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Rinnovabili: ecco i Paesi dove si investe di più

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Energie rinnovabili sempre più importanti nei Paesi in via di sviluppo, mentre gli altri Stati ne frenano gli incentivi anche a causa della crisi. Ecco i risultati di una ricerca condotta dal Worldwatch Institute.

Sono sempre di più i Paesi nel mondo che investono nelle rinnovabili, sostenendole con meccanismi incentivanti. Un’affermazione che vale soprattutto per i Paesi in via di sviluppo.

Una ricerca condotta dal Worldwatch Institute, e basata sull’ultimo rapporto annuale del Renewables 2013 Global Status Report di REN 21, fa una sorta di mappatura della situazione mondiale in termini di rinnovabili.

Ogni anno, REN 21 fornisce una panoramica completa e puntuale sul mercato dell’energia rinnovabile, dell’industria e degli investimenti effettuati nel settore. I dati evidenziati dal Worldwatch Institute sono particolarmente interessanti.

Secondo la ricerca, nel 2005 i paesi più poveri erano solo un terzo di quelli che promuovevano le rinnovabili. Ora, invece, corrispondono ai 2/3 del totale.

L’Africa Sub-sahariana, ad esempio, è passata negli ultimi anni da 0 a 25 paesi con meccanismi di supporto per le rinnovabili. L’area Caraibi-America latina, conta 17 paesi in più tra quelli con incentivi all’energia pulita; in Medio Oriente e Nord Africa sono invece 12 in più rispetto al 2005.

In particolare, si legge che il Medio Oriente e l’Africa hanno mostrato la più alta crescita regionale nel 2012, con investimenti fino al 228%.

Il dato è confortante sotto più punti di vista: i paesi in via di sviluppo, infatti, nonostante il loro grande fabbisogno, sono spesso caratterizzati da problemi di accesso alle fonti energetiche. Le rinnovabili hanno così la doppia funzione di ostacolare l’inquinamento, permettendo lo sviluppo.

Importante, in base ai dati, anche la posizione della Cina che, assieme all’Europa ha rappresentato il 60% degli investimenti mondiali sulle rinnovabili nel 2012. Anche se l’Europa ha registrato il suo anno più debole dal 2009.

Ma la notizia che risalta di più fra i rappresentanti dei paesi sviluppati riguarda il Giappone, dove gli investimenti nelle energie rinnovabili (escluse le attività di ricerca e sviluppo) sono saliti del 73%, soprattutto grazie a un boom di solare di piccole dimensioni e un sistema di feed-in tariff (FIT) per gli impianti, meccanismi simili al nostro vecchio conto energia per il fotovoltaico che hanno dimostrato essere particolarmente efficaci.

Da quello che risulta dalla ricerca, potremmo dire che c’è stato un grande moltiplicarsi delle politiche incentivanti nel Sud del mondo. Eppure, si legge che c’è stata una fervente attività volta a rivedere i meccanismi incentivanti esistenti, soprattutto in Europa e, del resto, anche in Italia. Un’insieme di cambiamenti nelle politiche mossi da diversi fattori, sia positivi che negativi.

Nello specifico, “per tecnologie come il fotovoltaico, che ha visto il costo dei moduli crollare dell’80% negli ultimi 4-5 anni, il bisogno di incentivi si è ridotto. Nello stesso tempo la crisi economica ha messo a dura prova i budget nazionali e questo ha contrastato le politiche pro-energie pulite, quando addirittura non ha portato a interventi penalizzanti, come le tasse sulle rinnovabili introdotte da Bulgaria, Grecia e Spagna nel 2012”.

Le FIT attive nel mondo al momento sono 99. Molto diffusi anche i renewable portfolio standard, che obbligano i produttori a mantenere determinate percentuali di elettricità dalle rinnovabili – adottati da 76 nazioni – e le politiche di net-metering, come il nostro scambio sul posto.

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(Foto: Joe Lewis)

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