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Fotovoltaico a concentrazione: ecco 3 soluzioni italiane per renderlo più efficiente

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fotovoltaico a concentrazione

Fotovoltaico a concentrazione: tre soluzioni italiane rendono la tecnologia ancora più efficiente. Ecco come politecnico di Milano e MIT hanno risolto i limiti più comuni di questo tipo di impianti

Il fotovoltaico a concentrazione è un particolare tipo di impianto che consente di convertire la radiazione solare in energia termica. È costituito da superfici riflettenti che seguono il sole.

Un esempio di fotovoltaico a concentrazione è dato dalla Centrale Solare Termodinamica Archimede, realizzata dal Nobel italiano Carlo Rubbia, nel 2010, in Sicilia. La centrale è composta da tremila metri quadrati di specchi parabolici che concentrano i raggi solari nel loro fuoco geometrico.

Si tratta di una tecnologia potenzialmente vantaggiosa. Dal 2010 in poi, infatti, sono state sviluppate soluzioni simili in tutto il mondo. Ogni volta, però, ci si è dovuti scontrare con tre limiti importanti che, grazie al lavoro di un team tutto italiano, sono stati ampiamente superati.

Fotovoltaico a concentrazione: limiti e soluzioni

I tre limiti del fotovoltaico a concentrazione rendono questa tecnologia purtroppo poco efficiente per la produzione di energia termica o elettrica. Si tratta di tre problematiche che riguardano: il peso degli specchi, il raffreddamento dei Sali e le caratteristiche del tubo ricevitore.

Grazie alla collaborazione del politecnico di Milano e del MIT, il Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara è riuscito a realizzare un prototipo di impianto fotovoltaico a concentrazione più efficiente della media e capace di superare i tre gravi limiti precedentemente descritti. Ecco come.

Fotovoltaico a concentrazione: la soluzione al problema del peso degli specchi

I pesanti specchi in vetro metallizzato curvati a caldo sono stati sostituiti con delle pellicole costituite da materiale polimerico riflettente. Questa soluzione permette di ridurre peso e costi di investimento per il sistema di orientamento. La costruzione può essere affidata infatti anche a manodopera non specializzata.

La soluzione consente non solo di tagliare i costi del 50% sull’intero impianto e del 75% sui soli specchi, ma anche di incentivare l’imprenditorialità locale in paesi meno sviluppati.

Fotovoltaico a concentrazione: la soluzione al problema del raffreddamento dei Sali

Il secondo problema risolto dal team italiano era costituito dal fluido termovettore. Occorreva infatti adoperare qualcosa che potesse garantire un’elevata capacità termica, pur non decomponendosi a temperature elevatissime: tra 300 e i 550 °C. Il limite dei Sali adoperati fino adesso, infatti, è il raffreddamento notturno. Al di sotto dei 270 °C, infatti, diventano viscosi e difficili da pompare lungo i tubi.

Così, i ricercatori del Centro Eni di Novara hanno adoperato dei fluidi termovettori, realizzati con miscele ternarie e quaternarie di sali che anche a temperature di 90 °C non solidificano, con un notevole risparmio di energia notturna.

Fotovoltaico a concentrazione: la soluzione al problema del tubo ricevitore

Il tubo ricevitore infine deve avere delle caratteristiche particolari: alta assorbenza dei raggi solari riflessi dagli specchi, e bassa remissività, per non disperdere calore una volta entrato nel tubo.

Per far fronte a questa esigenza, è stato inventato un nuovo tipo di rivestimento, una combinazione di quattro innovativi strati metalloceramici che permettono al calore in ingresso di non dissiparsi.

Queste tre soluzioni insieme permettono di avere degli impianti di fotovoltaico a concentrazione più efficienti e interessanti dal punto di vista economico.

I primi impianti che sperimenteranno le innovazioni si trovano a Gela e ad Assemini, due luoghi tristemente celebri per impianti inquinanti a combustibili fossili.

Leggi anche: C’è la Raffineria di Gela dietro i bambini morti o nati con malformazioni?

2 COMMENTI

  1. Mi chiedo a chi facciano scrivere questi articoli con contenuto tecnico.
    La tecnologia è di tipo solare termico a concentrazione, i cui sali riscaldati attivano turbine che generano elettricità..
    Non avvenendo alcun fenomeno fisico di tipo fotoelettrico, la parola “fotovoltaico” ricorrente nell’ articolo è assolutamente inappropriata.
    Il fotovoltaico a concentrazione è un un altro tipo di tecnologia, che nulla ha a che fare con l’invenzione del dr.Rubbia.

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