Home Energia Biogas: i pro e i contro di un settore italiano in crescita

Biogas: i pro e i contro di un settore italiano in crescita

2441
1
CONDIVIDI

L’Italia è il secondo mercato europeo, dopo la Germania, e il terzo mondiale, dopo la Cina, in impianti di biogas. Questo quanto risulta dallo studio Althesys, secondo cui, soltanto con la produzione di energia elettrica rinnovabile, il settore è in grado di innescare al 2020 un valore economico di 3,2 miliardi di euro al netto degli incentivi.

Il comparto di biogas agro zootecnico italiano quindi cresce, anche in prospettiva del via libera ottenuto lo scorso dicembre dal governo per l’incentivazione del biometano. Così, il CIB, Consorzio Italiano Biogas, ha tracciato le prospettive del settore, durante la sua assemblea annuale, che ha riunito alla Fiera di Cremona i suoi oltre 400 soci. Secondo il consorzio, il comparto potrebbe rappresentare un risparmio di 1,6 miliardi di metri cubi di importazioni di biocarburanti e un potenziale produttivo al 2030 di 8 miliardi di metri cubi, pari al 10% del consumo nazionale di gas naturale.

Ma attenzione a gioire troppo rapidamente.

Il settore del biogas, da sempre, ha acceso un aspro dibattito tra favorevoli e contrari a una tecnica di produzione di gas ed energia che, se non opportunamente regolamentata, può rivoltarsi contro i suoi stessi principi di sostenibilità ambientale.

Come ogni attività produttiva che presta il fianco a diventare la “gallina dalle uova d’oro” di turno, la produzione di biogas può diventare un problema serio.

I principi su cui si fonda questo mercato interessano lo sfruttamento di liquami e sottoprodotti agricoli, o prodotti appositamente coltivati come il mais, per la produzione di gas. Il rischio risiede nel fatto che è diventato un settore troppo appetitoso per quanti, ormai, fanno fatica a guadagnare con l’agricoltura o l’allevamento.

Su un interessante articolo comparso su Repubblica a maggio del 2012, si legge un passaggio che descrive come funziona il ciclo di produzione di biogas: “Chi viaggia attraverso Piemonte, Lombardia ed Emilia probabilmente avrà già visto a margine di alcuni campi due grandi cupole affiancate , spesso colorate di verde. Sono i “digestori” degli impianti, in cui s’ immettono le biomasse (liquami zootecnici, letame, sfalci agricoli, scarti di produzione, ma anche insilati e coltivazioni) affinché siano trasformate da dei batteri. Questi rilasciano metano, il quale serve a generare energia elettrica con un motore (che produce anche calore), e intanto avanzano un “digestato” che può essere utilizzato come ammendante o concime nei campi”.

Un ciclo teoricamente perfetto, in cui, accanto alla produzione agricola a fini alimentari, i materiali di scarto, invece di morire, trovano nuova vita nel biogas.

Un ciclo perfetto se l’impianto rimanesse piccolo, confinato all’interno del ciclo produttivo aziendale, a cui basterebbero impianti da 20 o 50 kw.

I problemi, naturalmente, iniziano quando si cerca di “arraffare” di più, pretendendo l’installazione di impianti più grandi che in Italia, abbiamo visto anche in base ai dati, si stanno diffondendo sempre più velocemente.

Quali sono i problemi che suscitano le maggiori perplessità attorno a questo settore? Il fatto che gli impianti sono rumorosi, maleodoranti e, secondo alcuni studi, non completamente privi di emissioni nocive.

Poi, si continua a leggere sull’articolo comparso su Repubblica, “c’ è il problema della sostenibilità: questi grandi impianti incentivano i trasporti di “materia prima” da digerire con relative emissioni e traffico. C’ è un forte impatto sul paesaggio e sul consumo di suolo agricolo per quanto ne occupa l’ impianto stesso, ma più di tutto perché il problema di dover produrre energia per venderla e ammortizzare i costi di costruzione induce gli agricoltori a coltivare cibo per metterlo direttamente nei digestori. Questa forse è la cosa più grave di tutte. I grandi impianti prevedono un utilizzo di un 75% di liquami e di un 25% di materia solida per funzionare in maniera accettabile, per fare soldi. Il mais rende tantissimo come solido e la tentazione di sforare la quota del 25% è forte: già oggi ci sono impianti che consumano in prevalenza mais. È sbagliato da un punto di vista etico, ma anche ecologico. Un mais che non si mangia può ricorrere a un uso dissennato di chimica, fertilizzanti e antiparassitari, inquina e mina la fertilità, consuma uno sproposito d’ acqua. Per un megawatt si devono sacrificare almeno 300 ettari”.

Questo è un po’ anche il problema, di cui abbiamo già discusso, che riguarda la produzione di biocarburante che avrebbe un ruolo attivo nell’aumento dei prezzi alimentari e nell’impoverimento delle risorse che gradualmente stanno affamando il mondo.

Secondo quanto sostiene il CIB, il settore del biogas italiano è sviluppato in maniera equilibrata in sinergia con l’attività agricola. In Lombardia, prima regione in Italia dove si concentra un terzo degli impianti, come attestato dai risultati dell’indagine Ecobiogas condotta dal Gruppo Ricicla Disaa dell’Università di Milano e dalla Regione Lombardia, si utilizzano per lo più effluenti zootecnici (50%) e sottoprodotti agricoli (20%) in linea con i dettami del manifesto “Il Biogas fatto bene” adottato dal CIB.

Ancora secondo i dati, risulterebbe che il ricorso alle colture energetiche in termine di Sau (superficie agricola utilizzata) non vada oltre il 4%, una percentuale che continua a decrescere per effetto di un sistema incentivante che favorisce l’utilizzo dei sottoprodotti ed è comunque inferiore alla superficie agricola dismessa tra il 1990 e il 2010 (-14% della Sau).

Dati che, però, continuano a non farci stare tranquilli, considerati anche i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato il settore italiano. Ci riferiamo ad esempio al grande affare degli incentivi pubblici nelle Marche legati agli impianti di biogas, che coinvolge politica e grandi imprese. Una vicenda che riguarda una legge regionale dichiarata incostituzionale in alcune sue parti e la strettissima correlazione tra affari politici e la lobby economica-affaristica del biogas.

Ci riferiamo anche al sequestro di alcuni impianti nei pressi di Macerata in cui sono stati scoperti sversamenti di liquami nel terreno, contaminazione di falde acquifere, silos non autorizzati dalla Regione in cui è stata trovata una sostanza, definita “melassa” per la quale sono stati chiesti degli accertamenti.

Ogni strumento, per quanto buono che sia, se si trasforma in una fonte di profitto e non è ben regolamentato può diventare un boomerang. Così anche la produzione di biogas. Proprio per questo, oggi in Italia ci sono tantissimi comitati locali che si oppongono a questa produzione, o almeno che le tecniche siano seguite in maniera ragionata.

AGGIORNAMENTO:

Il CIB (Consorzio Italiano Biogas) ha gentilmente risposto ad alcuni quesiti che ci siamo posti all’interno del nostro articolo con una mail. Per correttezza di informazione e per quanti vogliano approfondire l’argomento, riportiamo quanto specificato.

Secondo quanto comunicato, la risposta ai quesiti è già stata affrontata dal CIB con il manifesto del “Biogas Fatto Bene”, che diventerà una certificazione di qualità per incentivare gli impianti che aderiscono a tali criteri di sostenibilità.

La piccola dimensione degli impianti, ci spiegano, non è di per sé un criterio di sostenibilità. Un grande azienda agricola può avere molti scarti agricoli, il cui smaltimento rappresenta un problema ambientale. La soluzione sono impianti dimensionati alle capacità ed estensione dell’azienda secondo una logica del km 0.

Per approfondimento:

 

Fonte

Fonte

Fonte

Fonte

(Foto: Wikipedia)

 

1 COMMENTO

  1. Molto interessante l’articolo sul Biogas, tanto interessante quanto allarmante e allarmante quanto il problema delle centrali a Biomassa. Abito a Castiglion Fiorentino e il gruppo Maccaferri vorrebbe con tutte le sue forze e sono molte realizzare una centrale come quelle di Russi o Campiglione. Posso avere approfondimenti in merito a quest’altro abominio programmato da queste aberranti politiche economiche ? Grazie.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here