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Ecco la nuova super eco batteria al chinone inventata dagli italiani

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Ecco la super batteria al chinone Made in Italy

Una startup italiana inventa una batteria ecosostenibile grazie al chinone e alla fotosintesi delle piante. Ben presto potremo dire addio alle batterie tossiche e al loro impatto sull’ambiente.

Una batteria al chinone ecosostenibile e che non crea problemi di smaltimento. No, non è un’altra trovata all’avanguardia di Elon Musk e della sua Tesla. Si tratta di un progetto realizzato da una giovanissima startup italiana. La Green Energy Storage ha sviluppato una batteria che sfrutta il chinone, molecola prodotta dalle piante durante la fotosintesi. Il chinone è facilmente estraibile dal rabarbaro e da molti altri vegetali. Un processo che rende questa batteria biocompatibile e a basso costo.

Il gigante americano e la startup italiana

Per chi non la conosce, Tesla è l’azienda di Elon Musk che crea veicoli elettrici ad alte prestazioni pronti per la diffusione di massa. L’obiettivo ultimo è di porre fine all’inquinamento atmosferico causato dai veicoli a metano e benzina. E sempre Tesla ha messo appunto Powerwall, batteria domestica legata all’impianto fotovoltaico, che mira a rendere l’abitazione autosufficiente dal punto di vista energetico.

Ma secondo Green Energy Storage, se Musk non ha rivali nel settore dell’automotive (per l’alta richiesta di motori elettrici), diversamente accadrà per impianti rinnovabili e domestici. La tecnologia di Tesla infatti si basa sugli ioni di litio. La batteria che sta invece progettando la startup italiana sarà completamente alcalina e non tossica.

Una batteria al chinone 100% atossica

È l’obiettivo che si pone Green Energy Storage entro due anni. Fare in modo che la sua batteria non generi alcun residuo tossico e non abbia nessun impatto negativo sull’ambiente. Ad oggi, la batteria progettata è basata sul chinone, assolutamente non tossico, e sul bromo, che invece lo è. La tecnologia usata però è in continua evoluzione. L’idea è di ridurre progressivamente il bromo per realizzare in due anni una batteria completamente alcalina ed ecosostenibile, senza alcun problema di smaltimento. Dal punto di vista tecnico, le flow batterie al chinone si differenziano da quelle al litio perché la parte di potenza è divisa dalla parte dove viene accumulata l’energia.

Una tecnologia che preserva l’ambiente e permette un risparmio in termini economici non indifferente. Entro il 2020 il costo dovrebbe scendere a 200 dollari per kilowattora.

«La nostra tecnologia costa dieci volte di meno rispetto a quelle basate su altri elementi corrosivi, come il vanadio, che vengono utilizzati nelle flow battery. È un back-to-technology che consente di ridurre drammaticamente i costi», dichiara il presidente Salvatore Pinto, ingegnere informatico, a Linkiesta.

Partnership internazionale per la batteria al chinone

La Green Energy Storage ha stretto intese importanti per la realizzazione della batteria al chinone. In primo luogo con l’Università di Tor Vergata che mette a disposizione un laboratorio su cui testare le tecnologie a livello di una piattaforma da un watt. Ha poi stretto una partnership con la Fondazione Bruno Kessler di Trento dove ha ingegnerizzato, prima su single cell da 50 watt, poi su un prototipo da un kW preindustriale, per poi arrivare a quello da 3 kW. Collaborazioni anche con De Nora (elettrodi), con l’università danese di Aarhus, con Sorgenia in Italia e la municipalità di Losanna.



La startup vuole aprire quattro sedi nel mondo entro 3 anni, a Boston, in Trentino, in Australia e negli Emirati Arabi. E vuole diventare leader nel mercato di punta del prossimo futuro. Un futuro che dia all’ambiente la dovuta attenzione.

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