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Amazon, punzecchiata da Greenpeace, punta ora al 100% di rinnovabili

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Amazon punta a utilizzare il 100% di energia rinnovabile. La multinazionale ha annunciato di voler impegnarsi seriamente per raggiungere l’obiettivo di utilizzare solo energie rinnovabili per alimentare le proprie infrastrutture globali, con riferimento a tutto il mondo.

Amazon segue così a ruota la decisione presa dagli altri colossi del web: Apple, Google e Facebook, che hanno promesso il 100% di energie rinnovabili per l’alimentazione dei propri data center.

La società era entrata nel mirino di Greenpeace lo scorso aprile, quando l’organizzazione aveva stilato un rapporto, intitolato “Clicking Clean, How Companies are creating the green Internet ”, sulle misure sostenibili messe in atto dalle internet company, per alleggerire il loro impatto sull’ambiente. In quell’occasione, Amazon non aveva di certo brillato per i suoi interventi green: era saltato fuori che la compagnia alimentava i servizi web solo per il 15% con energie rinnovabili. Inoltre, Greenpeace aveva rilevato che l’azienda non presentava un piano adeguato per la transizione ad alternative più pulite.

Così, a distanza di mesi, Amazon ha deciso di uscire dalla blacklist dei cattivi e voler puntare a una politica energetica completamente sostenibile.

Una decisione che, però, sembra non aver convinto al 100% l’organizzazione ambientalista, visto che il programma di Amazon rimane ancora generico. Nella dichiarazione diffusa via web, infatti, non sono stati precisati i tempi di realizzazione né specificati gli investimenti. Facebook e Google hanno, invece, definito una vera e propria road map per arrivare alla meta del 100% di energia rinnovabile.

Anche se l’azienda continua a rimanere ancora un passo indietro dai suoi concorrenti, i suoi buoni propositi fanno ben sperare, visto che Amazon risulta essere il maggiore provider mondiale di cloud computing. L’attività di molte grandi enti e società come Netflix, Expedia, Adobe, Pinterest, Nokia o la Nasa è sostenuta dai suoi data center. Un cambiamento di rotta operato da parte di questo colosso può acquistare quindi un significato molto più ampio.

Tuttavia, è l’intero comparto IT che desta preoccupazioni in termini di energia, visto che la progressiva digitalizzazione dell’economia continua a determinare una crescita della domanda di elettricità. Come sottolinea la Stampa,  infatti, “oltre ai data center, preoccupa il consumo energetico imputabile ai dispositivi elettronici (set-top box, modem, stampanti, console da gioco, insieme a frigoriferi, lavatrici ecc.) collegati in rete, il cui numero è destinato a crescere in maniera esponenziale: oggi sono 14 miliardi ma nel 2050 saranno 500 miliardi”.

Per poter arrivare a una politica veramente sostenibile, allora, non è sufficiente solo produrre più energia pulita, ma anche aumentare l’efficienza tecnologica e ridurre gli sprechi.

Sull’ultimo punto però, chi deve intervenire non sono solo le grandi aziende ma anche e soprattutto noi consumatori, evitando gli atteggiamenti che possono portare a uno sperpero inutile e ingiustificato di energia.  Un costo che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia , ha significato, nel 2013, buttare via 616 terawattora (TWh) di consumi elettrici e 80 miliardi di dollari all’anno.

(Foto: i1-news.softpedia)

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