Home Energia Crollano eolico e solare: ecco come il Governo affossa le rinnovabili

Crollano eolico e solare: ecco come il Governo affossa le rinnovabili

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Le nuove installazioni di impianti di energia rinnovabile, eolico e solare su tutti, sono in netto calo negli ultimi due anni in Italia. Un vero e proprio crollo, dovuto alle azioni scellerate dei governi che si sono succeduti dal 2012 a oggi. Sono queste le conclusioni a cui arriva il nuovo dossier di Legambiente che alla vigilia di COP21, conferenza sul clima di Parigi, ha voluto fare il punto della situazione: l’Italia è bocciata, almeno in termini di investimenti nel settore delle energie rinnovabili.

I numeri sono chiari nella loro brutalità: le installazioni di solare ed eolico nel nostro Paese sono passate dai 10,663 Mega Watt del 2011 agli appena 733 nel 2014. Quasi diecimila MW in meno, nel giro di pochi anni. E per il 2015 le previsioni non sono rosee. Da che cosa dipende? Secondo Legambiente, la risposta è evidente: dalle scelte dei governi, che non hanno sufficientemente sostenuto il settore.

Negli ultimi anni, con impressionante sistematicità, i Governi Monti, Letta e Renzi sono intervenuti per ridurre drasticamente le possibilità di investimento nelle fonti rinnovabili. Per il solare fotovoltaico sono stati cancellati nel 2013 gli incentivi in conto energia, il sistema di incentivi per il solare fotovoltaico, (che in Germania invece sono ancora in vigore) togliendoli perfino per le famiglie e per la sostituzione dei tetti in amianto. Per le altre fonti rinnovabili i tagli sono cominciati nel 2012 e si può sostenere, con difficoltà di smentita, che da allora non vi sia stato un solo provvedimento da parte dei Governi italiani che ne abbia aiutato lo sviluppo.

D’altronde, proprio il governo Renzi non ha mai brillato per attenzione all’ambiente. Come abbiamo dovuto constatare più volte, più che puntare a scelte sostenibili, l’esecutivo è sembrato più impegnato a promuovere trivellazioni di petrolio e grandi opere. Una conferma che arriva anche da Legambiente, che scrive: “Il Governo Renzi e l’Autorità per l’energia si sono mosse solo per salvare il vecchio sistema, ancorato su alcuni grandi gruppi e centrali da fonti fossili. ASSURDO”.Un biglietto da visita terribile per la COP21, che dovrebbe impegnare tutti i Paesi coinvolti nella riduzione delle emissioni di CO2 e, quindi, della fornitura elettrica da fonti fossili.

Nei suoi 20 mesi di attività, il governo Renzi sembra essere andato in tutt’altra direzione, come ci racconta ancora l’ong: “Decreto “Spalma incentivi”‘ che è intervenuto in maniera retroattiva sugli incentivi; nuove tasse per l’autoproduzione da fonti rinnovabili; regole penalizzanti per gli oneri di dispacciamento, giustificate con la non programmabilità delle energie pulite; nuovo decreto di incentivi alle rinnovabili non elettriche che, ancora prima di entrare in vigore, ha già determinato uno stop degli investimenti, viste le scelte che prevede”. Tutti provvedimenti che secondo l’organizzazione hanno contribuito al crollo del 92% di nuove installazioni di eolico e fotovoltaico.

E pensare che l’Italia era avviata sul giusto cammino fino a pochi anni fa: malgrado il crollo recente, infatti, nel nostro Paese le fonti rinnovabili garantiscono oggi oltre il 38% dei consumi elettrici, con un balzo non indifferente dal 15,4 di dieci anni fa. Un record, che ci poneva in testa alle classifiche mondiali del settore.

E pensare che basterebbero pochi provvedimenti a costo zero per far ripartire il mercato, “ad esempio, aiutando le rinnovabili con la semplificazione delle procedure e il via libera all’autoproduzione e allo scambio della produzione da rinnovabili con la rete”, scrive ancora Legambiente. E invece, “nulla è stato fatto per togliere barriere e problemi per i progetti”.

Insomma, affinché la COP21 rappresenti davvero una svolta c’è bisogno che tutti i Paesi facciano la propria parte. Eppure l’Italia ha scelto la strada del ritorno al passato.


(Foto :janie.hernandez55
)