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Il futuro del solare negli occhi delle falene

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Abbiamo più volte spiegato come il fotovoltaico sia in continua evoluzione. Non si fa in tempo ad assimilare una nuova soluzione, che subito qualcun altro inventa un progetto migliore, più sostenibile e con un rendimento maggiore.

Se ricordate, ad esempio, abbiamo già descritto le nuove scoperte che potrebbero rendere i pannelli a film sottile più economici e soprattutto più sostenibili attraverso l’eliminazione di silicio ed etil vinil acetato.

Oggi vogliamo invece parlare di un’interessante scoperta fatta sulle celle solari a film sottile.

Sui vantaggi e gli svantaggi dell’utilizzo di questa particolare tecnologia, rispetto a quella più diffusa e tradizionale, il dibattito è ancora aperto. Un dato evidente è il fatto che le celle a film sottile abbiano ancora qualche difetto, come la dispersione di energia solare. Parte della luce che dovrebbe essere filtrata dai pannelli, infatti, viene persa perché riflessa nello spazio tra i film dell’impianto.

Eppure gli scienziati sono vicinissimi a una scoperta che potrebbe veramente ribaltare le sorti del solare a film sottile e fare la differenza nel migliorare il rendimento di questo tipo di tecnologia.

I ricercatori dell’Università del Nord Carolina si sono posti una domanda essenziale: come imparare dalla natura a far fronte a questa necessità? Ed ecco la soluzione: studiare la morfologia degli occhi delle falene.

Lo studio in questione, intitolato “Antireflection Effects at Nanostructured Material Interfaces and the Suppression of Thin-Film Interference”, è stato pubblicato lo scorso 15 maggio. Ecco, in breve, di cosa si tratta.

Gli occhi di una falena sono, per necessità, anti-riflesso. Questa capacità è stata sviluppata per consentire la sopravvivenza di questi animali al buio, visto che le falene vivono e cacciano soprattutto di notte. In questo modo, i loro occhi sono capaci di assorbire tutta la luce a disposizione, per vedere nell’oscurità.

In realtà, un tipo di ricerca del genere era già stata pubblicata qualche anno fa da un team di ricercatori giapponesi. L’Università del Nord Carolina sta cercando ora di arrivare a una definizione più precisa per risolvere il problema dell’interferenza nel film sottile. Un problema che è ancora più accentuato nei dispositivi che utilizzano più strati di film: visto che in ogni interfaccia viene riflessa una piccola porzione di luce, più interfacce ci sono, più luce viene dispersa.

Usando la nanotecnologia, gli scienziati hanno creato una proposta alternativa che attenuerebbe il problema: creare delle nanostrutture a forma di minuscoli coni che sporgono nello strato di film sottile in cima. Questo limiterebbe la riflessione della luce. Si stima, infatti, che il nuovo dispositivo potrebbe riflettere 100 volte meno luce di un dispositivo a film sottile normale.

Ovviamente lo studio è ancora agli inizi, ma se i successivi esperimenti daranno gli esiti aspettati, questa scoperta potrebbe veramente fare la differenza nel fotovoltaico a film sottile, in termini di costi e soprattutto di efficienza.

Fonti articolo originale:

(Foto: Utente Flickr Johan J.Ingles-Le Nobel)

2 COMMENTI

    • Ciao Alex, alla fine dell’articolo trovi i riferimenti da cui è tratto il testo. In particolare, nell’ultimo link puoi trovare la ricerca in inglese in Pdf.

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