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Lo Spalma Incentivi sulle rinnovabili potrebbe essere incostituzionale

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Non si fermano le polemiche legate al provvedimento “Spalma Incentivi sulle rinnovabili, nato con l’obiettivo di ridurre le bollette delle Piccole e Medie Imprese ma che, di fatto, sembra minare i già precari equilibri del settore. Il provvedimento, infatti, colpirebbe gli impianti fotovoltaici esistenti sopra i 200 kWp, allungando da 20 a 25 anni il periodo di incentivazione, con una conseguente riduzione dell’incentivo annuo. La norma, però, sarebbe incostituzionale.

AssoRinnovabili, l’Associazione per le fonti rinnovabili, ha deciso, assieme a una cinquantina di grandi operatori fotovoltaici, di scrivere alla Commissione Europea per chiedere l’apertura di una procedura di infrazione contro lo Stato Italiano, per violazione della Direttiva 2009/28/CE, inerente ai target europei per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Secondo l’Associazione, il provvedimento allontanerebbe definitivamente gli investimenti nel settore in Italia, già diminuiti al 58% nel 2007.

Parte dell’incostituzionalità della norma sarebbe inerente all’articolo 41 della Costituzione, che tutela la libera iniziativa economica. La retroattività del provvedimento, infatti, compromette i piani di investimento delle imprese di settore che si fondano su dati certi e prevedibili.

Non solo. Lo “Spalma Incentivi” determinerebbe una disparità di trattamento tra gli operatori del settore rinnovabile, colpendo solo una parte di essi.

Non appena la norma entrerà in vigore, fa sapere l’Associazione, si attiverà per coordinare “i ricorsi delle migliaia di operatori, sia nazionali sia esteri (le adesioni sono già molto numerose), ingiustamente penalizzati da un provvedimento che modifica unilateralmente e retroattivamente i contratti sottoscritti con il Gse”.

I filoni su cui intervenire sono due: uno a cui prenderanno parte gli operatori italiani e finalizzati a ottenere la dichiarazione di “incostituzionalità” della norma; l’altro, a cui parteciperanno invece gli investitori esteri, finalizzato a dimostrare la violazione del Trattato sulla Carta dell’Energia che tutela gli investimenti nei paesi aderenti (tra cui l’Italia).

Il parere sulla legittimità costituzionale della norma è stato espresso da Valerio Onida, Presidente Emerito della Corte Costituzionale.

A tal riguardo, AssoRinnovabili fa sapere che, da un lato, il provvedimento si “configurerebbe, infatti, come un intervento su rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (le convenzioni con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori, che hanno effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l’aspettativa dell’incentivo è parte determinante. Ciò risulterebbe in contrasto con i limiti costituzionali alla retroattività delle leggi, con il principio – connaturato allo Stato di diritto e riconducibile agli artt. 3 e 41 della Costituzione – di tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti che hanno avviato un’iniziativa energetica, nonché con l’esigenza di certezza dell’ordinamento giuridico”.

Dall’altro lato, invece, la norma entrerebbe in conflitto con “gli obblighi internazionali derivanti dal Trattato sulla Carta Europea dell’Energia (reso esecutivo in Italia con la legge 10 novembre 1997, n. 415), e quindi anche con l’art. 117, primo comma, della Costituzione, poiché violerebbe l’impegno assunto dagli Stati firmatari (tra cui l’Italia) ad assicurare agli investitori “condizioni stabili” oltre che “eque, favorevoli e trasparenti”, per lo sviluppo delle proprie iniziative”.

I vizi di costituzionalità sussisterebbero anche se venisse prolungata la durata dell’incentivo, a compensazione della riduzione del suo valore.

La recente sentenza della Corte Costituzionale Bulgara che ha annullato una tassa retroattiva del 20% sui ricavi degli impianti fotovoltaici ed eolici potrebbe essere un ottimo precedente per dimostrare che “la certezza del diritto non può essere stravolta”.

Intanto, il 4 luglio scorso, anche l’europarlamentare verde lussemburghese, Claude Turmes, ha presentato un’interrogazione parlamentare in cui chiede alla Commissione europea la verifica della compatibilità dello “spalma incentivi”, con il Trattato sulla Carta europea dell’energia.

(Foto: BlackRockSolar)

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