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Fonti energetiche rinnovabili: nel nuovo Decreto importanti tagli agli incentivi

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Fonti energetiche rinnovabili

Il mese di marzo potrebbe essere un mese importante sul fronte dell’energia, in Italia. Il decreto sule fonti energetiche rinnovabili innovative e il futuro deposito di smaltimento per le scorie nucleari potrebbero infatti vedere la luce entro fine mese.

L’annuncio è stato fatto direttamente dal ministro Carlo Calenda e dal direttore generale Sara Romano, durante il convegno organizzato a Roma dal Gestore dei servizi energetici per la presentazione del Rapporto Attività 2017.

Decreto fonti energetiche rinnovabili: le novità

Il decreto fonti energetiche rinnovabili è stato atteso con ansia. Al suo interno, alcune modifiche in merito all’accesso agli incentivi per gli impianti che producono energia pulita. Il primo testo lascia però fuori una serie di tecnologie chiave come l’eolico offshore, le biomasse, il solare termodinamico e la geotermia avanzata. Inseriti nel quadro normativo, invece, l’accesso agli incentivi per eolico, fotovoltaico, idroelettrico e impianti a gas ottenuto da discarica o processi depurativi. Questi, secondo quanto promesso dal MiSe, troveranno spazio in un secondo provvedimento, il decreto Fer 2, che potrebbe essere mandato in concertazione entro marzo.

Il testo del decreto fonti energetiche rinnovabili

Il provvedimento, secondo alcuni, vedrebbe la sparizione del meccanismo di accesso diretto per piccoli e piccolissimi impianti. Il testo reintrodurrebbe gli incentivi al fotovoltaico, ma solo per gli impianti medio grandi, lasciando fuori gli impianti domestici e quelli di piccola taglia. Insomma, risulterebbero escluse in questo modo le singole famiglie e le piccole imprese, prediligendo le grandi aziende.Il provvedimento prevede la remunerazione dell’energia immessa in rete da impianti fotovoltaici al di sopra dei 20 kW.

Incentivi diretti

Nella bozza del decreto, per poter ottenere gli incentivi, gli impianti da fonti energetiche rinnovabili dovranno richiedere l’iscrizione ai Registri o partecipare alle Aste, per gli impianti sopra 1 MW.

Non è più valido, dunque, il meccanismo di accesso diretto che assicurava una prima certezza sulla remunerazione dell’investimento.

L’iter per approvare il decreto, tuttavia, deve ancora superare il parere dell’ARERA (autorità di regolazione), della Conferenza Unificata e di Bruxelles. Quindi, per poter vedere le prime aste si potrebbe dover attendere fino alla fine del 2018.

Il mini-eolico

All’interno del decreto fonti energetiche rinnovabili, è prevista anche una diminuzione delle tariffe previste per il mini-eolico, che passano da 0,250 €/kWh per potenze inferiori a 20 kW e da 0,190 €/kWh per impianti con potenza inferiore a 60 kW a 0,140 €/kWh per impianti con potenze comprese tra 0 e 100 kW nominali.

Tuttavia, i costi degli impianti di mini-eolico non sono diminuiti in maniera significativa negli ultimi 5 anni. Nel caso peggiore, l’investimento potrebbe essere quindi del tutto infruttuoso.

Il mini-idroelettrico

La bozza del provvedimento prevede anche la disincentivazione della tecnologia del mini-idroelettrico.

Gli incentivi avrebbero subito una diminuzione drastica, del 30%, seguendo un trend di diminuzione continuo. Dai 114,4 milioni di € della Tariffa Onnicomprensiva, si è passati di fatto ai 63,1 milioni di € del DM 6 luglio 2012, per arrivare ai 25,4 milioni di € del DM 23 giugno 2016.

Il paradosso del nuovo decreto

Il paradosso è che la bozza del nuovo decreto cita espressamente la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), appena approvata. Una strategia che prevede un incremento della produzione di elettricità da energia pulita. L’obiettivo, al 2030, è di arrivare al 55%. Per riuscirci, l’aumento della produzione di elettricità rinnovabile dovrebbe essere di circa 80 TWh.

Eppure, i tagli agli incentivi ostacolano in maniera evidente la strada verso un futuro rinnovabile, facendo sembrare gli obiettivi del SEN sempre più lontani.

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