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Il “taglia bollette” danneggia le rinnovabili?

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Continuano le preoccupazioni che riguardano il programma “taglia bollette”, l’iniziativa, lanciata dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e finalizzata a diluire gli incentivi destinati a chi produce energia da fonti rinnovabili su 27 anziché 20 anni.

Il provvedimento, che dovrebbe essere approvato si pensa entro giugno, sta causando non pochi “dolori di pancia” alle associazioni di settore. Il senso dello “spalma incentivi” sarebbe quello di ridurre del 10% la bolletta delle Pmi, ma stando a quanto affermato ad esempio da Emilio Cremona, presidente di Anie/Gifi (Federazione nazionale delle imprese elettroniche ed elettrotecniche e Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), “la proposta, così formulata, è irricevibile”.

Il rischio secondo le associazioni di categoria è quello di affossare gli investimenti futuri nel campo delle rinnovabili; investimenti che, negli ultimi 10 anni, hanno interessato quasi mille impianti, superando i 9 miliardi di euro.

Il primo allarme arriva dalla Cna, secondo cui il “taglia bollette” del ministro Guidi danneggerebbe in particolare il settore fotovoltaico, “mettendo in pericolo migliaia di posti di lavoro”. Le parole sono del presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino, che ha espresso le sue preoccupazioni in una lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti e ai presidenti della commissione Ambiente di Camera e Senato, Ermete Realacci e Giuseppe Marinello.

Vaccarino pone l’attenzione su alcune misure in particolare, tra cui: l’allungamento obbligatorio del periodo di incentivazione, l’incremento dei costi imposti alle fonti rinnovabili rispetto al loro effettivo impatto sulla rete, l’introduzione degli oneri generali anche sugli impianti connessi a reti private e le nuove disposizioni in materia di controlli.

Secondo il presidente della CNA:Ciascuna di queste misure, direttamente o indirettamente, avrebbe un pesante impatto negativo non solo sulle prospettive del mercato degli impianti alimentati da energie rinnovabili, già penalizzato dall’abolizione degli incentivi, ma anche sugli impianti realizzati e attualmente in attività”.

È il tema dei controlli a destare maggiore preoccupazione, in quanto “c’è il reale rischio di colpire con misure pesantissime non solo gli impianti realizzati al di fuori delle regole e con intenti speculativi, ma anche tantissimi impianti viziati da errori meramente formali e commessi in assoluta buona fede”.

Per la CNA sarebbe auspicabile un confronto con le categorie interessate per condividere gli obiettivi e gli interventi da mettere in campo e rilanciare un settore importantissimo per il nostro Paese.

Secondo Anie Confindustria, una soluzione alternativa potrebbe essere introdurre un meccanismo di emissione di bond che coinvolga il Gse e la Cassa depositi e prestiti e che non incida sulla componente A3 della bolletta.

La ricetta proposta da Anie Rinnovabili per lo sviluppo del settore, implica “innanzitutto, uno snellimento burocratico, realizzabile a costo zero, mediante una semplificazione delle procedure autorizzative, di connessione e di accesso alla rete che porterebbe a una diminuzione dei costi degli impianti fotovoltaici fino al 15-20%. È necessario poi, così come più in generale nell’industria italiana, facilitare l’accesso al credito per le imprese, per esempio con l’introduzione di un fondo speciale (come il Fondo Rotativo di Kyoto) per garantire tassi agevolati. Altra misura sarebbe l’estensione della detrazione Irpef al 50% anche ai soggetti giuridici e il supporto incentivante alla sostituzione dell’amianto”.

Nel frattempo, il sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo, a margine del Forum Green Economy 2014 a Roma ha dichiarato: “Sul tema della riduzione della bolletta elettrica nazionale stiamo lavorando in collaborazione con il ministero dello Sviluppo Economico per arrivare a una soluzione condivisa e di buon senso che non penalizzi alcuni settori, come, ad esempio, quello delle rinnovabili […] ma dal punto di vista dell’ambiente credo che sia necessario limitare il più possibile il contributo che si chiede al settore delle rinnovabili e di chi concorre alla riduzione di gas serra nell’atmosfera. Investire nello sviluppo della green economy è la vera sfida per il futuro. Una straordinaria opportunità che, se affiancata a un pacchetto normativo di semplificazione burocratica, potrà aumentare la competitività del nostro Paese in un settore strategico come quello dell’energia verde”.

(Foto: Walmart Corporate)

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