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Plant-e: il dispositivo per ricavare energia dalle piante, in modo naturale

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Produrre energia elettrica dalle piante: l’incredibile innovazione della Plant-E.

Piante che producono energia. Diverse volte su Ambientebio abbiamo parlato di scoperte o ricerche finalizzate al raggiungimento di questo obiettivo. Abbiamo parlato, per esempio, di piante nanobioniche o di piante del deserto utili nella creazione di biocarburante. Oggi parleremo invece di Plant-e.

Progetto realizzato da una startup fondata nel 2009 da Marjolein Helder e David Strick, pin off del dipartimento di tecnologia ambientale dell’Università di Wageningen, in Olanda. L’obiettivo del progetto è rendere le piante delle vere e proprie fonti dirette capaci di produrre energia pulita.

Scopriamo insieme come funziona la tecnologia di Plant-E, premiata dal World Economic Forum nel 2015 tra i “Pionieri Tecnologici”.

Plant-E: come funziona l’idea

La tecnologia alla base di Plant-e si chiama Plant-Microbial Fuel Cell. Si tratta un particolare sistema che sfrutta la fotosintesi clorofilliana, in altre occasioni già usata come fonte di ispirazione per la creazione di energia pulita.

Il processo funziona per sommi capi in questo modo.

Quando le piante compiono la fotosintesi, per la quale utilizzano una combinazione di anidride carbonica, acqua e luce, producono delle sostanze organiche necessarie al nutrimento del vegetale.

Plant-E: come funziona
(Foto: plant-e.com)

Non tutti i nutrienti vengono però utilizzati dalla pianta. Quelli in eccesso vengono infatti rilasciati, attraverso le radici, nel terreno circostante. Qui, i microrganismi presenti nel suolo, una volta alimentati dalle sostanze nutritive, rilasciano come sottoprodotto elettroni. Seguendo questo processo naturale i ricercatori hanno pensato di posizionare un elettrodo vicino alle radici. In questo modo si può trasformare l’energia prodotta dalla differenza di potenziale in elettricità fruibile dall’uomo. Senza alcun danno alle piante o particolari tecniche invasive.

Plant-E: le possibili applicazioni

Un sistema così pensato può essere adottato su vasta scala, in terreni adatti alla coltivazione (in cui potrebbero in questo modo essere rispettati i cicli di produzione alimentare), o anche in terreni inadatti alla coltivazione di ortaggi destinati all’alimentazione. Per ipotesi, il sistema può essere utilizzato ad esempio sui terreni contaminati o inquinati che in questo modo si trasformerebbero in fonti di energia.

Attualmente, questo tipo di tecnologia è ancora in fase di sperimentazione. Il team di ricerca, infatti, ha realizzato un prototipo su piccola scala nei Paesi Bassi. Per il momento, i numeri ottenuti sono piccoli: si parla di 0,4 W per metro quadrato, ma gli obiettivi sono ambiziosi e si punta a raggiungere i 3,2 W. In tal modo, un territorio di 100 metri quadrati potrebbe essere capace di soddisfare il fabbisogno energetico di una famiglia. Il prototipo è stato posizionato su un orto urbano situato sul tetto di un edificio olandese.

Dal progetto nascono poi dei sottoprodotti che potrebbero essere immessi in commercio già entro la fine del prossimo anno: parliamo di Plant-e mobile, capace di produrre energia sufficiente a ricaricare uno smartphone; Hotstop, prodotto per sostenere una connessione wi-fi e, per ultimo, Roof, che, se installato sui tetti degli edifici, potrebbe portare a una riduzione drastica dei consumi energetici.

Per avere maggiori delucidazioni sul progetto, potete visitare il sito ufficiale.

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