IDROGENO

Idrogeno dall’acqua marina: grazie alla start-up toscana Nemesys diventa un efficiente accumulatore energetico

Dato che entro il 2050 le emissioni dovranno essere azzerate, il Green Deal europeo sollecita la transizione energetica ad un sistema pulito e, in questo scenario, l’idrogeno potrebbe rappresentare un’importante fonte energetica che aiuterebbe a produrre energia pulita in quantità elevata, senza inquinare.

Qualcosa si sta muovendo. Tutto merito di Nemesys, una start-up toscana che, facendo leva sulla diffusione dell’idrogeno, si è aggiudicata la 4° edizione di Next Energy 2020, il programma promosso da Terna, Fondazione Cariplo e Cariplo Factory.

L’idea di Nemesys

Nemesys è riuscita a convincere la giuria con una cella elettrolitica che consente di recuperare energia elettrica durante il processo di produzione dell’idrogeno, superando gli obiettivi di efficienza energetica Eu al 2030 ( 48 KWh(KgH2).

La start-up punta ad utilizzare l’acqua marina nel processo di generazione dell’idrogeno, evitando di sprecare l’acqua dolce per la produzione energetica.

In questo modo, produrre idrogeno diventerebbe più competitivo e conveniente anche nei Paesi in via di sviluppo, in quelle zone in cui acqua ed energia scarseggiano.

Il prototipo non utilizza materiali pericolosi e costose membrane Pem, come avviene nelle attuali soluzioni di mercato e, proprio per questo, ha un costo di realizzazione inferiore e più competitivo.

Ambiti di applicazione della soluzione di Nemesys

Gli ambiti applicativi della soluzione di Nemesys potranno essere indirizzati all’uso domestico, industriale e per i grandi mezzi di trasporto. L’importante è che l’idrogeno del domani sia futuro.

Marco Matteini, co-fondatore della start-up, nata nel 2016, ha una carriera nell’idrogeno e si vede che la sua è una passione a tutti gli effetti: “L’idrogeno-dice-è l’elemento chimico a più alto contenuto di energia, nonché il più abbondante e diffuso in natura.

Può essere estratto tramite elettrolisi con elettricità prodotta da fonti rinnovabili, può sostituire i combustibili fossili in qualsiasi applicazione e realizzazione così un ciclo energetico virtuoso, del tutto privo di emissioni inquinanti“.

IDROGENO
Nemesys: la start-up punta ad utilizzare l’acqua marina nel processo di generazione dell’idrogeno, evitando di sprecare l’acqua dolce per la produzione energetica

Gli ostacoli alla competitività economica dell’idrogeno

Dagli anni 50 del secolo scorso, l’idrogeno è stato utilizzato con successo nelle missioni spaziali e nei sottomarini, tuttavia le tecnologie per produrlo e utilizzarlo sono risultate troppo pericolose e costose per competere sul piano economico con le tradizionali fonti fossili (carbone, petrolio, metano e derivati).

Per consentire la diffusione dell’idrogeno in sostituzione dei combustibili fossili, dice Matteini, è doveroso risolvere i problemi riguardanti la competitività economica che risulta penalizzata da 2 difetti fisici insiti in esso:

  • pur essendo l’elemento più diffuso in natura, non si trova allo stato puro, ma in combinazione con altre molecole come l’acqua o negli stessi combustibili fossili da cui va estratto
  • la difficoltà nel garantire la sicurezza lungo tutta la filiera, dalla produzione allo stoccaggio, al trasporto e all’utilizzo.

L’interesse di Terna verso il progetto di Nemesys

Con il premio assegnato a Nemesys, da Next Energy 2020, Terna ha mostrato particolare interesse per il nuovo tipo di elettrolizzatore in ambiente alcalino ad altissima efficienza.

La start-up, la cui sede aziendale è a Pontedera e che conta a oggi 5 soci 3 3 professori, tra cui Francesco Ciardelli, professore onorario di Chimica all’Università di Pisa, si porta a casa 50 mila euro che potrà utilizzare in servizi finalizzati al processo di accelerazione e di go to market del progetto.

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