Home Energia Rinnovabili: lo scontro tra nuova e vecchia generazione che blocca l’Europa

Rinnovabili: lo scontro tra nuova e vecchia generazione che blocca l’Europa

211
0
CONDIVIDI

Il sistema energetico europeo è a un bivio. È  nato ed è stato progettato per supportare le grandi centrali elettriche inquinanti, nutrite con combustibili fossili ed energia nucleare, ma deve allo stesso tempo rispondere alla necessità di sostituire il vecchio sistema energetico con le fonti rinnovabili, se vuole realmente percorrere le strade della sostenibilità. E se vuole soprattutto mantenere l’aumento di temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Per fare ciò, si stima che l’Europa debba tagliare le emissioni di carbonio dell’80-95% entro il 2050.

La transizione è già in corso, lo sappiamo, ma il nostro Continente è veramente pronto a fare “il grande salto”?

Un nuovo rapporto di Greenpeace, realizzato sulla base dei modelli di Energynautics, illustra la portata di questo scontro e gli enormi risparmi che l’Europa potrebbe registrare se scegliesse di velocizzare il processo di transizione verso le fonti rinnovabili.

Dopo un primo timido slancio nella direzione della sostenibilità, si legge nel rapporto, il processo europeo ha avuto però una battuta di arresto. Le tecnologie per le energie rinnovabili hanno prodotto quasi il 15% dell’energia dell’Europa nel 2012 e sono sulla buona strada per raggiungere la quota del 21% entro il 2020. Eppure, la crescita del settore è recentemente rallentata a causa dell’incertezza politica. Non a caso, nel 2013, gli investimenti nelle energie rinnovabili in Europa sono diminuiti del 41%.

Diretta conseguenza di questi conflitti di transizione è il fatto che alcune nazioni europee, come ad esempio Spagna e Germania, hanno bloccato le turbine eoliche, in giorni ventosi, per dare la priorità alle vecchie e inquinanti centrali a carbone e alla loro produzione priva di flessibilità. Incertezze e decisioni che non solo portano a emissioni di CO2 e alla produzione di scorie nucleari altrimenti evitabili, ma che comportano più costi del necessario.

L’Europa è attualmente impegnata a discutere i nuovi obiettivi per le energie rinnovabili per il 2030, imponendo un vincolo del 20% entro il 2020. Greenpeace chiede invece un obiettivo di almeno il 45% entro il 2030, al fine di rientrare nei parametri che attesterebbero l’aumento di temperatura al di sotto dei 2 gradi.

Raggiungere l’obiettivo del 45% di energia rinnovabile entro il 2030, però, richiede un grosso impegno in termini di processi decisionali e di investimenti nei settori di solare ed eolico.

Secondo il rapporto di Greenpeace powE[R] 2030, se l’UE dovesse fallire nell’impostare la sua politica energetica scegliendo di non imporre obiettivi che siano ambiziosi e vincolanti per il settore delle rinnovabili ed eliminando gradualmente le centrali a carbone e nucleari, questo causerebbe un notevole aumento di costi.  In dettaglio, se anche solo tre nazioni europee (Francia, Polonia e Repubblica Ceca) rimanessero legate alle loro produzioni da carbone e nucleare, mentre tutte le altre nazioni scegliessero di prendere la via delle rinnovabili, i “costi di decurtazione” aumenterebbero fino a 2 miliardi di euro l’anno al 2030, e anche le emissioni di CO2 sarebbero più elevate.

Il caso di riferimento, si legge, mostra chiaramente che un elevato livello di carbone e di capacità nucleare porterà a un tasso di decurtazione molto alto per le energie eolica e solare, fino al 9,8 %.

Secondo Greenpeace, è possibile, entro il 2030, integrare il doppio dell’energia solare ed eolica con metà dell’espansione delle linee di trasmissione rispetto al piano di espansione decennale presentato da ENTSO-E, la Rete Europea degli Operatori del Sistema di Trasmissione per l’Elettricità, (26,000 km invece di 50,000 km) e senza dover ricorrere a maggiori costi per attrezzature. Piani di espansione che, attualmente, non sono ottimizzati per le energie rinnovabili, ma costruiti per favorire il trasporto di maggiori quantità di energia ottenuta da carbone e nucleare che richiede invece maggiori costi di investimento.

Una “super rete” speciale ad alto voltaggio, al posto dell’espansione dell’attuale tecnologia di trasmissione, ridurrebbe invece significativamente il numero di nuove linee necessarie.

(Foto: katsrcool (Kool Cats Photography))