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Bolsonaro accusa Di Caprio di finanziare chi brucia la foresta. La secca risposta dell’attore americano

Nel problema dei roghi indiscriminati in Amazzonia si innesca la pesante accusa del presidente Bolsonaro all’attore Leonardo di Caprio: secondo il primo infatti la star di Hollywood si sarebbe addirittura prodigato per finanziare i distruttori che incendiano le foreste ( e quindi sostenendo la tesi che ha portato in galera per poi essere subito rilasciati esponenti delle ONG che si impegnano per la protezione dell’ Amazzonia ).

Un colpo di scena spettacolare visto che l’impegno per la difesa dell’ambiente di Di Caprio è ormai acclarato e numerosi sono stati in passato sia i fatti, a livello di finanziamenti e donazioni, che i discorsi e le parole spese per portare all’attenzione pubblica il problema ambientale.

Bolsonaro attacca Di Caprio: finanzia chi brucia la foresta

La tattica di Bolsonaro sembra un incrocio tra lo scaricabarile e il “chi picchia per primo picchia 2 volte”. Da più parti attaccato per le sue prese di posizione, per i suoi ritardi nel contrastare i roghi, e in generale per le sue politiche ultra-liberiste ( ad esempio aprendo la strada ai pesticidi nelle colture e al genocidio delle popolazioni indigene ), il presidente brasiliano pare come un pugile che esce dall’angolo con una mossa scorretta.

“Leonardo di Caprio, lei sta collaborando con gli incendi in Amazzonia”: ecco le parole di Jair Bolsonaro  che si scaglia contro le Ong ambientaliste con l’accusa di essere responsabili dei roghi che distruggono le foreste dell’Amazzonia.

Proprio così, in un messaggio su Facebook il presidente brasiliano,  ha chiesto che nessuno, compreso l’attore Leonardo di Caprio, faccia donazioni ad organizzazioni “che non proteggono l’ambiente, ma i propri interessi”.

Di Caprio risponde alle accuse

Con un tono distaccato e neutro, sebbene si possa intendere il disprezzo per certi tipi di accuse, non si è fatta attendere la risposta tramite il profilo Instagram dello staff di Di Caprio, che partecipa a numerose iniziative in favore della difesa dell’ambiente: “Nonostante fossero degne di essere sostenute, non abbiamo sostenuto quelle organizzazioni interessate”.

Confermo il mio impegno nel sostenere le comunità indigene brasiliane, governi locali, scienziati, educatori e cittadini comuni che lavorano instancabilmente nel proteggere l’Amazzonia per il futuro di tutti i brasiliani”, la replica orgogliosa di Leonardo di Caprio che mai farà mancare il suo appoggio alle organizzazioni che proteggono l’Amazzonia e il suo “insostituibile ecosistema”.

Attivisti arrestati e scagionati in maniera sbrigativa

Facciamo un passo indietro: alla fine erano stati rilasciati i quattro attivisti arrestati con l’accusa di aver appiccato dei roghi in Amazzonia, invece di aiutare le autorità a spegnerli. Le ipotesi di reato su cui era fondata l’operazione sono sembrate da subito del tutto inconsistenti, avvalorando la matrice politica degli arresti e spingendo persino la Procura Federale a esporsi contro la polizia del luogo.

Infatti la polizia brasiliana li aveva arrestati accusandoli di aver appiccato incendi ad Alter do Chao, paradisiaca località nello Stato del Parà.

Stando all’agenzia Keystone ATS gli agenti hanno perquisito la sede del Progetto Salute ed Allegri (Psa) a Santarem, dove hanno sequestrato computer e documenti e arrestato i quattro volontari, tre dei quali sono attivi nella brigata antincendio di Alter do Chao.
Vi era un’attivista dell’Ong Psa, quando è avvenuto il fatto che ha riferito una diversa versione dei fatti.
La signora spiega che bensì l’organizzazione collabori con i brigadisti antincendio, questi sono due enti differenti. Per di più, «la Psa ha sempre lavorato con il governo su diversi progetti, per i quali ha anche ricevuto sostegno finanziario». L’intervento della polizia le sembra quindi «paradossale».
Di fatto, ci tiene a specificare la nostra interlocutrice, «la polizia si è presentata nella sede dell’Ong armata e senza fornire una giustificazione per i provvedimenti presi». L’attivista punta poi il dito contro l’attuale governo di Bolsonaro: «Il Governo ha la chiara intenzione di criminalizzare le Ong e i movimenti sociali che proteggono l’ambiente e le popolazioni tradizionali».

Incendi in Amazzonia: i numeri

Il rapporto di Humans Rights Watch cita la “Mafia dos Ipês”: disboscano, bruciano e prendono possesso della terra allevando bestiame e poi rivendendola con documenti falsi. La mancanza di indagini e la protezione dei testimoni crea un senso di impunità.

Nei telegiornali e nei media europei l’allarme pareva cessato e i roghi spenti. In realtà non è assolutamente così: la deforestazione e l’allarme incendi in Amazzonia sono collegati a una rete di criminali che vengono pagati e svolgono il loro lavoro con  grandi macchinari (motoseghe, trattori, catene, camion) attraverso la protezione della milizia armata contro coloro che tentano di denunciare tali crimini.

E’ quanto afferma il rapporto di Humans Rights Watch (HRW) rilasciato questa settimana.

I criminali minacciano gli indigeni, gli agricoltori, i funzionari pubblici e persino gli agenti di polizia. L’obiettivo del crimine sono i cosiddetti “difensori della terra”, secondo il rapporto ” Mafia do Ipê: come la violenza e l’impunità guidano la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana”.

Noi stessi abbiamo ricordato gli ultimi omicidi avvenuti in Sudamerica a danno dei difensori dell’ambiente e di persone coraggiose che si impegnano contro questi crimini.

Secondo HRW, la distruzione della foresta è una conseguenza dell’accaparramento della terra, un crimine che si verifica quando la terra viene presa da persone che se ne appropriano. I criminali disboscano, bruciano e posizionano il bestiame sul pascolo rimanente, quindi rivendono con documenti falsi, “legalizzando” l’area invasa.

L’inchiesta di HRW durata 2 anni

Globo TV ha contattato il Ministero dell’Ambiente, per chiedere una posizione sui dati del report, ma a questo rapporto HRW il ministero non ha proprio risposto.

“Lo scopo del rapporto era documentare le intimidazioni e la violenza contro le persone che difendono la foresta. La conclusione è che ci sono reti criminali in Amazzonia che sono coinvolte nel disboscamento illegale su larga scala e altri crimini come il land grabbing. accaparramento delle terre e, in alcuni casi, estrazione illegale e traffico di droga “, ha dichiarato Cesar Munoz, ricercatore e autore del rapporto Human Rights Watch.”

Il documento è stato tratto da oltre 170 interviste condotte tra il 2017 e il 2019, tra cui agenti di polizia, pubblici ministeri, agenti dell’Istituto brasiliano di ambiente (IBAMA),  dell’ Istituto Chico Mendes per la conservazione della biodiversità (ICMBio) e National Indian Foundation (Funai), popolazioni indigene, comunità locali e agricoltori.

I dati sui crimini per lo sfruttamento del suolo provengono da Pastoral da Terra, che è collegato alla Chiesa cattolica – e parlano di almeno 300 crimini negli ultimi dieci anni, secondo l’organizzazione. Il governo federale pare non avere dati per monitorare/fronteggiare questo tipo di crimini.

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Claudio José da Silva, coordinatore dei “Guardiani della foresta”, sulle rive del fiume Pindaré, situato nel territorio indigeno dei Caru, a Maranhão. I guardiani sono indiani del Tenetehara che pattugliano la terra, rilevano il disboscamento illegale e lo denunciano alle autorità. Foto: Brent Stirton / Getty Images per Human Rights Watch.

L’analisi si concentra su 28 omicidi – per lo più commessi dal 2015 – su 4 tentativi di omicidio e 40 minacce di morte “in cui vi erano prove credibili” del legame tra criminali e deforestazione.

Ricordiamo che la HRW è un’organizzazione senza scopo di lucro creata nel 1978 che attualmente conta circa 400 professionisti in vari paesi, tra cui avvocati, giornalisti, esperti e ricercatori di vari settori.

Gli interessi economici per i pascoli e lo sfruttamento del legname

Come agisce la Criminalità organizzata

La deforestazione e il rogo illegale sono praticati da una rete di criminali che possono pagare per il lavoro e grandi macchinari che entrano nelle foreste per rimuovere gli alberi più preziosi, tra cui l’Ipê. Questo tipo di albero risulta essere molto ambito in Europa ed è la specie legnosa più utilizzata al mondo per la realizzazione di pavimentazioni come il parquet con destinazione d’uso in situazioni private, pubbliche, commerciali e marittime.

Da qui il nome della mafia. La rimozione degli alberi in piccole sezioni potrebbe non essere rilevata dai satelliti, che catturano la distruzione solo quando viene rimossa tutta la vegetazione.

Minacce ai “guardiani” della foresta

I criminali minacciano di uccidere e talvolta commettono omicidi di coloro che denunciano i crimini commessi dalla mafia. Funzionari pubblici, polizia, popolazioni indigene e residenti locali sono tra gli obiettivi.

Assassini impuniti

La polizia e i pubblici ministeri ascoltati da HRW affermano che gli omicidi si verificano in luoghi difficili da raggiungere – le competenze sulla scena del crimine sono raramente eseguite. Dei 300 crimini per uso del suolo segnalati da Pastoral da Terra negli ultimi dieci anni, solo 14 sono stati processati. Il rapporto HRW esamina 28 omicidi – di questi, solo 2 sono stati processati. Tra le 40 minacce di morte, solo una aveva una denuncia criminale.

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Le donne messicane sposano gli alberi per salvarli dalla deforestazione

Ispezione precaria

Nel 2009 c’erano 1600 ispettori Ibama in Brasile. Nel 2019, ci sono 780 – e solo una piccola parte di essi si trova in Amazzonia, secondo il rapporto. A Pará, ci sono 8 ispettori che si occupano di un’area delle dimensioni della Francia. Alla Funai, di 3.111 dipendenti nel 2012, solo 2.224 sono rimasti nel 2019.

Smantellamento della struttura ambientale

Il rapporto sottolinea che mentre la deforestazione è in aumento dal 2012, nel 2019 ha raggiunto livelli elevati. L’organizzazione collega questo depotenziamento delle strutture di controllo al discorso anti-ambientalista del presidente Jair Bolsonaro (PSL) e alle misure che limitano la rete di sicurezza territoriale, come il tentativo del trasferimento della National Indian Foundation (Funai) sotto l’egida del Ministero dell’Agricoltura, con i relativi tagli.

mappa monitoraggio incendi in brasile
La Mappa del monitoraggio incendi in Amazzonia: si evidenzia il più alto numero di allarmi incendio in assoluto.

Per riassumere lo scenario attuale, i dati della nostra fonte dal Brasile ci parlano di questa situazione, che possiamo ricondurre proprio alla mancanza di controlli e di denunce descritte appena sopra.

Le valutazioni per i reati contro la flora sono diminuite del 23%, da 2.931 (2018) a 2.265 (2019) nei 9 stati brasiliani che compongono l’Amazzonia legale.

Anche le denunce di tutti i tipi (reati di fauna selvatica ed ecosistema, mancanza di licenze, tra gli altri) sono diminuite da 4.127 (nel 2018) a 3.801 (nel 2019), con un calo dell’8%. Ma gli ispettori hanno interdetto l’uso di 1.837 aree, 20 in più rispetto allo scorso anno.

I funzionari dell’IBAMA affermano che le interdizioni  ( e quindi anche divieto di commercializzazione di legnami e prodotti ) non sono rispettate e che il proprio operato è indebolito dall’attuale direzione. Le città con più interdizioni hanno infatti avuto il maggior tasso di deforestazione e incendi negli ultimi 10 anni.

La Nasa sottolinea che il 2019 è stato l’anno peggiore per combustione nell’Amazzonia brasiliana dal 2010 e le denunce di deforestazione della foresta pluviale amazzonica sono aumentate del 203% da giugno ad agosto di quest’anno.

Fonte

Bolsonaro, criminalità organizzata, HRW, incendi in amazzonia, mafia dos ipes


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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