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2050: quali saranno i costi e i benefici del ciclo di vita delle rinnovabili

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Futuro rinnovabile, quale scenario per il 2050

Come potrebbe essere un ipotetico 2050 alimentato solo da energia pulita? Ecco la risposta degli scienziati

Quali costi o benefici avrà il ciclo di vita completo delle rinnovabili nel 2050?

A queste domande hanno cercato di dare una risposta i ricercatori della Norwegian University of Science and Technology. Gli esperti hanno realizzato uno studio pubblicato il 6 ottobre sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Il modello Life Cycle Assessment

Il team internazionale, guidato da Edgar Hertwich e Thomas Gibon, ha condotto, per la prima volta in assoluto, una valutazione completa del ciclo di vita a lungo termine delle singole tecnologie per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. Lo ha fatto, sviluppando un modello di Life Cycle Assessment integrato. Secondo questo modello, un futuro fatto di rinnovabili è sostenibile in termini di richiesta di materiale. Non solo. Ridurrà notevolmente l’inquinamento atmosferico, migliorando la salute delle persone.

I ricercatori hanno valutato costi e benefici dell’implementazione della tecnologia rapportandoli a un ipotetico anno 2050.

Lo studio, concepito in questi termini, è il primo del suo genere. Secondo quanto affermato dagli studiosi, infatti, i precedenti tentativi di rispondere a questa domanda hanno esaminato questioni singole, come gli effetti sull’uso del suolo o la necessità di materie prime come i metalli, trascurando invece di valutare le interazioni complessive tra diverse tecnologie messe in atto.

Per far fronte a queste carenze, quindi, Hertwich ei suoi colleghi hanno sviluppato un modello di valutazione del ciclo di vita ibrido integrato. Lo hanno fatto, ipotizzando due diversi scenari energetici elaborati dall’Agenzia internazionale per l’Energia.

2050: i due possibili scenari energetici

Il primo scenario, lo scenario base, ipotizza che, tra il 2007 e il 2050, la produzione mondiale di elettricità aumenterà del  134% e che i combustibili fossili manterranno alta la loro quota di partecipazione nel mix di produzione di energia elettrica: esattamente i due terzi del totale.

L’altro scenario, invece, chiamato BLU map, presuppone che la domanda di energia elettrica nel 2050 sarà inferiore del 13% rispetto allo scenario base grazie a una maggiore efficienza energetica, dell’adozione di tecnologie di storage e all’aumento dell’uso delle energie rinnovabili.

Uno degli aspetti che sono stati valutati durante lo studio è stato l’impatto delle tecnologie sullo sfruttamento delle materie prime. Le tecnologie a basse emissioni, infatti, possono richiedere molte più materie prime delle centrali a combustibili fossili per la loro realizzazione.

Ad esempio, gli impianti fotovoltaici hanno bisogno di 11-40 volte in più il quantitativo di rame che invece serve alle centrali fossili. Gli impianti eolici hanno bisogno di 6-14 volte in più di ferro rispetto alla produzione di combustibili fossili.

I ricercatori hanno valutato queste richieste, in una prospettiva più ampia, come “gestibili ma non trascurabili”. Questo perché l’aumento dell’uso di materie prime è ridotto, ma la diminuzione dell’inquinamento è notevole.

Ad esempio, la quantità di rame necessaria per realizzare i sistemi fotovoltaici entro il 2050 rappresenta solo 2 anni dell’attuale produzione di questo materiale. A fronte di una drastica diminuzione dell’inquinamento dell’aria e del tasso di estrazione di combustibili fossili. I benefici per la salute sono evidenti. “Perseguire l’obiettivo di una mitigazione del clima limiterà l’impatto sulla salute umana dell’inquinamento atmosferico, mentre continuando in questo modo lo peggiorerà”. Afferma Hertwich.

(Foto: Jürgen from Sandesneben, Germany)

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