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Ecoballe italiane in Marocco: la rabbia dei cittadini

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Le ecoballe della Campania sono arrivate in Marocco? Tra ministri che si contraddicono, documenti falsi e la rabbia della popolazione, si è consumato l’ennesimo episodio di scarsa trasparenza, che calpesta i diritti dei cittadini.

Il 27 giugno, il sito marocchino hespress.com ha raccontato di un carico di 2500 tonnellate di ecoballe, contenenti rifiuti plastici e resti di pneumatici, proveniente dall’Italia, arrivato al porto di al-Jadida, in Marocco. Il carico, sospettano i marocchini, proviene dal sito di stoccaggio Taverna del Re, uno dei simboli del disastro dei rifiuti in Campania, dove sono alloggiate circa 5 milioni e mezzo di tonnellate di ecoballe. Rifiuti che dovrebbero essere poi smaltiti nei cementifici di al-Jadida, Casablanca e Settat, in un’area a prevalente vocazione agricola. A maggio scorso, il presidente della Campania De Luca aveva annunciato l’inizio della rimozione dei rifiuti e il trasporto degli stessi fuori regione.

Ed è stato forse questo il motivo – insieme a una presunta “somiglianza” con le ecoballe campane – a destare i sospetti di cittadini e associazioni ambientaliste. Il centro regionale per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile della città nordafricana ha condannatoil trasporto via nave dall’Italia verso il Marocco di carichi di spazzatura e di rifiuti pericolosi in balle di plastica tra cui residui di copertoni d’auto: ciò rappresenta un danno per la salute e per l’ambiente”.

È immediatamente partita una petizione online creata dal FMDH, il Forum Marocchino per i Diritti dell’Uomo, che respinge qualsiasi possibilità di ricevere e smaltire i rifiuti italiani sul territorio marocchino. La petizione ha superato i 20mila sostenitori, ad oggi. L’episodio è presto diventato un caso nazionale, coinvolgendo anche le istituzioni: sono state avviate interrogazioni parlamentari, inchieste dei telegiornali e la ministra dell’Ambiente, Hakima Elhaite, ha indetto una conferenza stampa, in cui ha cercato di tranquillizzare i marocchini spiegando che si tratta di “rifiuti non pericolosi, utilizzati come combustibile alternativo all’energia fossile“. Un’affermazione che però ha successivamente contraddetto, dichiarando alla stampa che il carico è ancora sospeso nel porto di al-Jadida, perché deve passare alcuni test per valutarne la pericolosità.




Il carico di ecoballe è arrivato in un periodo di particolare rinascita della coscienza ambientalista marocchina. A novembre si terrà a Marrakech la Cop22, la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima (e speriamo che stavolta serva a qualcosa…), e dal primo luglio il Paese ha messo al bando i sacchetti per la spesa in plastica, dopo una forte mobilitazione popolare.

Ad agitare ancora di più gli animi, ci ha pensato il sito di informazione alraiy.com, che ha diffuso un sedicente “contratto per servizio di trasporto, conferimento, recupero e/o smaltimento” di rifiuti imballati e stoccati, tra la Regione Campania e alcune aziende con sede in Marocco. La Regione Campania ha immediatamente risposto, parlando di “atti assolutamente falsi”, e il presidente De Luca ha annunciato querela “contro chi ha prodotto atti falsi sulle ecoballe in Marocco”. Lo smaltimento delle ecoballe, spiegano le istituzioni campane, è circoscritto all’ambito della Comunità Europea.

Dopo due settimane, è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente italiano, Gian Luca Galletti: “Non esiste alcun accordo tra i due ministeri dell’Ambiente italiano e marocchino per lo smaltimento o il trattamento di rifiuti prodotti sul territorio nazionale italiano. Altrettanto falsa è la notizia che il carico giunto nei giorni scorsi nel Paese nordafricano contenesse le ‘ecoballe’ campane: si è trattato, secondo gli approfondimenti da noi compiuti, di un trasporto di rifiuti internazionalmente catalogati ‘non pericolosi’, partito da Pescara e in possesso di tutte le certificazioni previste per il trasporto transfrontaliero“.

Basterà questo intervento a placare gli animi dei cittadini marocchini? Intanto dobbiamo registrare, ancora una volta, come decisioni importanti che riguardano l’ambiente e la salute vengano prese con scarsa trasparenza, senza informare adeguatamente i cittadini e senza concertare con gli abitanti del territorio un piano d’azione comune. Se questa è democrazia…

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