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Olio di frittura per alimentare pescherecci e città

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Olio di frittura come biocarburante per alimentare pescherecci e produrre energia per la città. Sono due progetti realmente esistenti e ideati, il primo, in una città italiana, Trieste, e il secondo a Londra.

Vediamo da vicino questi due progetti sostenibili che, non solo permetterebbero di avere energia utilizzando fonti alternative, ma consentirebbero anche di ridurre il problema dello smaltimento dell’olio esausto, che tanto fa male al nostro ambiente.

Partiamo dal progetto che ci riguarda più da vicino: quello di Trieste. Qui, una cooperativa di pescatori ha sperimentato la possibilità di utilizzare l’olio di frittura per la produzione di un biocarburante con cui alimentare i propri pescherecci.

Una soluzione alternativa per far fronte il rincaro del carburante che sta preoccupando il mondo della pesca e dell’acquacoltura regionale. Nel 2013, infatti, il prezzo del gasolio è aumentato fino ad arrivare a 80 centesimi al litro. Con questo sistema, il biodiesel prodotto dalla cooperativa arriverebbe a costare invece 0,18 euro per litro, compreso il costo dell’alcol metilico e l’energia elettrica necessari per far funzionare l’impianto di trasformazione in biodiesel.

Guido Doz, responsabile per il Friuli Venezia Giulia dell’Agci pesca, dichiara che, utilizzando l’alimentazione prodotta attraverso l’uso dell’olio delle fritture, “i pescatori stimano di poter risparmiare circa 300 mila euro ogni anno”. Non poco, visto che il carburante è la voce di spesa più importante nel bilancio delle imprese.

Il processo di trasformazione lo descrive lo stesso Doz: “L’olio vegetale per essere utilizzato come carburante deve essere sottoposto a un processo di transesterificazione, che è una tecnica ormai collaudata: consiste nella trasformazione dei trigliceridi contenuti nell’olio vegetale in biodiesel e glicerolo, che a sua volta può trovare diversi impieghi, per esempio nell’industria alimentare e farmaceutica”.

E così, dalla scorsa estate, è partita la raccolta dell’olio usato. L’unico problema è che sembra che le navi emettano puzza di patatine fritte. Il motore, invece, sembra rispondere bene anche all’alimentazione generata dall’olio: gira normalmente e non perde colpi.

Il secondo progetto, molto simile al primo, riguarda invece Londra, dove verrà prodotta una centrale termica funzionante grazie all’utilizzo di oli esausti e grassi provenienti dai ristoranti della città.

Le due società coinvolte nell’operazione, la Thames Water e la 2OC, hanno ideato un progetto che consentirà di raccogliere oli e grassi da ristoranti e aziende alimentari presenti in città. Questo consentirà di alimentare un’apposita centrale che immetterà energia elettrica nella rete nazionale.

L’impianto produrrà 130 Gigawatt (GWh) all’anno di energia elettrica rinnovabile senza utilizzare una sola coltivazione di colza o altre piante da bio-carburante.

Circa 30 tonnellate di olio esausto saranno raccolte quotidianamente per far funzionare la centrale. La parte mancante sarà raggiunta utilizzando olio vegetale e sego (grasso di animale).

Si pensa che la centrale possa essere operativa a partire dal 2015.

Fonti articolo:

(Foto: Utente Flickr Ernesto Andrade)

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