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Don Prisutto: ‘Napolitano, venga a vedere la città dove si muore di tumore’

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In genere, quelli a essere ricordati sono i nomi delle persone morte per mafia. Ad Agusta, cittadina della Sicilia, non è così. Ogni 28 del mese, il parroco della Chiesa Madre legge durante l’omelia i nomi delle vittime di tumore; nomi, sono 477, che ha accuratamente raccolto in un registro.

La morte in questi luoghi è di quelle che fanno poco rumore: lenta e silenziosa, ma non per questo meno straziante. In provincia di Siracusa, in una terra posta al centro di un triangolo maledetto, tra Augusta, Priolo e Melilli, dove troneggiano centrali elettriche e impianti di raffinazione (si contano 18 stabilimenti), tutti hanno perso almeno un parente a causa di un tumore.

Si muore soprattutto di carcinoma ai polmoni, ai reni, al colon. Non ci sono sconti. Bambini, uomini, donne, anziani. La morte se li sta portando via tutti.

Lo sa bene padre Palmiro Prisutto, il sacerdote che, da gennaio, ha iniziato a creare un vero e proprio registro parallelo dei tumori che, per protesta, legge ogni 28 del mese durante l’omelia al duomo. Il cancro gli ha portato via una sorella, ha un fratello che sta lottando contro un tumore e due nipoti che sono nati con gravi malformazioni.

Tanti, troppi casi e tanto, troppo silenzio sulla questione. Per questo, ha deciso che era giunta l’ora di attirare l’attenzione su una terra maledetta dove o scegli di vivere e ti allontani, o scegli di lavorare e muori.

È un ricatto che ha dell’assurdo, eppure è un ricatto che accomuna troppe storie di italiani, come chi lavora all’Ilva di Taranto.

Ai giornalisti de Il Fatto Quotidiano, don Palmiro dice:Vede, qui ad Augusta, da tempo ormai la gente mi dice: ‘don Palmiro, meglio morire di cancro, che di fame’. Non ne posso più di sentire questa frase: o il lavoro o la salute, questo è il ricatto”.

Erano gli anni ’60 quando Eni ed Esso iniziarono a guardare la Sicilia con occhi interessati. I colossi energetici volevano poter estrarre e raffinare il petrolio di cui l’isola è ricca. Avviarono così un nuovo progetto di sviluppo, attraverso la creazione di un polo Petrolchimico che inizialmente diede lavoro a molti ma che, anni dopo, gli abitanti avrebbero pagato a caro prezzo.

Anche se non ci sono sentenze che dimostrino la diretta correlazione tra la presenza del polo petrolchimico e l’alta incidenza di malattie, i cittadini e molti medici non hanno dubbi.

Così, don Palmiro ha deciso di intraprendere la sua lotta contro una strage silenziosa, come la definisce lui. E come dargli torno.

Qui, in questa zona, c’è una percentuale di tumori superiore alla media nazionale, con un’alta diffusione di malattie dell’apparato respiratorio e una presenza consistente di neonati con malformazioni. Sono centinaia le denunce delle famiglie e diversi i fascicoli di inchiesta aperti per indagare un numero di decessi così alto che non può essere casuale.

Il 10 luglio scorso, fa sapere il prete ai giornali, in chiesa, si è presentato un investigatore inviato dalla procura di Siracusa, che ha ufficialmente acquisito l’elenco parallelo stilato dal parroco e dai familiari delle vittime.

Ora, don Palmiro ha deciso di continuare la sua protesta, scrivendo una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in cui lo invita  “a partecipare alla messa in suffragio delle vittime del cancro che si celebrerà nella Chiesa Madre di Augusta, il prossimo 28 settembre 2014”.

Fino adesso, non ha avuto risposta.

Una seconda lettera è stata scritta anche alla dirigenza della raffineria della Esso. Nel testo, il prete ringrazia l’azienda per non aver concesso il tradizionale contributo alla festa patronale del paese. Una cosa di cui don Palmiro si rallegra, visto che per lui “è un buon segno vuol dire che la nostra protesta inizia a creare dei problemi”.

Purtroppo però, sembra che la sua battaglia sia combattuta quasi in solitudine, visto che molta gente, afferma il parroco, teme che protestando possa perdere il lavoro.

Assurdo da credere, eppure, il ricatto del lavoro oggi, in tempi così difficili, è anche questo.

Al link, il video dell’intervista che il parroco ha rilasciato a Il Fatto Quotidiano:

(Foto: Wikipedia)

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