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Biocarburanti e sostenibilità: imposti i limiti geografici per la tutela dei “terreni erbosi”

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Il 9 dicembre scorso, il Consiglio dei ministri dell’energia dell’Unione europea ha raggiunto un accordo in materia di biocarburanti. In particolare, si è discusso della proposta di direttiva della Commissione europea che mira a limitare le emissioni di CO2 generate dal cambiamento di utilizzo del suolo, per far posto alle piantagioni di biocarburanti. Sono stati così definiti i criteri per evitare la coltivazione di materie prime, destinate alla realizzazione di biodiesel, nei terreni erbosi ad alta biodiversità.

Le nuove regole sul cosiddetto “Indirect land-use change” modificano la direttiva sulla qualità del combustibile e quella sulle energie rinnovabili.

Quando sono state adottate queste direttive, il Parlamento europeo e il Consiglio avevano chiesto alla Commissione di rivedere gli effetti negativi sulla riduzione dei gas serra collegati alla conversione dei terreni e, se necessario, di presentare una proposta legislativa.

Da questo confronto, sono nate le nuove regole proposte dall’esecutivo di Bruxelles.

coltivazione biodiesel

Come spiega Coldiretti: “Il Regolamento n. 1307/2014 della Commissione, infatti, definisce i criteri e i limiti geografici per l’individuazione dei terreni erbosi ad elevata biodiversità, necessari ai fini dell’attuazione delle direttive 98/70/Ce e 2009/28/Ce che stabiliscono che biocarburanti e bioliquidi possono beneficiare di incentivi solo se non sono prodotti da materie prime ottenute su terreni che, a partire dal gennaio 2008, presentavano un elevato valore in termini di biodiversità”.

Per quanto riguarda la definizione di “terreni erbosi naturali ad elevata biodiversità”, il regolamento specifica che si tratta di terreni dove l’uomo non è intervenuto e che mantengono la composizione naturale delle specie, le caratteristiche e i processi ecologici. I terreni erbosi ad elevata biodiversità variano in funzione delle zone climatiche e possono comprendere, tra l’altro, brughiere, pascoli, prati, savane, steppe, terreni arbustivi, tundra e praterie. Queste zone presentano caratteristiche distinte, ad esempio riguardo al livello di copertura boschiva e all’intensità del pascolo e dello sfalcio.

Da questa definizione sono esclusi i terreni soggetti a intervento umano, i terreni degradati e i terreni che ospitano una grande varietà di specie a rischio estinzione, endemiche, migratrici o gregarie, o terreni che costituiscono un ecosistema gravemente minacciato, in quanto questi sono definiti come “terreni erbosi non naturali ad elevata biodiversità”.

Sono sempre considerati terreni erbosi ad elevata biodiversità gli habitat che rivestono un’importanza significativa per le specie animali e vegetali d’interesse unionale e gli habitat che rivestono un’importanza significativa per le specie di uccelli selvatici.

L’azione ha come obiettivo quello di avviare una transizione verso i biocarburanti, nell’ottica di una riduzione di gas serra, proteggendo però gli investimenti già fatti.

A tal fine viene imposto ai fornitori di biocarburanti l’obbligo di segnalare preventivamente le emissioni dovute a cambiamenti indiretti dei suoli.

Il Regolamento n. 1307/2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. L351 del 9 dicembre 2014, si applicherà a partire dal 1° ottobre 2015.

(Foto in evidenza: mnn.s3.amazonaws; foto interna: infoindustria)

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