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Ecocidio: Monsanto a processo per crimini contro l’umanità

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Varie volte noi di Ambientebio ci siamo trovati a parlare della Monsanto. Ultimamente, ad esempio, abbiamo visto come una delle sostanze più diffuse nei suoi prodotti, il glifosato, sia stato giudicato “probabilmente cancerogeno”, o di come, per anni, questa grossa multinazionale abbia fatto “del male” all’ambiente e ai suoi abitanti.

Nonostante molti tendano a negarlo, l’agricoltura industriale, di cui proprio la Monsanto simboleggia il modello produttivo, ha creato dei danni enormi al Pianeta. Emissioni di gas serra, allevamenti intensivi, deforestazione, inaridimento dei terreni, pesticidi, concimi petrolchimici, è solo un elenco di ciò che sta lentamente distruggendo le nostre terre.

Ora, la Monsanto potrebbe essere giudicata per tutti questi crimini, in un processo organizzato dalla Fondazione tribunal Monsanto.

Creata all’Aja, nei Paesi Bassi, con il sostegno di Vandana Shiva, dell’associazione Navdanya, Organic Consumers Association, della Federazione Internazionale IFOAM e altre decine di organizzazioni e associazioni ambientaliste, gruppi sociali e cittadini, la fondazione intende “giudicare i crimini di cui è imputata la multinazionale nei settori ambientali e sanitari e contribuire al riconoscimento del crimine di ecocidio nel diritto internazionale”.

Una sorta di “processo esemplare” per denunciare “tutte le multinazionali e le aziende mosse unicamente dalla ricerca del profitto e che, per questo motivo, minacciano la salute degli esseri umani e la sicurezza del pianeta”.

Secondo la sua madrina, la scrittrice e regista Marie-Monique Robin, autrice di Il mondo secondo Monsanto, un’inchiesta sulla multinazionale statunitense, si tratta di un’iniziativa senza precedenti, in cui un tribunale formato da veri giudici e avvocati in toga esaminerà dei veri e propri capi d’imputazione tramite gli strumenti del diritto internazionale. Pur non godendo, però, di un riconoscimento internazionale.

Per giudicare il comportamento di Monsanto, ci si baserà sui “Principi guida sulle imprese e i diritti umani” approvati nel 2011 dal consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Giuristi di alto livello, magistrati, avvocati e giudici provenienti dai cinque continenti si riuniranno all’Aja dal 12 al 16 ottobre 2016, raccogliendo le testimonianze e le informazioni rilasciate da tutti i querelanti provenienti da ogni angolo della Terra.

Per tale occasione, la Monsanto si dice addirittura “pronta a rispondere a tutte le domande”, pur non chiarendo se il gruppo invierà dei suoi rappresentanti al processo.




In questi ultimi anni, la multinazionale ha affrontato diversi casi: dagli abitanti di Nitro, la città del West Virginia dove la Monsanto produceva l’Agente arancio, che nel 2013 hanno ottenuto dei risarcimenti per i danni subiti a causa dell’inquinamento da diossina; all’agricoltore francese Paul François, vittima di un’intossicazione dovuta al Lasso, un erbicida di Monsanto oggi vietato. Per questo caso, la Monsanto è stata condannata in primo grado e in appello e ha presentato ricorso in cassazione quest’autunno.

Come fa notare Internazionale, tutti questi casi affrontati dalla multinazionale hanno evidenziato l’esigenza di una riforma del diritto, affinché venga riconosciuto il crimine di ecocidio. Come spiega Robin, infatti, “se già ci fosse stato, la multinazionale non avrebbe potuto inquinare in totale impunità per oltre un secolo e fare di tutto per distribuire sul mercato prodotti altamente tossici che provocano malattie e la morte di migliaia di persone”.

In particolare, i sostenitori del processo sottolineano il contributo dato da Monsanto nella creazione di sostanze altamente dannose:

  • il PCB: che mette in pericolo gli animali e la fertilità umana.
  • il 2,4,5-T: utilizzato per la produzione dell’Agente Arancio durante la guerra del Vietnam e che continua a causare tumori e malformazioni alla nascita.
  • il Roundup: a base di glifosato, riconosciuto dall’OMS come probabile cancerogeno per l’uomo.
  • il Lasso: un erbicida ora proibito in Europa.

Ma chi finanzierà tribunal Monsanto?

Si spera tutti, anche perché l’interesse è veramente di tutti. Il 3 dicembre scorso è stato lanciato un appello “a tutti i cittadini e le cittadine del mondo” affinché partecipino “attraverso la più vasta operazione di crowdfunding internazionale mai realizzata fino a oggi”.

Il Tribunale Monsanto  valuterà le accuse contro la società e i danni causati. Dibatterà anche sulla potenziale responsabilità criminale della società e considererà se una riforma della legge internazionale contro i crimini possa includere i crimini contro l’ambiente o l’ecocidio, come atto criminale perseguibile.

(Foto: Donna Cleveland)

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