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Archimede: la prima centrale solare a Sali fusi in Italia

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Centrale solare Archimede a sali fusi

Un’intuizione tutta italiana che trova la sua prima applicazione a Massa Martana, in provincia di Perugia. Si tratta della prima centrale solare concentrata che funziona a Sali fusi, un progetto pensato dal premio Nobel Carlo Rubbia.

La centrale solare è stata inaugurata il 3 luglio scorso, è attiva e sembra che potrà essere un grosso passo in avanti nella risoluzione di uno dei più grandi limiti delle energie rinnovabili: lo stoccaggio. Un’opera che, se tutto funzionerà per il verso giusto, potrebbe non solo segnare un cambiamento nelle energie rinnovabili, ma anche avere una ricaduta positiva in termini di occupazione e Pil in Italia.

Perché proprio i sali fusi

Vediamo innanzitutto perché questo progetto è così rivoluzionario. Nel solare termodinamico i vantaggi dell’uso dei Sali fusi rispetto all’olio diatemico sono molteplici: innanzitutto la possibilità di raggiungere temperature più elevate negli impianti, il che significa una migliore efficienza energetica, poi la possibilità di aumentare la capacità di accumulo termico della struttura che rimane produttiva anche di notte e, infine, il minore impatto ambientale. I Sali, infatti, sono un fertilizzante naturale, il che rende il processo di stoccaggio molto più sicuro dal punto di vista ambientale.

La tecnologia di cui stiamo parlando è stata costruita dall’unione delle menti dell’Archimede Solar Energy e della Chiyoda Corporation, sulla base di un’idea lanciata da ENEA. Italia e Giappone insieme per creare un prodotto che potrebbe essere la risposta a molti interrogativi.

Come funziona la centrale solare

Lo facciamo spiegare direttamente a Gianluigi Angelantoni, presidente di Archimede Solar Energy, che ha rilasciato un’intervista alla rivista Wired: “Attraverso le parabole, il sole riscalda i sali contenuti in speciali tubi fino a 550 gradi. A contatto con il calore l’acqua si vaporizza, e aziona le enormi turbine che producono energia. Il vantaggio di questa tecnologia è che il fluido nei tubi può essere messo in contenitori ben isolati e utilizzato per produrre energia anche di notte”. Il sistema, infatti, è capace di durare per 5 ore in assenza di sole.

Una vera e propria innovazione nel campo. Le tecnologie simili usate dagli altri Paesi utilizzano un fluido infiammabile e inquinante. Una soluzione che ha una resa nettamente minore rispetto all’impianto inaugurato a Massa Martana, funzionante con l’uso dei Sali.

Una risorsa importante per le zone desertiche

Ma non è tutto. Angelantoni spiega anche che “l’importanza di questa tecnologia sarà massima per il Maghreb e i Paesi del Golfo. Di tutto il calore prodotto, viene trasformato in energia il 20%, per via degli attuali limiti delle turbine. Ma il restante 80% sarà utilizzato per de-salare l’acqua del mare, per separare il sale dall’acqua marina e sfruttarla per scopi irrigui”.

Una soluzione che potrebbe aiutare a trasformare le zone desertiche in terreni coltivati, attraverso l’uso di una nuova tecnologia capace di far evaporare l’acqua salata e condensarla in acqua dolce, utilizzando il calore prodotto per fabbricare energia.

Una tecnologia Made in Italy che se riuscisse a svoltare, potrebbe determinare per il nostro Paese un’evoluzione importante nel panorama delle rinnovabili.

Fonti articolo:

(Foto: Fernando Tomás from Zaragoza, Spain)

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