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Ministero: scarti del verde urbano diventeranno biomasse

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Scarti e sottoprodotti vegetali derivanti dalle attività di potatura del verde urbano potranno essere venduti alle aziende produttrici di biomasse: è questa la novità contenuta in un recente nota emessa dalla Direzione Generale dei Rifiuti presso il Ministero dell’Ambiente.

La decisione è arrivata in seguito a una richiesta della Fiper, la Federazione italiana produttori di energia rinnovabile, che aveva sollecitato una discussione in seguito ad alcuni cambiamenti avvenuti di recente in Toscana. In particolare, si faceva richiesta di non considerare più come rifiuti gli scarti da potatura e il materiale legnoso derivante da alluvioni e altri fenomeni meteorologici straordinari: questi materiali, infatti, possono ora essere catalogati come “sottoprodotti” e quindi riutilizzabili (a precise condizioni) nella produzione di energia.

La Fiper ha calcolato che grazie alla vendita di tali scarti, le amministrazioni potranno risparmiare sui costi di smaltimento e ricavare ulteriori fondi, in caso di riutilizzo:

Il quantitativo disponibile si attesta intorno ai 3-4 milioni di Tonnellate/anno con un costo di smaltimento di circa 180-240 milioni di Euro a fronte di un possibile ricavo, in caso di utilizzo energetico, di 80-120 milioni. Il beneficio economico complessivo per l’Amministrazione pubblica Italiana potrebbe aggirarsi tra 240-360 milioni di Euro/anno”.

Per chiarire ulteriormente il vantaggio per i sindaci, la Fiper ha quantificato che ogni Comune “invece di spendere dai 5 ai 7 euro al quintale di costo di smaltimento, potrebbe recuperare 2-3 euro al quintale”.

Alla definizione di sottoprodotto, in ogni caso, il Ministero ha posto una serie di limiti e requisiti: sono quattro e sono liberamente consultabili nel provvedimento.


Walter Righini, presidente della Fiper, ha così commentato il provvedimento:

Da quattro anni la Fiper combatte una battaglia sulle potature del verde urbano che fino a ieri sono state considerate un rifiuto e come tali dovevano essere smaltite, con un costo notevole per le amministrazioni comunali. Il chiarimento del Ministero dell’Ambiente significa che questi residui da costo potranno diventare una risorsa”.

Il riutilizzo di materiali di scarto per la produzione di energia può essere una buona strada per ridurre il consumo di combustibili fossili. Questo tipo di produzione di energia, però, non manca di destare perplessità anche negli ambientalisti. Abbiamo visto poco tempo fa, infatti, come gli impianti a biomasse possono contravvenire alle regole della sostenibilità.

In primis, perché molto dipende dal tipo di materiale utilizzato: se la coltivazione di combustibile bio deriva dalla sottrazione di spazi alle colture tradizionali o alla vegetazione spontanea, è chiaro che questa attività può rappresentare un forte rischio per la natura (e non sembra questo il caso con la decisione del Ministero).

In secondo luogo, medici, WWF e associazioni ambientaliste denunciano da tempo il rilascio, non trascurabile, di polveri sottili durante la produzione di questo tipo di energia. Senza contare, poi, i problemi per la popolazione locale in seguito alla generazione di forti rumori e odori.

(Foto: culvercitycrossroads.com)