Home Ambiente Diritto ambientale: la legge c’è, ma non viene applicata

Diritto ambientale: la legge c’è, ma non viene applicata

1720
0
CONDIVIDI

Il diritto ambientale è davvero più efficace contro gli ecoreati? A quanto pare no.

Ci ricordiamo tutti la legge sugli ecoreati, approvata con fanfare ed entusiasmo nel maggio del 2015.Ma il diritto ambientale, dopo quella legge, è davvero più forte? Tra incertezza della pena, difficoltà interpretative, ambiguità, c’è chi sostiene che vada già modificata. “Dopo poco più di un anno dagli ecoreati, l’unica certezza relativa a questa novità è l’incertezza”, scrive Gianfranco Amendola, ex magistrato.

Diritto ambientale: i nuovi ecoreati

Facciamo un passo indietro. A maggio 2015 viene approvato dal Senato il famoso disegno di legge sugli ecoreati, che introduce 5 nuovi delitti contro l’ambiente nel codice penale. Una norma attesa (e ostacolata) per vent’anni. I nuovi illeciti introdotti sono:

  • Inquinamento ambientale, reclusione dai 2 ai 20 anni (in caso di aggravanti come lesioni multiple a più persone) e fino a 100mila euro di ammenda.
  • Disastro ambientale, punito da 5 a 15 anni, che può essere aggravato dal danneggiamento di aree, animali o vegetali protetti.
  • Traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività: periodo di reclusione da 2 a 6 anni, multa fino a 50mila euro.
  • Impedimento del controllo, da 6 mesi a 3 anni per chi nega l’accesso ai luoghi danneggiati o ne muta artificiosamente lo stato.
  • Associazione contro l’ambiente: aggravanti specifiche per chi commette un ecoreato contro l’ambiente.

I problemi del nuovo diritto ambientale

Gianfranco Amendola è intervenuto nel suo blog sul Fatto Quotidiano per sottolineare come, anche dopo la legge sugli ecoreati, prevalga “l’incertezza del diritto e della pena”. Amendola è uno che se ne intende. Ex procuratore aggiunto alla Procura di Roma, esperto di reati ambientali, Parlamentare europeo coi Verdi, ex vicepresidente della Commissione per la protezione ambientale. È stato membro dei direttivi di Legambiente, WWF e Italia Nostra.

L’ex magistrato riguardo la legge sugli ecoreati parla apertamente di una “giostra di incertezze”. Tutto nasce dalla sovrapposizione delle vecchie contravvenzioni del Testo unico ambientale e le nuove disposizioni:

Forse non tutti sanno che la recente legge sugli ecoreati, oltre a introdurre nel codice penale i delitti contro l’ambiente, contiene anche una parte relativa alle “vecchie” contravvenzioni del Testo unico ambientale”, scrive. Tra l’altro i vecchi reati sono anche quelli “maggiormente riscontrati nella realtà italiana”: cosicché, impunità e incertezza sono diffusi a macchia d’olio.

Queste contravvenzioni “vecchie”, secondo il dettato della nuova legge, possono essere semplicemente “eliminate” senza processo. C’è una “procedura “di polizia” di regolarizzazione che si conclude con un pagamento molto ridotto senza conseguenze sulla fedina penale”. Insomma, un bel colpo di spugna su parecchie illegalità già compiute.

C’è un ulteriore problema. Questa procedura di “regolarizzazione” può essere applicata solo se i crimini non hanno provocato un “pericolo concreto” alle risorse ambientali e paesaggistiche protette. Il problema, però, spiega Amendola è che “spesso la polizia giudiziaria non è in grado di capire se questo requisito sussiste”. In parole povere, spesso e volentieri, gli autori se ne vanno a casa impuniti o con una piccola ammenda da pagare.

Aumentano i dubbi

La nuova legge, poi, crea una serie di dubbi e incertezze dal punto di vista applicativo. Per esempio: la polizia giudiziaria potrebbe applicare prescrizioni per far “cessare situazioni di pericolo”. Ma se c’è una situazione di pericolo, come si può applicare una sanatoria? Sarebbe assurdo, e infatti non è possibile legalmente.

Ancora: dubbi nascono nei casi di contravvenzioni punibili con l’arresto. Come si possono paragonare queste situazioni a quelle meno gravi punibili con la sola ammenda? Che facciamo, mandiamo tutti a casa con una semplice raccomandazione a non farlo più?

Non è chiaro poi se è l’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) o un altro ente a dover asseverare tecnicamente la prescrizione. Non è chiaro, inoltre, a chi devono essere versate le somme dovute dopo la regolarizzazione.




E sono ancora molte altre le incertezze indicate da Amendola. La più grave? Che le Procure della Repubblica, nel dubbio, hanno dettato delle proprie linee guida alla polizia giudiziaria del territorio di competenza. Il risultato? Una disparità di trattamento: “A volte, a distanza di pochi chilometri, la stessa contravvenzione può essere estinta da una parte mentre arriva a processo dall’altra”. E come si coniuga tutto questo con l’uguaglianza di fronte alla legge?
Insomma, Amendola interviene per richiedere “un qualche intervento” che “riporti uniformità di trattamento in tutto il Paese”. E conclude: “Già vi sono molti dubbi sui nuovi “ecoreati”; almeno, salviamo i vecchi”.

L’entusiasmo di Legambiente, arrivato a un anno dall’approvazione della nuova legge, forse era prematuro.Il diritto ambientale in Italia è ancora lungi dal garantire il rispetto della natura e di tutti i cittadini onesti di questo Paese.

Foto: Nils Ally

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here