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I dieci big dell’energia contro le rinnovabili

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Chi sta remando contro le energie rinnovabili? Le compagnie impegnate in attività ad alta intensità di carbonio (che quindi emettono grandi quantità di CO2) e le loro associazioni di categoria stanno ostacolando le politiche che mirano ad una transizione della nostra società verso un’economia verde, sostenibile e più sicura.  Queste aziende spesso esercitano la loro influenza dietro le quinte, servendosi delle associazioni di categoria per farle parlare al loro posto, confondendo il pubblico con campagne pubblicitarie che negano i cambiamenti climatici, fornendo supporto finanziario ad alcuni gruppi politici, arrivando fino a far assumere i propri uomini in rilevanti posizioni pubbliche.

Le multinazionali che contribuiscono maggiormente all’emissione di gas serra e che traggono profitti da queste attività stanno facendo pressioni per aver un maggior accesso ai negoziati internazionali e, allo stesso tempo, fanno di tutto per bloccare quelle leggi che, in vari Paesi, cercano di diminuire le emissioni di gas serra.

I principali gruppi energetici europei (Enel, Eni, Cez, Iberdrola, Gasterra, Vattenfall, Gdf Suez, e.On, Rwe, Gas Natural Fenosa) hanno deciso di combinare gli sforzi per esercitare la massima pressione su governi nazionali e istituzioni europee con un obiettivo: far cambiare direzione alla politica energetica nel tentativo di attrarre gli investimenti privati nel settore. I 10 Ceo si sono così riuniti a Bruxelles per chiedere meccanismi europei che mantengano la capacità di generazione elettrica in “stand-by”, il rafforzamento del mercato degli scambi di emissioni di anidride carbonica (Co2); le fine dei sussidi alle energie rinnovabili.

I manager, tra cui Paolo Scaroni dell’Eni e Fulvio Conti dell’Enel, fanno parte del gruppo Magritte e hanno deciso di esercitare tutte le pressioni possibili per imprimere una netto cambio di rotta alla strategia energetica europea. Tra i big del settore c’è la convizione diffusa di non essere in grado di attrarre gli investimenti necessari a tenere il passo con la concorrenza, in una fase di grandi innovazioni nel settore. 

Diventa così palpabile il timore del settore gas di essere completamente spiazzato dalla svolta americana a favore del gas di scisto sul quale in Europa si sono impegnati seriamente soltanto i britannici. Per Scaroni la possibilità di sfruttare lo “shale gas” rappresenta “un business mondiale”, mentre per Conti l’Europa sta vivendo un paradosso: “C’è una capacità energetica elevata e ci sono prezzi elevati”. Ciò a causa della pesante pressione fiscale: decisioni dei governi nazionali diverse su questo aspetto della politica energetica conducono a scompensi enormi per i diversi tipi di consumatori.

Tutti i top manager però hanno insistito sul fatto che la sicurezza nelle forniture di energia non è più garantita, le emissioni di Co2 stanno aumentando e gli investimenti nel settore si riducono con le bollette energetiche per i consumatori che arrivano a prezzi stellari. Secondo il numero uno di Gdf Suez, Gerard Mestrallet “la politica energetica europea sta andando a sbattere contro un muro”. 

Basti pensare che negli ultimi 4 anni la bolletta per le famiglie europee è aumentata del 17%, quella per le imprese del 21%; mentre le emissioni di Co2 sono cresciute del 2,4% (2011-2012). E ancora, a fronte di una sovracapacità produttiva conclamata, sono stati cancellati 51 gigawatt di capacità elettrica equivalente alla capacità di Belgio, Repubblica Ceca e Portogallo. Tutto questo mentre si sono moltiplicati gli incentivi alle energie rinnovabili: “Occorre favorire l’integrazione di nuove capacità delle tecnologie per l’energia rinnovabile più mature nel processo regolare di mercato e con l’obiettivo di rafforzare la concorrenza”, hanno scritto i 10 in un documento.

Fonte  larepubblica.it

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