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Renzi, il suo governo approvò norma per favorire i petrolieri. I No Triv: “È incostituzionale”

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Il Coordinamento nazionale No Triv scopre una manovra sospetta di Renzi che agevolerebbe le trivellazioni bypassando la volontà delle Regioni

Nei giorni scorsi, il Coordinamento nazionale No Triv ha denunciato una manovra sospetta effettuata durante il governo Renzi, che cancellerebbe una delle principali conquiste delle Regioni e dello stesso movimento No Triv contro la corsa selvaggia al petrolio.

Ecco cosa hanno scoperto gli attivisti.

Il gioco di prestigio di Renzi che cancella le tutele sulle trivellazioni

Per capire meglio la situazione, dobbiamo fare un passo indietro, al 2016. È l’anno del referendum anti-trivelle. Nel tentativo di evitare la chiamata alle urne, Renzi inserisce nella Legge di Stabilità 2016 sei dei sette quesiti referendari sulle trivelle. Se la garanzia, infatti, è già contenuta nella manovra di Stabilità, diventa inutile fare una consultazione.

Enzo Di Salvatore, padre dei quesiti referendari, riferendosi proprio a uno dei quesiti della consultazione afferma:

«Tra quelli usciti dal referendum perché coperti da maxi emendamento alla legge di Stabilità c’era quello che garantiva alle dieci Regioni interessate che ogni volta che si fosse trattato di realizzare un progetto di tipo energetico il Governo avrebbe dovuto trattare con loro e conseguire un’intesa in senso ‘forte’, così come più volte ha richiesto la Corte costituzionale con la sua giurisprudenza”».

Ma ben presto le carte in tavola vengono cambiate.

La modifica alla norma operata da Renzi

Secondo la denuncia espressa in una nota del Coordinamento nazionale No Triv, dopo solo sei mesi, il governo Renzi decide di modificare una norma del 1990.

La norma, come spiega Di Salvatore a Il Fatto Quotidiano, fa sì che quando ci fosse stato uno stallo nel rilascio dell’intesa, l’esecutivo avrebbero dovuto cercare una trattativa accordando un certo termine alle Regioni, scaduto il quale avrebbe dovuto ritirare la proposta e chiamare a sé il presidente della Regione per concertare una soluzione politica.

Ad accorgersene è proprio il costituzionalista Di Salvatore, che spiega come con una semplice modifica normativa il Governo Renzi avrebbe “fatto sì che lo Stato potesse superare facilmente l’opposizione delle Regioni convertendo l’intesa in senso “forte” in una intesa in senso “debole”.

La modifica, nascosta “tra le pieghe del decreto legislativo 30 giugno 2016, n. 127 (Norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi), che attua l’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n. 124.”, è stata scoperta durante la riesamina del fascicolo riguardante la raffineria di Taranto, dove andrà a confluire il petrolio del mega giacimento Tempa Rossa. Un ammorbidimento che renderebbe la consultazione con le Regioni prima dell’avvio di un progetto petrolifero quasi un atto formale.

Le conseguenze

Secondo il Coordinamento, grazie a questa manovra effettuata in sordina dal Governo Renzi, per autorizzare la ricerca, l’estrazione, il trasporto e lo stoccaggio di idrocarburi, lo Stato potrà agire liberamente e in tempi rapidi. Una norma che gli attivisti definiscono “palesemente incostituzionale” e che avrebbe permesso al Governo Gentiloni di approvare, il 22 dicembre scorso, una delibera che consente la prosecuzione dell’iter dell’istanza di autorizzazione per adeguare le strutture logistiche alla raffineria Eni a Taranto nonostante l’opposizione della Regione Puglia. E questa rischia di essere solo la prima di una lunga serie di concessioni. Secondo Di Salvatore “questa norma è palesemente incostituzionale, anche alla luce dell’esito del referendum costituzionale che ha ribadito che lo Stato non può in alcun modo prevaricare le Regioni nelle scelte che concernono l’energia ed il governo del territorio”.

Le prossime mosse del Coordinamento No Triv

La prima cosa da fare, secondo il Coordinamento, è porre la questione in sede di Conferenza Stato-Regioni. La manovra esercitata dal Governo Renzi è un “tradimento della volontà di milioni di cittadine e di cittadini che hanno sostenuto la battaglia No Triv nel corso del Referendum del 17 aprile 2016 e quella per la difesa del Titolo V della Costituzione”.

Gli attivisti annunciano che faranno pressioni con ogni mezzo per spingere le Regioni ad attivarsi per una tempestiva correzione della norma.

 

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