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Costruzione Acquedotto Valnerina: il giallo sugli appalti e le preoccupazioni dei geologi

La costruzione dell’acquedotto Valnerina è al centro delle polemiche. Appalti poco chiari e rischi di contaminazione delle acque preoccupano geologi e cittadini.

La costruzione dell’acquedotto nel cuore della Valnerina, in provincia di Terni, assume sempre più i contorni di un giallo. La poca trasparenza nell’assegnazione dei lavori, i rischi di contaminazione delle falde e l’assenza di monitoraggi in una zona sismica, preoccupano gli abitanti del posto.

A nulla sono valse, finora, le proteste di alcune forze politiche, come il Movimento 5 Stelle che, attraverso il suo capogruppo al Comune di Terni, Thomas De Luca, chiede di poter accedere alla documentazione inerente all’appalto.

Acquedotto Valnerina: l’affidamento diretto senza gara d’appalto

Al centro dei sospetti sono innanzitutto le condizioni poco chiare con cui è stato affidato l’appalto. Il gestore idrico della provincia di Terni, la società S.I.I. s.c.p.a, ha messo la costruzione dell’acquedotto Valnerina nelle mani di Umbriadue, una propria consorziata.

Dietro Umbriadue c’è Acea, il gruppo romano che ne è proprietario per oltre il 98%. Acea due anni fa, nel 2016, ha acquistato Severn Trent Plc, diventando così azionista di maggioranza di Umbriadue. La situazione è resa ancora più ingarbugliata dal fatto che Umbriadue detiene il 25% di S.I.I.

Un gioco di scatole cinesi

Quello che si profila è un gioco di scatole cinesi nel quale, secondo chi si oppone ai lavori, non c’è la minima trasparenza. S.I.I. infatti ha appaltato i lavori dell’ acquedotto Valnerina con affidamento diretto e senza gara a Umbriadue (di Acea) che li esegue mediante un’altra proprietà di Acea, la Severn Trent Italia.

Una situazione resa ancora più preoccupante dai soldi che girano nell’operazione, 17 milioni di euro, di cui 2 sono pubblici, a carico dei cittadini.

Secondo Thomas De Luca l’importo dell’appalto è anche superiore alla soglia prevista dalla Ue per l’affidamento diretto di opere pubbliche, e “non si capisce perché non ci sia stata una regolare procedura concorsuale”.




I geologi contrari alla costruzione di Acquedotto Valnerina

L’ acquedotto Valnerina potrebbe essere uno spreco di soldi pubblici e anche un rischio ambientale. Francesco Biondi, geologo, sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, sottolinea che la costruzione avverrà in una zona con una possibilità sismica da media ad elevata e denuncia la mancanza di un bilancio idrogeologico di tutto il bacino.

Mentre Franco Coppoli del comitato “No Acquedotto” fa notare che nella zona di costruzione, negli anni Ottanta, c’era una discarica, con rischi di contaminazione delle falde. Lo stesso Coppoli poi spiega che l’acquedotto attuale di Terni ha perdite per circa il 50% e si chiede “perché non risanarlo invece di costruirne uno da zero?”.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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