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Omicidi legati alla deforestazione in Amazzonia: anche in Italia il legno “macchiato di sangue”

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deforestazione in amazzonia

Legno macchiato di sangue”. Non usa mezzi termini Greenpeace Brasil, che in un nuovo report accusa alcune aziende della deforestazione in Amazzonia – ovviamente illegale – e collega la proprietà delle falegnamerie locali ad alcuni omicidi. Il legname in questione sarebbe poi finito su tutti i mercati del mondo Occidentale. Anche in Italia.

L’ONG stila anche la lista delle aziende implicate nell’importazione del materiale dal Brasile. Ecco tutte le informazioni.

Deforestazione in Amazzonia: l’assurda mattanza degli agricoltori

La vicenda risale a qualche mese fa, al 19 aprile 2017. Secondo Greenpeace, quattro uomini armati di coltelli, machete, pistole e fucili avrebbero imperversato nell’area rurale di Colniza, sul Mato Grosso. Obiettivo? “Uccidere e terrorizzare la popolazione locale”, spiega l’ONG. Il gruppo del terrore sarebbe conosciuto nell’area come “Os Encapuzados”, gli incappucciati. E in quella notte di aprile hanno percorso 10 chilometri torturando e uccidendo 9 persone.

Il Pubblico Ministero del Mato Grosso ritiene che il “massacro di Colniza” sia stato ‘giustificato’ dall’avidità delle aziende che lucrano sulla deforestazione in Amazzonia. In particolare, le indagini si sono focalizzate sulla figura di Valdelir João de Souza. L’uomo è fondatore e proprietario di due aziende del settore, Madeireira Cedroarana e G.A. Madeiras. Aziende che hanno forti interessi sulle aree della foresta dove vivevano le vittime, tutti piccoli agricoltori della zona. Proprio qui, a quanto pare, crescono varietà di piante particolarmente pregiate. Ipe, Jatobá, Massaranduba, legna utilizzata nell’ambito delle costruzioni e degli arredamenti nel mondo occidentale.

Dalla formalizzazione delle accuse, avvenuta il 15 maggio, de Souza si è dato alla macchia. Le sue attività avrebbero, però, continuano a lucrare. L’export del legname prodotto dalle sue aziende ha raggiunto USA, Germania, Francia, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Canada, Giappone. E anche l’Italia. Sempre secondo Greenpeace, il giorno stesso del massacro, la Cedroarana avrebbe inviato 7 spedizioni di prodotto negli USA e in Europa.

E la mattanza non sarebbe un caso isolato:

«Scene come il “massacro di Colniza”scrivono da Greenpeace Brasilstanno diventando sempre più comuni. Specialmente in Amazzonia, dove i conflitti nelle campagne sono spesso legati al mercato illegale di legname. Sono innumerevoli i resoconti di crudeli esecuzioni, tentati omicidi e intimidazioni, che creano tensione e paura nelle popolazioni che difendono la foresta».

Leggi anche: Foresta Amazzonica: la minaccia viene dai fast food

Deforestazione in Amazzonia: i brand su cui punta il dito Greenpeace

Sarebbero 12, secondo Greenpeace, i brand coinvolti nella commercializzazione del legno prodotto nelle società di de Souza. E l’organizzazione li elenca tutti:

  • Pine Products
  • Lacey Wood Products
  • Mid-State Lumber Corp
  • South Florida Lumber
  • Wood Brokerage International
  • Vogel Import & Export Nv
  • Delfin Germany Gmbh
  • Tiger Deck Llc
  • Global Timber
  • Cibm Centre Import Bois
  • Derlage Junior Hout
  • Global Gold Forest Lda Industries

Greenpeace si spinge oltre. E arriva a sostenere che le attività delle aziende statunitensi presenti nell’elenco siano in contrasto con il Lacey Act, norma statunitense che vieta il commercio di legname quando vengono riscontrate violazioni della legge, anche straniera. Allo stesso modo, in Unione Europea è prevista una regolamentazione simile: le società sono infatti obbligate a una due diligence che garantisca la riduzione del rischio di prelievo illegale di materia prima.

La ONG aveva d’altronde già stilato un report in cui metteva in guardia le aziende dal fare affari con la Cedroarana. Ben prima del massacro di Colniza. Risulta infatti che l’azienda non ha pagato sanzioni federali pari a circa 150mila euro. Sanzioni comminate a causa dello stoccaggio e del commercio di legno illegale.

Alla luce degli ultimi sanguinosi eventi, Greenpeace esorta le autorità USA e UE a considerare la legna proveniente dal Brasile come “ad alto rischio di provenienza da fonti illegali”. Questo costringerebbe le aziende ad accettare un monitoraggio più assiduo da parte di autorità indipendenti.

 

 




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