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Appello dei Guaranì alla Coca Cola: “Basta comprare zucchero macchiato del nostro sangue”

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Il popolo dei Guaranì si appella a Coca Cola

Gli Indios Guaranì chiedono alla Coca Cola di smettere di acquistare zucchero dalla Bunge. Il colosso dell’industria alimentare USA sarebbe coinvolto in un recente scandalo sull’appropriazione indebita di terra che ha causato morte e malattie nella comunità indigena

Secondo, Survival International, organizzazione attiva dal 1969 per i diritti dei popoli indigeni di tutto il mondo, Bunge, una grossa multinazionale statunitense, comprerebbe canna da zucchero da coltivatori che si appropriano indebitamente delle terre degli Indios Guaranì.

I Guaranì verrebbero quindi costretti a vivere in spazi ristretti, dove i corsi d’acqua sono inquinati. Qui, malattie e morte corrono tanto velocemente quanto veloce è la crescita produttiva.

Per cercare di porre fine a questo scempio, la popolazione indigena brasiliana ha deciso di appellarsi a Coca Cola, chiedendole di interrompere qualsiasi rapporto commerciale con la Bunge.

Gli scomodi rapporti tra Coca Cola e Bunge

La conferma dei rapporti tra Coca Cola e Bunge verrebbe da un recente rapporto pubblicato da Oxfam. Nel rapporto è descritto anche il problema delle grandi acquisizioni di terreni e dei conflitti a scapito dei produttori di cibo su piccola scala.

Sembra infatti che la Bunge sia profondamente coinvolta nel fiorente mercato brasiliano dei biocarburanti. L’azienda è accusata di procurarsi la canna da zucchero da potenti allevatori che rubano e occupano la terra dei Guaranì. Questa sarebbe poi riutilizzata per il bestiame, per la soia e, appunto, per la produzione di canna da zucchero.

Gli indigeni vengono così scacciati dalle proprie terre e si trovano costrette a dover sopportare fame, carestie e morte.

La triste condizione dei Guaranì

Gli allevatori hanno distrutto quasi tutta la nostra foresta, le nostre piante medicinali, i nostri frutti e le nostre risorse. Ai bambini viene il mal di testa e cominciano a vomitare”. Denuncia Arlindo, leader della comunità di Jata Yvary, in un commovente video-appello.

I Guaranì, infatti, oltre a essere costretti a vivere in spazi piccolissimi, sono circondati da coltivazioni su cui vengono utilizzati pesticidi tossici che generano e diffondono malattie. Non solo, i macchinari e i raccolti sarebbero lasciati marcire nei corsi d’acqua da cui la popolazione dipende.

Una disperazione che uccide

I leader di questa comunità locale che cercano di lottare per i propri diritti vengono sistematicamente presi di mira e assassinati. Tanti altri, invece, si tolgono la vita a causa della difficile situazione in cui vivono. Il tasso di suicidi della tribù è di 34 volte superiore alla media nazionale brasiliana.

Solo quest’anno, in questa comunità si sono suicidati due ragazzi, rispettivamente di 16 e 13 anni.

Ambrósio Vilhalva, protagonista del film pluripremiato di Marco Bechis “Birdwatchers – La terra degli uomini rossi” in cui appunto si racconta la triste condizione della sua tribù, è l’ultimo leader a essere stato assassinato lo scorso mese.

Impegno concreto o fumo negli occhi?

Secondo quanto si apprende dalle agenzie di stampa, Coca Cola si sarebbe impegnata a rispettare la politica di tolleranza zero di Oxfam inerente all’accaparramento di terra.

Nel frattempo, Survival ha sollecitato la Bunge a smettere di comprare canna da zucchero proveniente dalla terra Guaranì. Ha scritto alla Coca Cola e si è più volte appellata alle autorità brasiliane affinché la terra della tribù sia mappata con urgenza. Almeno prima della Coppa del Mondo 2014.


Le multinazionali sono maestre nell’arte di aggirare le critiche con promesse di cambiamento, ma la politica è inutile se non seguono azioni concrete. Per prendere sul serio l’impegno della Coca Cola, la compagnia deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge. Fino a quando questo accordo continuerà, l’impegno che la multinazionale ha preso contro l’accaparramento di terra sarà privo di significato”. Queste le parole di Stephen Corry, direttore di Survival.

Ecco invece il video appello di Arlindo:

(Foto: FrankOWeaver)

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