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Chernobyl, incendio domato anche grazie alla pioggia: ora si guardano i danni ambientali e alla salute

Dopo 10 giorni il vasto incendio di natura dolosa, sviluppatosi nei pressi della centrale nucleare di Chernobyl, è stato domato e il capo del servizio statale per le emergenze Nikolai Chechetkin ha affermato: “Non c’è più alcun fuoco aperto ma ci vorrà qualche giorno per spegnere del tutto la brace”.

Oltre all’impegno di 400 vigili del fuoco, aiutati da decine di mezzi, 3 aerei e 2 elicotteri, la pioggia ha provvidenzialmente contributo a spegnere il fuoco che ha distrutto tantissimi ettari di foresta.

Per Greenpeace è il peggior incendio registrato nella zona di esclusione

Per l’organizzazione Greenpeace si è trattato del peggior incendio, mai registrato nella zona di esclusione di Chernobyl, in un raggio di 30 km dalla centrale, definitivamente chiusa nel 2000.

Sulla base di immagini satellitari, Greenpeace ha confermato che le fiamme erano arrivate a solo 1,5 km dal gigantesco sarcofago protettivo in acciaio e cemento che oggi copre il reattore numero 4; proprio quello esploso nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, causando la più grave catastrofe nucleare della storia.

Alcuni non credono alle rassicurazioni del governo ucraino

Il governo ucraino chiede di mantenere la calma e lunedì il presidente Volodymir Zelendsky ha detto di essere assolutamente trasparente sulla situazione, dichiarando: “Il pubblico deve conoscere la verità ed essere al sicuro”.

Ma c’è chi non crede alle rassicurazioni delle autorità ucraine. Tra questi Yemelianenko, membro del Consiglio pubblico dell’agenzia statale per la gestione della zona di esclusione dell’Ucraina e Yegor Firsov, capo del servizio di controllo ambientale statale.

Come già in precedenza scritto, Firsov aveva scritto un post su Facebook , facendo sapere che i livelli di radioattività nell’area erano 16 volte superiori alla norma.

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Incendio Chernobyl: ha devastato molti ettari di foresta, distrutto villaggi e orti, ucciso bestiame e potrebbe provocare notevoli rischi per la salute specie dei bambini.

Torna l’incubo radiazioni

Entro un paio di km dal reattore e dalla città abbandonata di Pripyat si trova anche il sito di smaltimento di scorie radioattive di Pidlisny. Si temeva che le fiamme, rese ancora più imprevedibili dal vento, potessero sollevare e disperdere materiale radioattivo, aumento i livelli di radiazioni nell’area attraverso fumo e ceneri.

Ricordiamo che da Pripyat partono le escursioni turistiche che rappresentano una garanzia per l’economa locale, soprattutto dopo il successo della serie HBO Chernobyl, grazie alla quale quello che è stato il teatro del peggior disastro nucleare della storia, è ora la più gettonata meta turistica dell’Ucraina.

L’appello dell’associazione Mondo in Cammino

In Bielorussia e Ucraina stanno aumentando le preoccupazioni per le conseguenze di tale incendio sulla salute dei cittadini, soprattutto dei bambini.

A richiamare l’attenzione delle autorità pubbliche sui rischi che si stanno correndo è l’Associazione Mondo in Cammino che, dal 2005, aiuta i bambini contaminati a seguire stili alimentari e di vita utili a ridurre i danni prodotti dalla radioattività.

Incendi così imponenti, dice l’Associazione, possono mobilizzare fino all’8% del Cesio 137 liberato dall’incidente nucleare del 1986, che si incorpora soprattutto nei bambini, danneggiando le fibre cardiache e provocando già in tenera età infarti, trombosi e ictus, anche perché, ancora oggi, dopo 34 anni, si fa i conti con disturbi cardiovascolari e alterazioni tiroidee.

Oltre 600 milioni di bambini, molti dei quali immunodepressi, si trovano ora a dover affrontare un rischio sanitario doppio: il Covid-19 e gli effetti delle sostanze radioattive potenziate dagli incendi.

A ciò si aggiunge la povertà in quanto l‘incendio ha reso inagibili gli orti dei villaggi ucraini vicini ai focolai dell’incendio a nord ovest della capitale di Kiev, ha fatto rimanere gli abitanti senza una casa, ha ucciso gli animali, unica fonte di sostentamento, ha lasciato centinaia di famiglie senza lavoro. Insomma, una strage nella strage è in corso, in piena pandemia Coronavirus.

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