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Pfas Veneto, falde acquifere inquinate: dichiarato lo stato d’emergenza

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L’inquinamento da Pfas in Veneto è una situazione che affonda le sue radici negli anni ’50 e che ha portato all’inquinamento delle falde acquifere e all’esposizione a importanti rischi di salute per i cittadini veneti.

Pfas Veneto: dichiarato lo stato d’emergenza nella Regione. Per il governatore Zaia, non c’è più tempo da perdere, la situazione è al tracollo ed è necessario realizzare prima possibile il nuovo acquedotto

Dal 2013, la regione ha iniziato la sua battaglia, raggiungendo un importante traguardo: la dichiarazione dello stato d’emergenza da parte del Consiglio dei Ministri e la futura nomina di un commissario.

Ecco cosa sta succedendo.

Pfas Veneto: l’annosa questione dell’inquinamento

Ma cosa sono esattamente i Pfas? Le sostanze perfluoroalchiliche, o acidi perfluoroacrilici, appartengono a una famiglia di composti chimici che trova largo impiego all’interno della produzione industriale. Si tratta di acidi molto forti, in forma liquida, particolarmente stabili e resistenti ai naturali processi di degradazione.

Sono sostanze che trovano largo impiego nella filiera della concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nel rivestimento delle padelle antiaderenti e nella produzione dell’abbigliamento tecnico, in particolare nel suo processo di impermeabilizzazione. Esistono diverse classi di composti. Quelli più persistenti nell’ambiente sono i PFOA e PFOS.

L’allarme Pfas Veneto è iniziato da quando nel sangue della popolazione sono state rilevate concentrazioni particolarmente elevate. Nel 2013, uno studio del CNR ha individuato nei comuni compresi tra Padova, Vicenza e Verona elevate concentrazioni.

Inquinamento da Pfas: i rischi per la salute dei cittadini

La dichiarazione dello stato d’emergenza per i Pfas Veneto è una vittoria per i cittadini, che negli ultimi anni hanno dovuto eseguire esami medici e screening.

Tra i rischi per la salute derivanti dalla contaminazione da Pfas troviamo un’ampia serie di patologie, tra cui compromissione della crescita e della fertilità, ma anche tumori a reni e testicoli, lo sviluppo di malattie tiroidee, ipertensione gravidica e coliti ulcerose. Si ritiene che gli effetti non siano immediati, ma conseguenti a una lunga esposizione.

La contaminazione avviene generalmente a causa dello smaltimento illegale delle sostanze nell’ambiente. In particolare, interessa le falde acquifere che raggiungono i campi e i prodotti agricoli.

Il governo dichiara finalmente lo stato d’emergenza

Nei giorni scorsi, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza Pfas Veneto, con la contestuale nomina di un commissario. A renderlo noto lo stesso governatore Zaia.

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Questo il commento a caldo dell’assessore regionale Gianpaolo Bottacin:

«Da anni lavoriamo per la risoluzione del problema Pfas, anche a fianco del governo e alle varie strutture competenti, tra cui i ministeri dell’Ambiente e della Salute e il Dipartimento nazionale di Protezione civile. Ora che da parte governativa siamo arrivati all’attivazione dello stato di emergenza con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale, obiettivo per il quale avevamo da tempo attivato con il presidente Zaia le procedure formali di richiesta, abbiamo assieme davanti il grande impegno di dare una soluzione definitiva alla questione».

Zaia: “Il tempo è galantuomo e mi ha dato ragione”

Anche il governatore Zaia ha espresso soddisfazione per la decisione del Consiglio dei ministri, non senza qualche nota polemica:

«Dico che il tempo è galantuomo. Ricordo che quando ho fatto la richiesta dello stato di emergenza per i Pfas, a settembre dello scorso anno, sono stato attaccato da mezzo mondo, dicendo che erano pure fantasie quelle di pensare ad un commissario e che il governo non l’avrebbe mai concesso. Vedo invece che ora la proposta che ho fatto è stata accolta, anche se ai tempi supplementari. Peccato, perché così si sono persi un sacco di mesi».




Essenziale ora è agire in tempi stretti:

«Ora l’obiettivo – conclude il Governatore Veneto – è fare bene e fare in fretta, attraverso una struttura commissariale che ci permetterà di snellire le procedure, e quindi anche realizzare velocemente il nuovo acquedotto. Conto che, nel giro di un anno, noteremo già i primi benefici e in due o tre potremmo arrivare al completamento dell’opera, cosa che in condizioni normali implicherebbe un tempo almeno doppio». 

Il rischio riguarda però tutta Italia

Ma non si tratta solo di Pfas in Veneto. Il problema è più generalizzato di quanto si pensi. Abbiamo avuto modo di parlarne a settembre dello scorso anno, quando abbiamo ripreso uno studio del Cnr, realizzato nel 2013, che parla di contaminazioni anche in altri territori: Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa; il sottobacino Adda-Serio, in Lombardia; l’area del Bormida; l’asta del Po da Torino a Ferrara. Una situazione per cui è necessario prendere provvedimenti il prima possibile, senza più temporeggiare.

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