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Dalle biomasse l’energia del futuro?

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Energia pulita prodotta dagli scarti di colture e alimenti, senza togliere spazio e risorse all’alimentazione umana. Sembra essere questa una buona fetta del futuro delle rinnovabili. Secondo il rapporto 2014 dell’Agenzia internazionale dell’energia rinnovabile (Irena), le biomasse, se ben sfruttate, potrebbero arrivare a rappresentare il 60% del consumo di energie rinnovabili entro il 2030. Un quantitativo che andrebbe a coprire il 20% del consumo energetico complessivo della terra.

Una parte di questa biomassa, la maggiore, potrebbe essere costituito da rifiuti e scarti agricoli; la restante, invece, da prodotti forestali sostenibili, che evitano la deforestazione.

E di esempi dell’utilizzo delle biomasse provenienti da scarti alimentari ce ne sono veramente tanti: Il Sole 24 Ore ne fa un elenco.

Gran Bretagna Paese virtuoso

In Gran Bretagna, ad esempio, dallo scorso autunno, i residui di produzione di un’azienda della Nestlé situata a Newcastle finiscono in un impianto di metanizzazione: ogni anno, 1.200 tonnellate di scarti di cacao producono gas, successivamente trasformato in energia. Energia che viene adoperata per coprire l’8% del quantitativo necessario a far funzionare la fabbrica.

biomassa_scarti alimenti

Ancora, la Greenergy avrebbe annunciato di aver iniziato a produrre biodiesel a partire dagli avanzi del cibo, come patatine fritte, torte, pasta e altri prodotti che non possono essere venduti perché scaduti o non conformi agli standard di vendita.

La catena di supermercati Sainsbury ha avviato un progetto per cui gli scarti degli alimenti rimasti invenduti a fine giornata, e che non è possibile donare, saranno adoperati per creare energia, grazie a un impianto che effettua la digestione anaerobica dei rifiuti.

Non male. E questi sono solo alcuni dei progetti attivi o che saranno avviati a breve in Gran Bretagna.

In Ecuador l’energia viene dalle banane

Diversa invece la storia dell’Ecuador. In un nostro precedente articolo, abbiamo visto come sia stato avviato un progetto volto ad ottenere energia a partire dall’estrazione di idrogeno dagli scarti delle banane. L’obiettivo è quello di utilizzare gli scarti ottenuti dall’alimento nazionale, la banana appunto, per estrarre un elemento, l’idrogeno, promettente e sostenibile.

Francia: la nuova vita di crauti e formaggio

Anche la Francia sta adeguando il suo mercato al trend delle biomasse. Ovviamente, rispettando le diverse esigenze e caratteristiche locali: in Alsazia, ad esempio, l’energia viene prodotta dai crauti; nell’abbazia di Tamié, in Savoia, il residuo della produzione di cacio viene adoperato per riscaldare i locali.


E l’Italia?

L’Italia, stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore sarebbe il secondo mercato europeo (dietro la Germania) in impianti di biogas e il terzo mondiale dietro la Cina.

Secondo lo studio Althesys, inoltre, soltanto con la produzione di energia elettrica rinnovabile, il settore è in grado di innescare al 2020 un valore economico di 3,2 miliardi di euro al netto degli incentivi.

Le realtà di produzione di biogas, anche a livello locale, sono diverse.

Lo stabilimento Inalca di Ospedaletto Lodigiano (Lo), ad esempio, è capace di sopperire al 70% del proprio fabbisogno energetico grazie alla combinazione di cogenerazione e una famosa realtà vinicola utilizza un impianto che funziona con gli scarti derivanti dalla stessa produzione del vino.

In Campania, degli oleifici convertono i reflui oleari in energia.

(Foto in evidenza: spectrum.ieee; foto interna: businessgreen)