schild aveva trovato, senza saperlo, ciò che Einstein chiamava “Etere”.

In esso, sia le dimensioni spaziali dei singoli cubetti, sia il tempo, NON sono più infinitesimali, ma sono rispettivamente formati dalla più piccola lunghezza “L” immaginabile e dal più piccolo tempuscolo “T” immaginabile.

Questo tempuscolo T è definito “quanto”, ed è descritto come la durata del passaggio di una perturbazione tra due estremi (nodi, punti-evento) di una maglia del reticolo, che ha la lunghezza L.

“Nel reticolo dello Spazio-Tempo discreto non può accadere nient’altro che non sia una variazione locale dello stato di uniformità temporale del reticolo, e questa variazione può spostarsi nel reticolo come una perturbazione dello stato del reticolo, con velocità che possono essere prossime, o al massimo uguali, a 300.000 km/secondo” (22).

Nel reticolo discreto, possiamo parlare di durata quando prendiamo in considerazione il passaggio in uno stesso Punto-Evento di due perturbazioni susseguenti nello stato di uniformità del reticolo.

Qui subito viene soddisfatta la Prima condizione posta da Einstein per l’esistenza di un mezzo che supporti la luce: ciò che si sposta nel nostro Spazio-Tempo-Etere non è l’Etere stesso, ma le perturbazioni del suo stato. In questo Etere discreto, geometricamente tridimensionale, il tempo localmente varia, e produce una variazione della sua struttura spazio-temporale, che oscilla lungo la quarta dimensione (il tempo), così come la geometria (piana, a due dimensioni) della superficie del mare oscilla lungo la terza dimensione (profondità del mare).

Quello che accade è una variazione della durata dei “quanti” di tempo in luoghi discretamente adiacenti fra loro.

Ciò che appare è una variazione della geometria della struttura dello Spazio-Tempo in luoghi “discretamente” vicini fra loro.

Questa variazione noi la possiamo verificare quando utilizziamo il comportamento della luce, quale perturbazione dello Spazio-Tempo, per verificare il tipo di geometria attribuibile ad una certa zona dello spazio.

“Sono le perturbazioni dello spazio-tempo di Schild che fanno variare, in luoghi adiacenti, lo stato dell’uniformità della sua struttura, e ciò che si sposta non è il reticolo, ma le variazioni della sua struttura, come le onde sulla superficie del mare, dove non è l’acqua a spostarsi ma la variazione della geometria della sua superficie” (23).

La velocità è considerata come il rapporto tra una lunghezza e il tempo necessario per percorrerla. Il rapporto tra il “quanto” lineare “L” e il “quanto” temporale “T”, discreti, è uguale alla velocità finita della perturbazione dello stato del reticolo, verificata nel suo passaggio da un Punto-Evento all’altro, che si trovi il più vicino possibile al primo (23).

Questo renderebbe ragione del perché la velocità della luce non è infinita, ma pari a 300.000 km/secondo (23).

Nota: la velocità della luce, sempre secondo Cassani, è un limite invalicabile, che la materia non può superare. Tale limite, però, sulle grandi distanze galattiche, viene, apparentemente, superata dalle Galassie più lontane da noi, che superano l’orizzonte osservabile (orizzonte della luce) a velocità apparentemente superiori a quella della luce, mentre in realtà non le superano.

Secondo Cassani, i “quanti” temporali “T” devono essere dotati di una qualche sorta di elasticità.

Le variazioni dello stato dello Spazio-Tempo reticolare sono, solo e unicamente, variazioni temporali, e questo influisce in modo preciso sul valore della velocità con cui si spostano le perturbazioni nel reticolo.

La velocità di propagazione delle perturbazioni in questo Spazio-Tempo avrebbe una variazione da un massimo a un minimo, pari a + 1 moltiplicato per la velocità della luce (C) moltiplicata, secondo Cassani, per la radice cubica di 3/2 (23).

Cap. 3: Il Campo Energetico di Massa e il Campo Energetico di Radiazione

E’ in questo ambiente che fa la sua comparsa il Campo Energetico.

Supponiamo, secondo Cassani, che ciò che noi chiamiamo massa-carica-particella, non sia altro che l’espressione di una Sorgente di onde esistente al centro di un Campo energetico (ondulatorio) che emetta onde elementari sferiche.

Queste onde elementari sferiche, previste nello Spazio-Tempo di Schild, sono le responsabili, secondo Cassani, di tutte le azioni del campo: azioni gravitazionali, nucleari ed elettromagnetiche.

Concentreremo la nostra attenzione sulle sole azioni di massa e sulle onde elettromagnetiche, essendo le prime (onde di massa) facilmente intuibili come la forza di gravità, la forza d’inerzia (e la sua contraria: la forza di accelerazione), la forza centrifuga (e la sua contraria: la forza centripeta).

Le seconde, cioè le onde elettromagnetiche, facilmente intuibili osservando la luce. Dice infatti Cassani:

“Le onde elementari, che intendiamo come perturbazioni dello Spazio-Tempo di Schild, hanno una loro specifica capacità di influire le une sulle altre.

Come variazioni dello stato del reticolo, esse fanno variare e stabiliscono la geometria del reticolo.

Questa geometria è capace di influenzare la direzione di propagazione e il comportamento di ogni altra perturbazione che transita per le zone del reticolo così condizionate.

Chiamiamo la capacità di azione delle onde elementari come “Energia subquantica” e descriviamola in funzione della frequenza delle onde, come il prodotto della capacità d’azione “h” di ciascuna superficie d’onda, per la sua frequenza (ni) nell’unità di tempo, cioè E= h x ni, (utilizzando la formula di Plank) (24).

Rendendo plausibile la natura ondulatoria della sorgente di queste onde, diventerebbe quindi del tutto inutile estrapolare la presenza di un corpuscolo, facendo così decadere l’assurdo dualismo onda-particella della Fisica attuale.

In sostanza, secondo Cassani, formuliamo un’ipotesi di lavoro che consideri la massa come una sorgente di onde, eguagliando il campo energetico di massa delle sue onde al campo energetico ondulatorio delle onde elementari di Schild.

A questo punto, la sorgente di onde sferiche elementari, cioè la massa, sarà produttrice di un sistema di onde sferico, dotato di simmetria centrale.

L’elettrone è quindi una Sorgente di Campo energetico (ondulatorio) di Massa e/o di Radiazione.

Esso ha una sua massa, in quiete, ben definita, 1836 volte più piccolo della massa del Protone.

L’elettrone è una particella elementare di raggio r = h / 2 Pigreco x m0 x C, pari a 2,4 E-12 metri.

Dove:

“ h ” è la Costante di Plank,

“m0” è la sua massa a riposo, cioè in quiete.

“C” è la velocità della luce

L’elettrone ha quindi una massa ben definita, e non è una semplice entità matematica.

Nota 1: secondo Cassani, le onde sferiche elementari dell’elettrone sono però originate da un fronte d’onda di origine non corpuscolare.

Nota 2: secondo Cassani, le onde del campo energetico di massa avrebbero una velocità inferiore a quella della luce, cioè delle onde emesse da un campo energetico (ondulatorio) di radiazioni.

Sorge quindi il dubbio, che il popolo del Leone abbia fondato la sua nuova patria in Europa e in Africa, dopo la sconfitta militare subita da Atlantide (morte di Ettore) e dal Sud-America (morte di Priamo)

Cap. 4: Uguaglianza fra loro delle due formule base dell’energia (E)

Secondo Einstein, per il campo energetico di massa, l’energia è: E = mc2 (massa per velocità della luce al suo quadrato).

Secondo Plank, per il campo energetico di radiazione, l’energia è:

E = h x ni (Costante di Plank (h) moltiplicata per la frequenza (ni), dove ni è il numero (treno) di onde che passano in un secondo attraverso il punto xy considerato.

E’ merito di Cassani di aver provato ad eguagliare queste 2 formule (25).

Eguagliate fra loro, mc2 = h x ni, ed interpretate in funzione della lunghezza d’onda (lambda), [essendo lambda pari a velocità della luce ( C ) diviso frequenza (ni) ], espressa come il rapporto tra la velocità delle onde C , e la loro frequenza ni, l’uguaglianza fornisce il valore della massa (m) in funzione della lunghezza d’onda (lambda) delle onde sferiche del campo energetico di massa :

Formula unificatrice di Cassani: m = h / lambda x C

Nei termini ondulatori, l’energia della formula di Plank descrive in pratica la densità della capacità di azione di un treno d’onde, in funzione della concentrazione dei suoi fronti d’onda e quindi della sua frequenza.

Diventa chiaro che il valore di massa del corpo in quiete [m0 = h / lambda0 x C] equivale al rapporto tra la “capacità d’azione di ciascuna delle superfici d’onda del suo campo di massa” cioè h, ed il prodotto della lunghezza d’onda di quiete (lambda0) per la velocità delle sue onde (C).

Il modello fisico che ne deriva, e che Cassani ha poi elegantemente descritto nel suo libro, contiene tutti i termini per descrivere la natura ondulatoria della massa e del suo campo energetico, permettendo una precisa identificazione della massa come espressione delle onde.

Così che il campo energetico di massa viene dotato di tutte quelle proprietà che permettono l’azione di deformazione della geometria dello spazio in cui esiste ed agisce la massa, quale sorgente di campo energetico.

L’attore principale di questa formula è la lunghezza d’onda “lambda zero” [lambda0 = h /m0 x C], già conosciuta da tempo come “lunghezza d’onda Compton”, per il

fatto che forniva una precisa lunghezza d’onda, da associare alla massa in quiete dell’elettrone, nel computo dei dati necessari a giustificare l’interazione elementare.

“Lambda zero” descrive la costante distanza tra le superfici d’onda delle perturbazioni sferiche che costituiscono il sistema d’onde elementari, che possiamo identificare con il campo energetico ondulatorio della massa in quiete (26).

Il valore “Lambda Zero” ci permetterà di calcolare la quantità massima di materia che può essere contenuta in una Galassia, in base alla cosiddetta Forza di Antigravità (vedi dopo).

Personalmente, quindi, ci si permette di riassumere, sia pure in maniera molto approssimativa che:

1) L’energia, intesa come forza d’inerzia (o forza cinetica), forza centripeta (o forza centrifuga), forza gravitazionale (o forza anti-gravitazionale), non è altro che la variazione (in termini di energia sub-quantica) del campo energetico di massa delle onde elementari di Schild.

2) L’energia, intesa come onde elettromagnetiche (onde radio, micro-onde, raggi infrarossi [calore], luce, raggi ultravioletti, raggi X, raggi gamma…) non è altro che la variazione (in termini di energia sub-quantica) del campo energetico di radiazione delle onde elementari di Schild.

Cap. 5: L’energia cinetica è un incremento del Campo energetico di Massa

“Per masse maggiori, la lunghezza d’onda del sistema d’onde sferiche è più piccola; il campo ondulatorio contiene maggiore energia, e la sua capacità di curvare la geometria dello spazio intorno a sé aumenta.

Per la dinamica delle masse in moto, la struttura ondulatoria della sorgente d’onde è descrivibile completamente dalla formula relativistica Doppler, che esprime tutte le variazioni delle lunghezze d’onda nei dintorni della sorgente in moto.

Le variazioni dello stato ondulatorio, tra la condizione di quiete e quella di moto uniforme della sorgente d’onde sferiche, rendono chiare ed esplicite le ragioni dell’accumulo di energia cinetica nella massa in moto.

Da esse si può verificare che l’accumulo di energia cinetica è in realtà equivalente ad un accumulo di massa (incremento del campo energetico di massa), perché la sorgente d’onde produce davanti a sé una lunghezza d’onda minore, e una lunghezza d’onda minore equivale ad un’energia di massa (campo energetico di massa) maggiore…” (27).

Cap. 6: La luce è una variazione di Energia
Dice Cassani: “Il modello ondulatorio del campo energetico di massa ci può far comprendere la natura profonda dell’Energia.

Il moto accelerato imposto alla sorgente d’onde per mutare il suo moto dalla quiete rispetto all’osservatore, produce, per l’osservatore, e nel momento in cui avviene, una variazione nell’osservazione dell’energia sub-quantica nelle onde emesse dalla sorgente.

La variazione della lunghezza d’onda Doppler delle onde elementari captata dall’osservatore equivale ad una variazione dell’energia delle onde sub-quantiche osservate.

Dall’analisi delle condizioni di osservazione della sorgente d’onde in moto accelerato, ci accorgiamo che la fisica finora ha chiamato “energia” le variazioni dell’energia sub-quantica delle onde elementari.

Questo treno d’onde, in cui la lunghezza d’onda delle onde emesse dalla sorgente varia, e che si propaga nello spazio con la velocità C, noi lo abbiamo chiamato “fotone”.

Un elettrone in moto, con velocità costante può costruire davanti a sé un treno d’onde monocromatico, mentre quando si muove con moto accelerato, può costruire un treno d’onde che contiene differenti lunghezze d’onda, quindi diverse energie.

La sorgente d’onde accelerata, durante la fase di accelerazione, seguita poi dal moto uniforme, produce davanti a sé un pacchetto d’onde formato da lunghezze d’onda di diversa lunghezza d’onda, la cui dimensione lineare è funzione della durata dell’accelerazione.

In esso si riscontra la presenza di differenti lunghezze d’onda, e quindi diverse energie.

Queste lunghezze d’onda hanno la caratteristica di divenire sempre minori man mano che l’accelerazione aumenta, quindi il pacchetto d’onde è dotato di un’energia che va sempre più incrementando verso la fine.

Quando cessa la fase di accelerazione, cessa la causa che ha prodotto la variazione delle lunghezze d’onda, l’effetto Doppler scompare e lì finisce la lunghezza del fotone…. (28).

Personalmente, quindi, si potrebbe quindi giungere ad affermare che un fotone è in sostanza un pacchetto di onde che ha una propria frequenza, che esiste durante il tempo di traiettoria, e che è dotato di una sua ben specifica capacità di azione sulla materia. I “quanti” di luce sarebbero pertanto, secondo Cassani, “discreti” e “discontinui”.

Le onde del modello ondulatorio di Cassani interagiscono con la materia come se fossero dei corpuscoli. Hanno cioè un comportamento puntuale, proprio perché la loro energia trasferita dall’onda di luce (fotone) alla materia è sempre “discreta” e “discontinua”, cioè “puntualizzata”.

Sempre Cassani, così concludeva:

“La traiettoria percorsa dal treno di onda determina un parallelismo delle sue superfici d’onda, giustificando che il punto d’impatto delle sue superfici d’onda sul bersaglio sia “localizzato”.

Si definisce “localizzato e puntuale” anche l’impatto di una serie di fronti d’onda perché il treno d’onde è in parallelismo fra esse.

La sorgente di onde, infatti, è accelerata o decelerata, e il parallelismo fra onde vi è solo lungo la linea di direzione accelerata o decelerata della sorgente di onde.

La variazione della lunghezza d’onda Doppler delle onde elementari di Schild captate dall’osservatore, equivale ad una variazione dell’Energia delle onde sub- quantiche osservate…”

Cap. 7: Principio di Simmetria Relativa postulato da Cassani

Dice ancora Cassani:

“Ammettiamo che la simmetria energetica nell’intorno dell’elettrone sia una proprietà irrinunciabile per la sorgente d’onda-elettrone, e che ogni volta che si produce una variazione di questa sua simmetria, scatti un meccanismo, una tendenza, una propensione, che tenda a ripristinare la simmetria perduta…”.

“Per l’intervento dell’azione del nuovo meccanismo, che la costringe a ripristinare la simmetria perduta, la sorgente d’onde elettrone-particella non ha altra alternativa che mettersi in moto nella direzione opposta a quella dove è avvenuta la variazione di energia (29)

Giungendo così all’enunciazione del Principio di Simmetria Relativa:
“Ogni corpo, quale sorgente d’onde elementari, si comporta in modo da mantenere

simmetrica ogni variazione ondulatoria nel suo interno” (29).

E aggiunge:

“Per il Principio di Simmetria Relativa, ogni variazione dell’energia ondulatoria che interviene nel campo energetico ondulatorio di una massa, deve produrre una uguale variazione dell’energia ondulatoria nel punto simmetrico, opposto rispetto al centro della sorgente del campo energetico della massa.

Il nuovo Principio andrà ad inglobare, tacitamente, il Principio di Conservazione dell’Energia, del quale si dimostrerà più descrittivo e generale.

Con esso, e con il modello dinamico che ne deriva, saremo in grado di giustificare l’entità e il comportamento delle Quattro Interazioni conosciute e, indirettamente, di predire l’esistenza di una Quinta Interazione, quella repulsiva (29).

Esisterebbe infatti, secondo la teoria di Cassani, una Quinta Interazione (Forza Repulsiva o Forza di Antigravità), che determina l’impossibilità dell’esistenza dei Buchi Neri e del Big Bang, offrendoci invece una spiegazione plausibile della fuga delle Galassie e dell’esistenza di una radiazione isotropa di bassa energia (meglio nota come “radiazione fossile”).

Essa agirebbe con effetti macroscopici a livello delle grandi concentrazioni di masse galattiche e sarebbe, forse, secondo Cassani, la vera natura delle Quasar.

In particolare, dallo sviluppo della Teoria di Cassani, si giunge alla conclusione che la massa limite della Galassia è di 10E+41 kg di materia (30), e che attorno ad essa la gravità è nulla (31).

Per il concetto di Simmetria relativa, lo sbilanciamento energetico, indotto da un treno di onde collimate su una sorgente di campo energetico di massa e/o di radiazione come ad esempio un elettrone), obbligherà la sorgente di campo energetico (cioè l’elettrone) a muoversi nella direzione opposta a quella da dove è arrivata la variazione di energia.

A questo punto, la densità ondulatoria davanti all’elettrone è divenuta uguale a quella che sta dietro (dove c’è stata la sommazione con il treno d’onde iniziale).

La simmetria della variazione ondulatoria è così ristabilita, e lo stato ondulatorio permane immutato.

Cap. 8: Spiegazione, interamente ondulatoria, dell’effetto Compton

Per la Meccanica Quantistica, l’effetto Compton è la prova evidente dell’inadeguatezza della Teoria Ondulatoria Classica per descrivere, nei termini di CONTINUITÀ che gli sono propri, le DISCONTINUITÀ dei trasferimenti di energia luminosa che si verificano nell’effetto Compton.

Con il nuovo Principio di Simmetria Relativa, postulato da Cassani, si sarebbe in grado di dimostrare che ciò che afferma la Meccanica Quantistica non è vero.

La nuova Teoria Ondulatoria del Campo (energetico) è capace invece di descrivere l’effetto Compton con leggi esclusivamente ondulatorie, mostrando tutti i momenti di una interazione ondulatoria strettamente causale (cioè basata su causa-effetto dei fenomeni fisici)

Effetto Compton: quando conosciamo la lunghezza d’onda del fotone incidente e la lunghezza d’onda delle onde del campo energetico di massa della particella deviante, possiamo predire il massimo angolo di deviazione del fotone (32).

L’Elettrone colpito acquisisce un aumento della propria massa, pari esattamente alla Massa Trasversa, prevista dalla Relatività Ristretta (32).

L’aumento di massa per le particelle lanciate a velocità vicine a quella della luce è del tutto comprensibile nel quadro ondulatorio, come un prodotto dell’effetto Doppler della sorgente d’onda, che diminuisce progressivamente la lunghezza d’onda delle onde emesse nella direzione del moto, man mano che la sua velocità (e la massa) aumenta.

La causa è infatti la velocità imposta alla massa (32).

La massa trasversa è una diminuzione della lunghezza d’onda per effetto Doppler delle onde provenienti dall’Elettrone che si propagano a 90 gradi rispetto alla direzione del moto (32).

La massa dell’Elettrone è diventata pari alla massa trasversa calcolata dalla Relatività (32).

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Cap. 9: Modifica alla Relatività Generale

Nel 1919 Einstein calcolò la deviazione che si sarebbe osservata durante un’eclissi solare, a scapito dei raggi luminosi di una stella, la cui vera posizione sarebbe risultata sfalsata.

Nella descrizione del fenomeno di deviazione della luce di una stella da parte della grande massa del Sole, così come fu enunciata da Einstein, manca, secondo Cassani, l’indicazione essenziale che le onde piane del fotone, di piccola energia, vengono influenzate dal sistema d’onde sferiche del Sole, di grande energia.

Forse perché l’energia del fotone è talmente piccola rispetto al campo energetico di massa del Sole, da essere considerata completamente inutile per introdurla nella formula (33).

L’energia del fotone era irrilevante allora, ma per la nuova Teoria Ondulatoria del Campo energetico, postulata da Cassani, essa è la chiave di volta della costruzione che porta, sempre secondo Cassani, all’unificazione tra la Relatività Generale e la Fisica Quantistica.

Ogni grande massa materiale, come ad esempio il Sole, produce con il suo campo energetico di massa (forza di gravità) una distorsione dello Spazio-Tempo, che fa deviare la traiettoria del fotone.

Secondo Cassani, la capacità di influire sulla traiettoria dei treni d’onda della luce, da parte della sorgente d’onde del Sole, dipenderebbe dalla frequenza di quiete delle sue onde di massa e dal raggio delle sue onde sferiche, arrivando così alla conclusione che, a parità della frequenza, quanto più grande è il raggio delle onde sferiche che entrano in contatto con le onde piane della luce proveniente dalle stelle, tanto minore è la loro capacità d’azione nel curvare la traiettoria del raggio di luce (34).

Secondo la Relatività di Einstein, la capacità d’influire sulla trattoria della luce da parte di un corpo, dipenderà dalla sua massa (campo energetico di massa) e dal raggio della superficie materiale della massa stessa.

Secondo la teoria di Cassani, la formula della Relatività Generale, che porta al valore dell’angolo di deviazione della luce (ALPHA), dev’essere quindi modificata, cioè in essa dev’essere aggiunto il rapporto tra la lunghezza d’onda della luce incidente, che viene deviata, e il raggio della massa solare deviante:

lambda incidente / raggio solare (cioè raggio della massa deviante, cioè del Sole).

Nota 1: raggio solare è il raggio della massa deviante, cioè del Sole

Nota 2: le onde di massa gravitazionali del Sole hanno una frequenza estremamente alta, pari alla somma delle frequenze individuali emesse da tutte le particelle elementari che lo costituiscono.

Nota 3: le onde sferiche provenienti dal Sole hanno però un raggio molto grande, pari alla superficie materiale del Sole stesso, e quindi la curvatura Spazio-Tempo sarà, secondo Cassani, molto bassa.

La formula complessiva inerente all’angolo di curvatura dei fotoni (ALPHA) sarà pertanto così costituita, secondo Cassani:

ALPHA == 4 G h + C3 x lambda Sole x raggio Sole

lambda incidente raggio Sole

Dove:
Energia del Sole: E = mC2
Campo energetico ondulatorio di massa del Sole: m Sole = h / C x lambda Sole

Costante gravitazionale: G
Energia del fotone che viene deviato: lambda incidente / raggio della massa deviante,

cioè del Sole
Energia della sorgente deviante (Sole): E = h x C

lambda Sole
Energia del fotone che viene deviato: lambda incidente / raggio della massa deviante,

cioè del Sole
Cioè: lambda incidente

raggio Sole

Vi è anche una diffrazione del raggio luminoso, che non è importante per il Macro- Cosmo (Sole, Terra, luce delle Stelle) ma che però è decisivo per il Micro-Cosmo (atomi, elettroni), e forse per gli aspetti quotidiani della nostra vita.

Il fattore aggiunto, introdotto da Cassani, è:

Cap. 10: Il fenomeno della Diffrazione, secondo Cassani
Secondo Cassani (35), l’ostacolo posto sul cammino delle onde luminose emette

un’onda di forma simile al profilo dell’ostacolo.

“…Quest’onda è la risultante delle onde sferiche emesse da tutte le particelle elementari che costituiscono l’ostacolo a livello subatomico. In questo caso particolare, in cui l’orlo dell’ostacolo è preso molto sottile, questi si può dire che emetta un’onda di (campo energetico di) massa di forma semi-cilindrica.

Rispetto alla deviazione dei raggi luminosi di una stella da parte del Sole, i dati che mutano sono principalmente 2

  1. 1)  La frequenza emessa dal bordo dell’ostacolo deviante è molto più piccola di quella emessa dal Sole, e quindi la sua lunghezza d’onda è molto più grande.
  2. 2)  Il raggio delle onde emesse dal bordo con le quali viene in contatto la luce durante il passaggio nelle sue immediate vicinanze è molto più piccolo del raggio delle onde sferiche del campo energetico di massa emesso dal sole in vicinanza della sua superficie.

In sostanza, anche se la grandezza dell’angolo di deviazione dipende dal valore della frequenza delle onde di massa emesse dall’ostacolo, la piccolezza del raggio delle onde emesse dall’ostacolo ha un’influenza molto più determinante nella possibilità di deviare la traiettoria della luce.

Cap. 11: Un nuovo modello fisico per l’Elettrone

Cassani, con la sua Teoria sul Campo ondulatorio, ci consente di avere una nuova fisica dell’Elettrone.

Supponendo un fotone, in circuito circolare chiuso attorno a una sorgente di un campo energetico di onde sferiche, si potrebbe avere, secondo Cassani, la condizione di “Risonanza” (36).

“Se la lunghezza del circuito circolare percorso dal fotone è pari alla sua lunghezza d’onda finale, il treno d’onde si trova sottoposto alla “Legge di Risonanza” per le onde.

In sostanza, dato che nell’ambiente naturale dello Spazio-Tempo discontinuo di Schild non esistono assorbimenti, il percorso circolare compiuto dal fotone, in uno spazio chiuso su se stesso, può ottemperare alla legge della Risonanza ondulatoria, che ne permette la condizione di stazionarietà, se la sua lunghezza d’onda finale è pari alla lunghezza dell’orbita chiusa percorsa dall’onda.

Il fotone circolare, che ha ora una lunghezza d’onda uguale a quella in quiete dell’elettrone, si richiude su se stesso, e perpetua il moto circolare delle sue onde sull’orbita di risonanza che ha la lunghezza 2 Pigreco = n x lambda zero.

Ogni porzione discreta del fronte di propagazione di un’onda elementare si muoverà in direzione perpendicolare alla tangente della superficie d’onda, costruendo così una Evolvente (37).

Sua caratteristica è la capacità di mantenere inalterata la distanza tra 2 superfici d’onda successive, producendo così superfici d’onda di lunghezza d’onda costanti: sempre identiche alla lunghezza dell’orbita di risonanza.

E’ quindi un meccanismo ondulatorio perpetuo (37).
L’Evolvente Sferica si identifica con una particella elementare, sorgente di onde in quiete, di lunghezza d’onda “lambda zero” e di massa “m0”.

E’ in sostanza un modello che può reagire alla presenza di fotoni, che è capace di diffrangersi, in cui la massa varia in modo coerente con i dettami della Relatività, e che è dotato di un ben preciso valore di spin.

Un modello puramente ondulatorio dell’elettrone, in cui la sua massa permane costante, dato che costante è la lunghezza d’onda delle onde del suo campo, che giustificano la sua natura di sorgente d’onda.

La dimensione minima dell’elettrone è imposta dalle dimensioni del raggio della sua orbita di risonanza “raggio zero” (r0) che ha una dimensione precisa, che proviene dall’interpretazione ondulatoria della massa: r0 = h / 2 pigreco x m0 x C (38).

Nell’Evolvente Sferica sono evidenti 2 strutture torsionali speculari e semisferiche. La sua assialità è un vettore che descrive il senso e l’asse di rotazione del suo fronte d’onda in risonanza” (39)

Essa è la sorgente del Campo energetico di massa.

Il Positrone e l’Elettrone non sono altro che 2 diverse orbite di risonanza che danno origine a 2 diverse Evolventi, specularmene identiche.

Esse nascono da un treno di onde che investa frontalmente l’elettrone, venendo diviso in due parti.

Una parte del fronte d’onda viene difratta a destra, e l’altra a sinistra.

Entrambi i fronti d’onda agiscono in modo indipendente, per costruire 2 orbite di risonanza che daranno così origine a 2 evolventi specularmene identiche.

“Un elettrone, non sottoposto all’influenza di un campo magnetico, viaggia in linea retta poiché, senza una costrizione sull’orientamento, lo spin è orientato nella direzione del moto, e questa è la sua posizione di minor energia, dato che risulta la condizione di maggior simmetria, per una struttura asimmetrica come la sua, essendo una Evolvente Sferica ” (40).

Il valore numerico 137 della Costante della Struttura Fine è facilmente spiegabile in base alla Teoria Ondulatoria del Campo energetico di Cassani.

“L’elettrone è quindi un treno d’onde proveniente da una sorgente d’onde che produce 2 serie di superfici d’onda che si propagano in direzioni opposte nel tubo orbitale: in avanti, cioè nel senso del suo moto, e indietro, cioè lungo la traiettoria già percorsa.

Affinché sia possibile la condizione di risonanza nelle onde dell’elettrone, sull’orbita attorno al protone è necessario che le superfici d’onda siano perpendicolari alla traiettoria percorsa.

Le condizioni ondulatorie di stazionarietà dell’orbita dell’elettrone sono governate dalle leggi di risonanza delle onde, che esigono che vi sia un numero intero di superfici d’onda in circolazione sull’orbita chiusa (41).

Secondo Cassani, sull’orbita percorsa dall’elettrone circolano, in stato di risonanza, 137 superfici d’onda di lunghezza d’onda “lambda elettrone”. Inoltre, per un intero giro compiuto dall’elettrone, le superfici d’onda, che lo precedono lungo la traiettoria, compiono 137 giri.

In realtà, sull’orbita di risonanza esistono 2 treni d’onda, che si propagano in direzioni opposte nel tubo orbitale.

Dice infatti ancora Cassani:
“Il tubo di lunghezza d’onda più corta le occupa con 138 superfici d’onda, mentre

quello di lunghezza d’onda più lunga lo occupa con 136 superfici d’onda.

Per un effetto della sovrapposizione delle 2 onde elementari, di lunghezza d’onda di poco diverse, si produce un fenomeno ondulatorio di addensamento delle onde elementari, molto simile ad un fenomeno ondulatorio di interferenza tra le onde sinusoidali, comunemente noto come “battimento”.

Questo comportamento dell’onda dell’elettrone, che gira su un’orbita a rosetta, certamente più lunga, ma che comunque si richiude su se stessa rimanendo in risonanza, porta finalmente ad una comprensione del perché la Costante di Struttura Fine non sia un numero intero, e ci conduce verso una descrizione esclusivamente deterministica dell’emissione dell’atomo …” (42)

Cap. 12: Orbita risonante e orbita non-risonante dell’elettrone

“Nel fenomeno dell’onda risonante, le condizioni richieste sono:
1) che la velocità delle onde provenienti dall’elettrone sia maggiore della

velocità dell’elettrone stesso.

2) che le superfici d’onda si trovino in condizione di parallelismo sull’orbita di risonanza.

Invece, nella rappresentazione del fenomeno di circolazione dell’elettrone in un’orbita NON risonante, viene solamente richiesta la prima condizione e cioè che la velocità delle onde provenienti dall’elettrone sia maggiore della velocità dell’elettrone stesso.

Il risultato della condizione di NON risonanza mostra che l’emissione dell’onda sferica è il prodotto di una “modulazione di frequenza” dell’onda portante elementare dell’elettrone, che si espande come una spirale sferica, del tutto equivalente come forma alla Evolvente Sferica, formata dalle onde elementari dell’elettrone” (43).

Cap. 13: La Forza d’Inerzia

“Le onde del Campo energetico di massa sono perturbazioni temporali del reticolo ipercubico di Schild, e potrebbero essere descritte come onde sinusoidali NON continue, e quindi come onde sinusoidali “discrete”.

Esse sono perturbazioni della geometria dello Spazio-Tempo.

Essendo emesse con continuità dalla sorgente, ammettono una descrizione stazionaria, in cui la frequenza della sorgente in quiete descrive l’energia elementare delle onde” (44).

Nel quadro attuale della Fisica, all’energia non può essere associato un significato fisico negativo, ma alla luce della Teoria del Campo ondulatorio, osservando la variazione della situazione ondulatoria nell’intorno della particella-sorgente d’onde accelerata, noi possiamo verificare l’esistenza fisica di variazioni di energia, sia positive che negative (45).

La variazione dell’energia ondulatoria prodotta dall’effetto Doppler nell’intorno della particella-sorgente d’onde che si trova in moto accelerato, può essere quindi sia una variazione per incremento, che una variazione per decremento.

Il fatto significativo è che una variazione ondulatoria, comunque avvenga, deve sempre far intervenire il Principio di Simmetria Relativa, in egual misura nei 2 casi, sia che la variazione sia negativa che positiva.

L’inerzia è quindi l’energia “negativa”, o per meglio dire, la “depressione energetica”, la “buca” di energia ondulatoria (46)

Più grande sarà l’accelerazione, più profonda sarà la “buca” che si aprirà dietro la massa accelerata.

La forza d’inerzia dovrebbe essere quindi chiamata “Inerzia della forza”, poiché è come una forza che si oppone all’accelerazione della massa.

Cap. 14: Forza Centrifuga e Forza Centripeta

Anche la Forza Centrifuga è una forza negativa, perchè nel Campo energetico di onde di massa, nell’intorno di un corpo che si trova in moto circolare, si è creata una zona di carenza energetica nello spazio esterno alla concavità della curva (ex-Forza Centrifuga), mentre nello stesso tempo si è venuta a creare una zona di accumulo energetico nella direzione dell’origine del raggio della curva percorsa (ex-Forza Centripeta).

Si è cioè instaurata una dissimetria ondulatoria che innesca allora il Principio della Simmetria Relativa, che tenderà perciò a spingere il corpo nella “buca” di energia negativa (47).

Cap. 15: La forza nucleare è priva di interazioni elettriche di repulsione

Il modello evolvente del Protone è caratterizzato dalla lunghezza d’onda lambda e ha una dipendenza diretta dal valore dell’orbita di risonanza, che deriva dal raggio caratteristico del Protone (48):

Raggio Protone = Lambda Protone / 2 Pigreco = 2,1E-16 metri

L’orbita di risonanza è il luogo d’origine della Spirale Evolvente; è il fronte d’onda che costituisce il Fronte dell’Evolvente; è il fronte d’onda che si sviluppa a partire da una certa distanza dal centro, perlomeno uguale al raggio protonico.

A distanze sub-nucleari (1 Fermi), non c’è spazio sufficiente tra un Protone e l’altro perché possa esistere un numero sufficiente di superfici d’onda tra i centri, tale da far intervenire un’azione elettrica di repulsione fra le 2 particelle: esisterà quindi la sola forza gravitazionale.

Quindi, la forza nucleare è priva, in realtà di interazioni elettriche di repulsione (48). Non esiste prova scientifica che le forze repulsive elettriche esistano realmente a

distanze sub-nucleari, paragonabili cioè a quelle di un Fermi (1 Fermi = 1E-15 metri).

Si ritiene invece che tali forze non esistano e che la repulsione tra atomi debba avere un’altra spiegazione: la forza centrifuga fra protoni.

Cap. 16: La vera struttura del Deutone

Secondo Cassani, il Deutone non è costituito da un Protone e da un Neutrone, ma da 2 Protoni e da 1 Elettrone, tutti a struttura di tipo ondulatorio (Evolvente Sferica), con orbita di risonanza e struttura ondulatoria dei 2 Protoni e dell’Elettrone (49).

In essa, l’orbita di risonanza dell’Elettrone è 1836 volte più grande di quella del Protone.

E’ una Struttura Fine, dove la carica del primo Protone viene compensata dalle struttura ondulatoria dell’Elettrone, e la carica positiva risultante è data dal secondo Protone.

Sono quindi 3 entità ondulatorie.

Il Neutrone è costituito da 1 Protone e da 1 Elettone. Esso nasce solo soltanto dal Deutone, ed è come Deutone che esiste, mai come Neutrone isolato (il cui tempo di decadimento è di soli 12 minuti).

L’orbita di Risonanza dell’Elettrone viene condizionata dal campo ondulatorio sferico dei 2 Protoni

La seconda forza, che si oppone alla forza attrattiva gravitazionale (ex forza nucleare), è la forza centrifuga dei 2 protoni che ruotano attorno ad un comune centro di rotazione (49).

Il fronte d’onda, creatore dell’evolvente dell’elettrone, percorrerebbe l’ellisse dell’orbita di risonanza rincorrendo i 2 Protoni in rotazione attorno al comune centro di massa, in modo tale che l’ellisse si trovi costretta ad una precessione totale dell’ellisse di 240 gradi per ogni giro.

Ci si troverebbe così davanti ad una variazione ondulatoria risultante “retrograda” dell’onda proveniente dal sistema Deutone.

Questa variazione avrebbe una precessione di 120 gradi che ruoterebbe in senso contrario, sia alla rotazione del Dipolo, che al senso di rotazione del fronte di risonanza, per ogni giro compiuto dal fronte d’onda.

Questa variazione d’onda retrograda produce un’onda che è una modulazione dell’onda portante elementare di risonanza dell’Elettrone.

La nuova onda modulata (da cui derivano i Neutrini) ha tutte le proprietà che si attribuiscono all’energia, ma essendo un’energia prodotta con simmetria sferica attorno alla sorgente, essa appare come massa, che viene aggiunta alla somma delle masse del Protone e dell’Elettrone.

Essa infatti reagisce alle sollecitazioni ondulatorie del Principio di Simmetria Relativa, come una qualsiasi massa.

I Neutrini sono speciali fotoni con struttura ondulatoria a variazioni multiple, molto simili alle 2 metà speculati dell’Evolvente Sferica.

Il Deutone, sotto l’effetto della radiazione esterna (treni d’onda) che vi abbiano lanciato contro, si suddivide nei due Protoni, di cui uno conterrà anche la “variazione risultante retrograda dell’Elettrone”, apparendo quindi come un “Neutrone”.

Ma in realtà, in esso, l’onda retrograda non ha più ragione di esistere, perché non ci sono più 2 Protoni da avvolgere, ma solo 1.

Quindi, dopo un certo numero di giri di precessione, l’orbita di risonanza dell’Elettrone ritorna al suo valore caratteristico: 2 Pigreco x raggio elettrone = Lambda elettrone

Si perde l’effetto rotante retrogrado, e vi è quindi separazione delle componenti. Avviene così il Decadimento Beta. (49)

Cap. 17: Una spiegazione ondulatoria per la Fusione Fredda

“Le semplici celle per la Fusione Fredda di Pons e di Fleischmann hanno messo in luce un comportamento anti-scientifico veramente scandaloso” …

L’esperimento scientifico è, per definizione, l’osservazione degli eventi fisici, da cui poi gli scienziati devono elaborare le leggi di Natura che governano la materia e l’energia….

“Invece abbiamo assistito ad un comportamento schizofrenico del mondo scientifico che conta, e ei fisici più rappresentativi che, quando non si sono dimostrati palesemente e ottusamente ostili, hanno mostrato un estremo imbarazzo, e a volte persino un colpevole disinteresse a chiarire i termini delle deviazioni dalle convinzioni correnti” (50).

Da quanto visto finora, si può così riassumere:

  1. 1)  La forza di repulsione elettrica non esiste più alle distanze nucleari o sub- nucleari, distanze che sono dell’ordine di qualche Fermi.
  2. 2)  Con il modello dell’Evolvente Sferica, per il Protone, si ricava che esiste un raggio, dell’orbita di Risonanza, di qualche Fermi, nell’intorno del quale il modello dell’Evolvente non prevede l’esistenza di perturbazioni secondarie caratteristiche delle interazioni elettromagnetiche.

Non può quindi esistere, alla distanza di qualche Fermi, repulsione elettrica tra Protoni (50).Quindi, le tremende forze repulsive coulombiane tra atomi … non dovrebbero esistere. Il Palladio ha un reticolo cristallino cubico a facce centrate, e possiede la proprietà di attirare nelle sue celle cubiche un volume di idrogeno mille volte più grande del suo volume.

Il Palladio è quindi la pompa per raggiungere valori altissimi di vuoto (50).
Si mette vicino al Palladio un po’ di Deuterio, costituito cioè da 2 Protoni e 1Elettrone.

L’elettrone orbita a 3 lobi, con fenomeno ondulatorio contro-rotante, che aumenta la massa complessiva del Deutone, rispetto alla somma delle masse semplici (50).

Gli atomi di Deuterio vengono sollecitati da una piccola differenza di potenziale elettrico ad avvicinarsi alle celle aspiranti del Palladio.

Nascerebbe così la Fusione nucleare Fredda, secondo Cassani (50).
Si può quindi produrre: Trizio, Elio 3, Elio normale, Idrogeno monoatomico,ricombinazione di Deuterio, Neutroni… (50).

L’ Elettrone avvolgente però non si unirebbe al Protone dando luogo alla formazione di un Neutrone, ma, essendo l’ambiente ricchissimo di molti Protoni, formerebbe invece Trizio, Elio 3, etc… (50)

Questo spiegherebbe il motivo per cui gli esperimenti di Fusione nucleare Fredda non hanno rilasciato quantità significative di Neutroni…

Le particelle dotate di massa sono il prodotto della massa dell’elettrone moltiplicata per l’inverso della Costante di Struttura Fine (=137) e per n, dove n corrisponde al quoziente di numeri interi (51) …

Nel modello ondulatorio trilobato di Cassani, il Protone è il limite stabile naturale della famiglia dei Mesoni, che si è prodotto in una condizione nuova di risonanza, al limite estremo della precessione dei 3 lobi, caratterizzato da:

136x(3x3x3)=136x 27=1836 22

Questo, potrebbe così identificare il rapporto tra la massa del Protone e quella dell’Elettrone (51).

FINE

BIBLIOGRAFIA

1. Giuseppe Nacci “Krsko. Radiazioni Nucleari e Protezione Civile a Trieste” 1989, (disponibile gratis su www.fiorigialli.it).

2. Walter Cassani “Albert aveva ragione: Dio non gioca a dadi, edizioni Pendragon, Bologna, Demetra s.r.l., Colognola ai Colli, VR

3. Fleischmann M. and Pons S.: Electrochemically induced nuclear fusion of Deuterium, J. Electroanal. Chem., 261, 1989, pag. 301.

4. Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via Arangio Ruiz 83.

5. tratto da Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via Arangio Ruiz 83, pag. 111.

6. tratto da Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via

Sorge quindi il dubbio, che il popolo del Leone abbia fondato la sua nuova patria in Europa e in Africa, dopo la sconfitta militare subita da Atlantide (morte di Ettore) e dal Sud-America (morte di Priamo)

Arangio Ruiz 83, pag. 107.

7. tratto da Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via Arangio Ruiz 83, pag. 108.

8. tratto da Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via Arangio Ruiz 83, pag. 44.

9. Scaramuzzi F.: Proc. of the Second Annual Conference on Cold Fusion, Como, Italy, June 29- July 4, 1991. “The Science of Cold Fusion”, Vol. 33, Società Italiana di Fisica, pp. 445.

10. Scaramuzzi F.: Proc. of the Third Annual Conference on Cold Fusion, Nagoya, Japan, October 21-25, 1992. “Frontiers of Cold Fusion”, H. Ikegami Ed., pp. 353.

11. tratto da Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via Arangio Ruiz 83, pag. 134.

12. Storms: Review of experimental observations about the Cold Fusion effect, “Fusion Technology”, 20, 1991, pp: 433-477.

13. Storms: Review of experimental observations about the Cold Fusion effect, “J. Sci. Expl.”, 10, 1996, pag. 185.

14. Storms: How to produce the Poins-Fleischmann effect, “Fusion Technology”, 29, 1996, pp. 261-268.

15. tratto da Roberto Germano, “Fusione Fredda. Moderna Storia d’inquisizione e di Alchimia”, Bibliopolis, edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli, Via Arangio Ruiz 83, pag. 61.

16. Ohmori T: Trasmutation in a gold-light water electrolysis system, in “Fusion Technology”, 33, 1998, pp.: 367-382.

17. Karabut: Nuclear product ratio for glow discharge in Deuterium, in Phys. Lett. A. 170, 1992, pag 265.

18. Focardi: Anomalous heat production in Ni-H System, “Il Nuovo Cimento”, 107 A, 1994, pag. 163.

19. Dufour: Cold fusion by sparking in hydrogen isotopes, “Fusion Technology”, 24, 1993, pag. 205

20. Arata: Achievement of intense “cold” fusion reaction, “Japan Acad. Ser. B”, 66, I. ibid “Fusion Technology”, 18, 1990, pag. 95.

21-51. Walter Cassani “Albert aveva ragione: Dio non gioca a dadi, edizioni Pendragon, Bologna, Demetra s.r.l., Colognola ai Colli, VR, pp.: 59

Dall’autore:

Non Oggi,

certamente non Domani,

ma in un Giorno Futuro,

sicuramente,

quando i Figli dell’antica Terra

saliranno tra le Stelle,

finalmente Padroni di uno Spazio-Tempo che fu di Schild e di Einstein,

superando gli interminati Spazi siderali di un Universo amico,
mai nato da un assurdo Big Bang, né abitato da immaginifici Buchi Neri,

ma pacifico nella sua Eterna Evoluzione, fatta di continue nascite
di nuove Galassie da vecchie Galassie, di nuova Materia
da Onde gravitazionali di Energia, deterministico e causale
nella sua Natura…
Allora,
quei lontani Figli,
finalmente Padroni
di una immensa Conoscenza, perché capace di portarli

al di là
dell’Orizzonte della Luce
delle Stelle più lontane, guarderanno indietro,
fino ai Secoli e ai Millenni
delle grandi Barbarie e delle grandi Guerre. E ricorderanno con orrore
i terribili anni della Follia Genetica, quando falsi Medici di una falsa Medicina, e Apprendisti Stregoni,
violarono il Segreto della Vita, scimmiottando Dio…

Foto di Pietro Battistoni da Pexels


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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