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No a centrali a biomasse e attività inquinanti: presentato emendamento a DL Sostegni

L’Italia vede in corso numerose procedure di infrazione europea relative a fattori inquinanti, e ciò impone necessariamente una modifica alla pianificazione ambientale e alle misure volte a incentivare attività inquinanti.

Per questo motivo il gruppo del M5S ha presentato un emendamento all’articolo 30 del Decreto Sostegni affinché non siano attribuiti incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili a impianti per la produzione di energia elettrica alimentati a biogas e biomasse, agli impianti per la produzione di biometano, nonché di upgrading da biogas a biometano, qualora, in relazione al territorio in cui si trova l’impianto, sia pendente, nella fase precontenziosa o contenziosa, una procedura di infrazione a carico del nostro Paese relativa a qualità dell’aria, trattamento delle acque reflue urbane, inquinamento da nitrati, inquinamento acque.

Biogas e Biomasse non sono fonti sostenibili ma fortemente inquinanti

Nell’emendamento viene proposto che gli incentivi siano ugualmente esclusi, qualora, per ottenere le materie prime o i rifiuti per il funzionamento dell’impianto, sia necessario percorrere una distanza superiore a 15 km dal luogo di ubicazione dello stesso. Nel 2019 e 2020 sono stati oltre 170 i giorni con superamento PM2.5 o ozono nel bacino Padano, quasi un giorno su due l’aria è cancerogena. In data 29 marzo 2021 buona parte delle centraline del bacino Padano avevano superato i 35 giorni di sforamento annuo consentito per il PM10.

Il biometano infatti perpetra le combustioni e transizione vuol dire arrivare al più presto in una realtà senza combustioni e non è accettabile quindi incentivarle. Le emissioni in atmosfera degli impianti a biometano sono legate al trasporto delle matrici oltre che alle combustioni dei combustibili generati. Altra importante fonte emissiva è legata allo spandimento dei reflui, digestati solidi in particolare.

In base ai dati ISTAT, l’allevamento dei bovini che aveva registrato una flessione dal 2003 al 2010 ha recuperato dal 2012 ad oggi, anche grazie agli incentivi per la produzione di biogas e biometano, al punto che alcune aziende propongono sul mercato additivi per aumentare la “resa energetica” delle deiezioni e delle coltivazioni, e di conseguenza, le potenziali emissioni inquinanti.

Il recupero energetico viene usato come pretesto anche per autorizzare nuovi allevamenti intensivi: in Pianura Padana il progetto delle regioni ne vede il raddoppio, in contrasto con la sopravvivenza della specie umana visto che secondo Ispra il 54% delle polveri fini sono dovute ad allevamenti e riscaldamento in Lombardia ed Emilia Romagna. Non si può continuare ad incentivare pratiche inquinanti, è ora che ci sia una reale svolta, cominciando a capire quali settori foraggiare e quali no.

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Chiudere le centrali a biomassa

Partiamo dalle origini e dal perchè si è arrivati a questa situazione legata alle biomasse: ad un certo punto a qualcuno è venuta fuori l’idea di ricavare energia elettrica dallo sfruttamento del legname. Ecco che viene autorizzata la costruzione delle centrali le quali vengono sottoposte a test d’inquinamento ambientale. Esame che viene ovviamente superato per dare inizio al sistematico depauperamento arboreo del territorio giustificandolo con la poca salute di piante malate, con la loro pericolosità, con le dimensioni eccessive, con le bonifiche fluviali, con la necessità di recuperare spazi per una cementificazione urbana sempre più impellente.

Una vera e propria razzia: una strage dei nostri amici alberi finiti nelle bocche delle caldaie. Era l’anno 2014, durante la Presidenza di Consiglio di Matteo Renzi, quando vennero autorizzati questi impianti per la conversione energetica dei biocombustibili. Mentre le strutture di maggiori dimensioni vennero sottoposte a test e successiva autorizzazione ambientale da parte dell’ARPAT, per le minori si ritenne che non dovessero essere interessate da questo genere di controllo.

Ovviamente, nel corso degli anni, il numero di esse è aumentato per cui andrebbe rivista anche questa regola delle autorizzazioni in relazione alla densità numerica delle centrali di ridotte dimensioni. Ricordo che per la combustione di legname si sottrae tantissimo ossigeno all’atmosfera e vi si liberano quantità enormi di CO2 (anidride carbonica). Gli ambientalisti si battono rincorrendo gli addetti al taglio delle alberature incatenandoci ai tronchi quando invece dovrebbero rincorrere quelle amministrazioni e quei personaggi che hanno autorizzato e che continuano a tutelare queste concessioni. Fino a quando non si faranno chiudere le centrali a biomassa l’inquinamento e il taglio degli alberi non potrà mai cessare.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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