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Tina la caldaia che non inquina: lo stato non sa sfruttare le energie alternative?

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La “caldaia che non inquina” è il frutto di una collaborazione pubblico-privato che vede insieme AREA Science Park e Ministero dell’Ambiente. Ma dopo entusiasmanti promesse, del ruolo dello stato non c’è traccia e Tina è venduta da Teon

Dopo la vittoria dello smart future minds awards come progetto innovativo nel 2011, di “Tina la caldaia che non inquina” non si sa più nulla.

Si tratta di una pompa di calore innovativa ad alta temperatura, collaudata con successo a Pordenone e poi passata alla fase di industrializzazione.

L’uso di energie rinnovabili è imperante

Promuovere l’uso delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica: un obiettivo strategico europeo e un’azione necessaria per la competitività e la qualità della vita nelle nostre città.

Circa il 30% dei consumi di energia fossile deriva dal riscaldamento e dal condizionamento degli edifici. In città, le emissioni di CO2 sono un problema ciclico e dannoso, per risolvere il quale l’ingegnere Gianfranco Pellegrini e Innovation Factory – l’incubatore di AREA Science Park – hanno dato vita ad un’innovazione radicale, brevettata, con un prototipo da 100kw, realizzato da Rhoss SpA.

La pompa di calore ad alta temperatura acqua-acqua, è in grado di sostituire, senza ristrutturazioni, le caldaie centralizzate e di funzionare con impianti a termosifone.

I vantaggi di Tina

TINA produce energia rinnovabile per almeno il 70%, con ricadute molto positive sul versante ecologico: zero emissioni in loco, drastica riduzione dell’inquinamento nelle città.

Per questo TINA, con il sostegno pubblico, aveva promesso di trasformare il volto dei centri urbani, dando luogo anche a sistemi di tele-riscaldamento (TLR) distribuito che riscaldino le abitazioni. Questo TLR rinnovabile è costituito da semplici tubi in PVC.

Una rivoluzione del concetto corrente di reti di TLR: dagli attuali macroimpianti che riscaldano l’acqua in un punto solo, per poi trasportarla ai singoli terminali, a una rete di generatori di calore distribuiti nei singoli edifici.

Che fine ha fatto Tina?

La denuncia la leggiamo su Messaggeroveneto, che già un anno dopo si è posto la stessa domanda. Progetto di punta del Ministero dell’Ambiente per la produzione e l’uso efficiente dell’energia, è stato ritrovato tra le erbacce e i rifiuti, piuttosto che essere utilizzato per il suo scopo.

Foto: Messaggeroveneto

“Tina avrebbe dovuto aprire aprire la strada alla rivoluzione a zero impatto ambientale e sostituire le vecchie caldaie delle scuole” si legge sempre su Messaggeroveneto, ma una volta spente le luci dei riflettori, il progetto è stato dimenticato.

Ma il progetto è costato migliaia di euro, che si dovevano ammortizzare nel lungo periodo grazie al risparmio che Tina avrebbe consentito in termini di spesa energetica. Altro spreco di soldi pubblici?

Tina, prodotto di punta della TEON

Il progetto però non è stato abbandonato, ma perfezionato e portato sul mercato da Teon.

Infatti l’azienda dichiara sul suo sito do voler “contribuire alla diffusione di un modello di riscaldamento sostenibile dove una fonte rinnovabile a zero emissioni in loco possa rappresentare una concreta risposta ai sempre più crescenti problemi di inquinamento urbano”.

 

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