Home Ambiente Dissesto idrogeologico: piu di 7milioni di persone vivono in aree a rischio

Dissesto idrogeologico: piu di 7milioni di persone vivono in aree a rischio

278
0
CONDIVIDI

Pubblicato il nuovo rapporto dell’Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia. Tante le città a rischio, 7 milioni le persone che vivono in queste aree.

Dissesto idrogeologico: sono 9 su 10 i comuni a rischio frane o alluvioni. I dati forniti dall’ultimo rapporto dell’Ispra non lasciano dubbi: 7.145 su un totale di 8.000 località potrebbero essere in pericolo.

Di questi, 1.640 municipi sono a rischio frane, 1.607 a rischio idrico e in 3.898 comuni potrebbero verificarsi di entrambi gli eventi.

Coinvolte oltre 7 milioni di persone.

È la fotografia scattata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nel suo nuovo rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia”.

Tra le Regioni più popolose e con un rischio più elevato di frane troviamo: Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna; mentre per il rischio alluvione sono: Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. Sette le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico: Valle D’Aosta, Liguria, Emilia – Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. Oltre il 90% dei comuni a rischio sono invece in Calabria, provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia. 51 sono le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni.

Una situazione che tocca tutti, a diversi livelli: 80mila imprese si trovano in aree ad alto rischio dissesto idrogeologico; ma anche il 18,1% del patrimonio artistico italiano (monumenti, beni architettonici e siti archeologici) non è al sicuro.

Le regioni con il numero più alto di beni a rischio (in uno scenario medio) sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Si parla di città d’arte come Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa; cui si aggiunge Roma considerando uno ”scenario con scarsa probabilità di accadimento”.




Tra i maggiori responsabili, secondo l’Ispra, l’urbanizzazione incontrollata degli ultimi settant’anni: mezzo milione di ettari cementificati tra il 1990 e il 2008.  Come spiega Ciro Gardi, autore di diverse ricerche in merito: “Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 kmq di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 kmq (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media”.

Anche se non tutti i fenomeni dipendono direttamente dall’intervento umano, continua Gardi, l’urbanizzazione non pianificata e la cattiva gestione delle aree agricole svolgono un ruolo di primo piano nella risposta ai cambiamenti climatici.

L’inverno estremamente secco di quest’anno ha per ora scongiurato nuovi disastri ma, oltre al fatto che la siccità ha portato comunque al verificarsi di altri problemi, come un aumento dell’inquinamento nelle città, in molti casi pochi giorni di pioggia possono bastare per far scattare l’allarme.

A tal proposito, il responsabile della Struttura di missione di Palazzo Chigi ‘Italia sicura’ contro il dissesto idrogeologico Mauro Grassi ha spiegato che, entro l’estate 2017, dovrebbe andare in porto l’80% del Piano contro questi fenomeni che interessano da vicino l’Italia.

Il problema è che i lavori stanno andando avanti più lentamente del previsto.

”Del cronoprogramma del Piano sulle città metropolitane da 1,3 miliardi totali, con 132 interventi di cui 33 già finanziati che seguiamo come fossero dei ‘bambini’spiega Grassi -, altri 250 milioni arriveranno entro l’estate, e diventeranno poi un totale di 400-450 entro l’anno”. ”Ieri siamo stati anche all’Autorità nazionale anti-corruzione per parlare con i responsabili e dire che un loro controllo collaborativo non voleva dire ritardare il cronoprogramma”, conclude.

(Foto: Ispra)