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La minaccia della centrale nucleare di Krsko

29 Dicembre 2020. Terremoto a Petrinja, a soli 80 chilometri da Krsko. 6,4 Gradi Richter… La centrale nucleare di Krsko sarebbe stata costruita in prossimità di una pericolosa faglia sismica: nessuno è sicuro che la centrale nucleare eviterebbe di fessurizzarsi alla propria base perdendo così la propria acqua refrigerante in caso di un nuovo terremoto come quello che rase al suolo Lubiana nel 1511 e nel 1895.

Supponiamo che a Krsko venga a crearsi l’incidente più grave che possa accadere in un reattore ad acqua, e cioè la perdita totale del liquido usato per raffreddare il nocciolo di uranio. In questa disgraziata eventualità, il nocciolo di uranio si surriscalderebbe, il materiale fuso entrerebbe in contatto con l’acqua delle turbine, trasformandola in vapore, e questo causerebbe lo scoperchiamento del recipiente di contenimento con conseguente fuoriuscita del materiale radioattivo. Supponiamo ancora che, a causa di questa esplosione, nell’aria vengano emessi un terzo di tutti i nuclei radioattivi presenti nel reattore….

Secondo vecchi studi di oltre 40 anni fa, in un incidente di questo tipo la radioattività del materiale fuoriuscito ammonterebbe a circa un miliardo e mezzo di Curie e la nube radioattiva, con un vento di 24 km/h presenterebbe un’estensione di contaminazione pesante (Fall out nero) del raggio di 68 km dalla centrale di Krsko.

A seguito della scossa sismica rilevata a fine anno 2020, la centrale sarebbe stata “spenta” per precauzione. Per modo di dire..

Le ipotesi di contaminazione sul suolo italiano

A questo punto da parte nostra è possibile stimare diversi livelli di contaminazione radioattiva che si avrebbero su Trieste e sul Friuli…”

Con un debole vento di 6 km/h proveniente da est l’Italia non verrebbe raggiunta dal Fall out proveniente da Krsko, a parte una debole radioattività temporanea che si definisce Fall out bianco (0,1 RAD/h) che per semplicità di esposizione non è indicato nei lucidi. (Figura 6-A)

Figura 6A

Ma già con un vento costante di 15 km/h proveniente da est, la contaminazione radioattiva andrebbe da Trieste a Tarvisio, fin quasi a Tolmezzo, investendo in circa 8-10 ore una buona metà del Friuli, compresa Udine, e presentando un livello di contaminazione che si definisce Fall out giallo (0,5 RAD /h), visti i soli 130 km in linea d’aria che Krsko dista dalla frontiera italiana. (Figura 6-B). Nei quattro giorni successivi la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 10 a 50 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno.

Figura 6B : con vento di soli 15km/h la contaminazione arriva a buona parte del Friuli

Con un vento costante di 30 km/h, la contaminazione radioattiva abbraccerebbe tutto il Friuli e una piccola parte del Veneto (Treviso e Venezia), ma presenterebbe ancora il medesimo livello di contaminazione visto sopra, e cioè un livello di radioattività che si definisce Fall out giallo (0,5 RAD/h), a parte Trieste che presenterebbe già un livello di radioattività superiore che si definisce Fall out arancione (1 RAD/h) (Figura 6-C).

Con un vento costante di 50 km/h sempre proveniente da est, la contaminazione radioattiva andrebbe di nuovo da Trieste a Tarvisio, questa volta escludendo Tolmezzo, ma investendo in circa 4 ore una buona metà del Friuli, compresa Udine, e presentando un livello di contaminazione che si definisce Fall out arancione (1RAD/h). (Figura 6-D). In quest’area, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 20 a 100 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno. L’area di contaminazione che definiamo gialla, arriverebbe invece fino a Bologna, anche qui con dosi di radiazioni accumulate per ciascun abitante da 10 a 50 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno.

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Figura 6D: la zona di contaminazione arancione di estende al Friuli con vento di 50 km/h

Con un vento costante di 70 km/h sempre proveniente da est, la contaminazione radioattiva da Fall out arancione (1RAD/h) investirebbe questa volta quasi tutto il Friuli, ma risparmiando Pordenone, e il Veneto, che risulterebbero invece tutti investiti dal Fall out giallo (0,5 RAD/h) entro le prime 12 ore dall’incidente, accanto a un’ampia zona dell’Emilia Romagna e del Trentino. (Figura 6-E).

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Con un vento costante di 100 km/h, sempre proveniente da est, la zona di Fall out arancione arriverebbe fino a Pordenone, Treviso e Venezia, mentre la zona di Fall out giallo si estenderebbe ad aree ancora più vaste dell’Emilia Romagna e del Trentino-Alto Adige. (Figura 6-F).

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FIGURA 6 F: fall out arancione in buona parte del nord

Nella parte meridionale dell’Austria (Klagenfurt, Graz), con venti provenienti da sud e superiori ai 70 km/h, predominerebbe la contaminazione da Fall out rosso, vale a dire con dosi di radiazioni assorbite dalla popolazione, nei primi quattro giorni, variabili da 100 a 500 RAD.

I livelli di fall out da giallo a nero

In Slovenia e in Croazia si assisterebbe invece alle pesantissime contaminazioni da Fall out nero e da Fall out grigio. Il primo determinerebbe dosi di contaminazione per abitante variabili da 1.000 a 5.000 RAD nei primi quattro giorni, di cui circa la metà assorbiti nel primo giorno; il Fall out grigio determinerebbe invece livelli di radioattività più bassa, ma comunque letali, con dosaggi variabili fra 200 e 1.000 sempre nei primi quattro giorni.

In Zona Gialla, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 10 a 50 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno. Altri 50-70 RAD circa nei 30 giorni successivi.

In Zona Arancione, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 20 a 100 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno. Altri 100-150 RAD nei 30 giorni successivi.

In Zona Rossa, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 100 a 500 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno. Altri 500-700 RAD nel mese successivo.

In Zona Grigia, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 200 a 1.000 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno.

In Zona Nera, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 1.000 a 5.000 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno.

di Giuseppe Nacci

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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