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Land Grabbing: il nuovo colonialismo e il furto della terra

Cos’è il land grabbing e dove si pratica?

Il land grabbing è un fenomeno economico e sociale iniziato nel 2008 che ha indirizzato massicci investimenti e flussi di capitali esteri nel sud del mondo. Diffuso principalmente in Africa, Asia e America Latina, consiste nell’acquisizione di ampie porzioni di terreno per lo sviluppo di monocolture. Le acquisizioni sono effettuate da governi, grandi aziende o privati.

Questo fenomeno è visto da molti come una minaccia la sovranità dei paesi in via di sviluppo e la sopravvivenza delle comunità locali. Non è un caso che il land grabbing sia stato definito da diversi esperti una nuova forma di colonialismo.

Dove è iniziato il fenomeno del land grabbing?

Il primo paese africano ad essere considerevolmente colpito dal land grabbing è stato il Senegal. Tra il 2000 e il 2009, sotto la presidenza di Abdoulaye Wade, il governo ha affittato circa 650.000 ettari di terreno. Un caso che ha attirato l’attenzione dei media internazionali è stato quello relativo alla società Senhuile-Senethanol, che ha acquisito 20.000 ettari di terreno della comunità rurale di Fanaye. Il progetto ha attraversato diverse fasi, innescando tensioni sociali e politiche sfociate il 26 ottobre 2011 in scontri e manifestazioni contro il governo, in cui sono morte due persone e decine sono rimaste ferite.

Land grabbing e turismo

In questo contesto, è importante chiarire cosa si intende per land grabbing. Dov’è la linea grigia tra l’alienazione della terra e i collegamenti locali mancanti? Che ruolo gioca l’allocazione delle risorse idriche e marine (water grabbing) ? C’è un’enorme diversità di contesti nel land grabbing indotto dal turismo: nel grande o nel medio, spinti da interessi internazionali o interni, per una causa volutamente nobile o per operazioni non etiche.

La maggior parte delle segnalazioni ha attestato gravi impatti sui mezzi di sussistenza sperimentati dalle comunità locali, tutti legati a entrambi spostamento fisico o economico con diversi effetti a catena. I potenziali impatti positivi devono ancora essere sperimentati su larga scala. Fattori contestuali come strategie per dividere gli interessi della comunità, una comune mancanza di trasparenza nel possesso della terra, e le prestazioni complessive del quadro costituzionale sono altri fattori che pesano sull’appropriazione del territorio a scopo turistico.

È discutibile molto se le linee guida volontarie o i codici di condotta governativi contribuiranno a modificare i fattori contestuali alla base del land grabbing.

Standard globali di buone pratiche possono essere solo una parte della soluzione, soprattutto quando le offerte di terra sono regolate da transazioni su base privata e la popolazione locale è in gran parte inconsapevole degli impatti di lungo termine. Molti governi dei paesi in via di sviluppo non dispongono degli strumenti necessari per controllare lo sviluppo determinato dall’esterno dei cambiamenti nell’uso del suolo a causa del turismo.

Come le tecnologie digitali aumentano il land grabbing

Nonostante le promesse di correggere “l’ingiusta” amministrazione del territorio, un nuovo studio mostra che le tecnologie digitali possono favorire l’accaparramento di terre e la disuguaglianza. Mentre i giganti aziendali discutono di “Tech for Good” all’incontro annuale del World Economic Forum, recenti risultati mostrano che la digitalizzazione può aumentare le disuguaglianze esistenti.

Le aziende, gli individui facoltosi e le élite locali stanno utilizzando nuovi strumenti digitali per appropriarsi delle terre, provocando lo sfollamento di famiglie e intere comunità. Un esempio calzante è il Mirador State Park in Brasile, dove le aziende agroalimentari hanno invaso illegalmente un’area protetta di 700.000 ettari utilizzando registri immobiliari digitali, espropriando centinaia di famiglie dalle terre in cui vivono da generazioni.

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Il caso italiano: Agitu Gudeta

Ricorderete tutti Agitu Gudeta, la ragazza etiope scomparsa tragicamente l’inverno scorso. Per anni fece la barista, per racimolare i soldi che le servivano, finché riuscì a recuperare undici ettari di terre abbandonate, 80 capre e creare la sua produzione di latte, formaggi, yogurt, tutto rigorosamente biologico, aprendo finalmente l’azienda dei suoi sogni: “La capra felice“.

Agitu era una donna solare, intraprendente e di buon cuore. Nella sua terra natia, l’Etiopia, si era impegnata proprio contro il land grabbing da parte di multinazionali straniere che cacciavano i contadini del luogo. Per questa sua lotta, ricevette pesanti minacce da parte del governo e fu costretta a fuggire.

Un cuore davvero grande il suo, il suo sorriso e la sua forza d’animo non sono stati spezzati nemmeno dal suo ingrato e crudele dipendente che la uccise il 28 dicembre 2020.

Questo articolo è in memoria di Agitu

Leggi anche: L’acqua potabile e le manovre delle multinazionali: la corsa all’”oro blu”


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

Commento

  • Ipocriti e prepotenti questi globalisti, ogni nazione “progredita” ne ha in casa ampia scorta.
    Si accaparrano per pochi soldi le potenzialità finanziando governi locali dispotici altrettanto prepotenti e spingono alle migrazioni intere popolazioni di disperati che inevitabilmente poi vengono a fare una guerra tra poveri.
    C’è chi, pochi, si arricchisce sempre di più e chi, in sempre maggior numero, si impoverisce alla faccia della giustizia sociale e della difesa dei diritti dei deboli, di cui tanti ipocriti si condiscono finti appassionati discorsi, e magari ci fanno pure tentativi di crowfunding………..e qualche “filantropo” dona briciole di fortune colossali, accaparrate in che maniera non è dato sapere magari speculando sulle leggi fiscali internazionali fatte per i più scaltri, lavandosi la coscienza agli occhi degli sciocchi.
    E’ impossibile dire che va bene così.

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