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Il disastro ambientale in Vietnam che sembra non interessare a nessuno

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Brasile, Cile e ora Vietnam, un disastro ambientale dietro l’altro sta distruggendo l’ecosistema. Il responsabile? È quasi sempre l’uomo.

In queste ore non è solo il Cile a vivere uno dei peggiori disastri ambientali della storia del Paese, anche il Vietnam, nel silenzio assordante della stampa, sta assistendo una situazione disastrosa, che ha portato alla morte di milioni di pesci e sta mettendo in ginocchio l’economia locale.

Ancora non ci sono dati certi su quali siano le cause che hanno portato a questa incredibile moria di pesci, resta il fatto che a partire dal 6 aprile scorso, migliaia di animali morti hanno iniziato a spiaggiarsi in Vietnam nelle province centrali di Tĩnh, Quảng Bình, Quảng Trị e Thừa Thiên-Huế.

Un disastro ambientale di proporzioni elevate, che nonostante la sua portata non riesce ad attirare l’attenzione dei media, forse perché, tra le possibili cause ci sarebbero i soliti interessi economici.

Un gruppo di ricercatori assunti dal governo del Vietnam ha infatti rintracciato le cause di questa moria di pesci nella presenza in acqua di elementi tossici.  Una cosa che non è stata confermata ufficialmente e che desta non pochi sospetti nella popolazione locale. I pescatori, in particolare, attribuiscono la colpa di questa catastrofe a un impianto siderurgico, di recente costruzione e di proprietà della taiwanese Formosa Plastic Group, che avrebbe pompato a 17 metri sotto il livello del mare acque di scarico, con pesanti conseguenze per l’ecosistema. L’azienda ha investito nel progetto industriale un’ingente somma (dieci miliardi di dollari).

Naturalmente, la Formosa Plastic Group ha rigettato ogni accusa con fermezza, ribadendo la sicurezza del proprio sistema di gestione delle acque reflue. Il problema è che le autorità del posto non confermano né smentiscono le ipotesi, suscitando l’ira della popolazione che sta assistendo alla catastrofe.




Le preoccupazioni di questa situazione non riguardano però solo il disastro ambientale in sé. Se le carni dei pesci morti entrassero nella catena di approvvigionamento alimentare e fossero realmente avvelenate dalle sostanze di scarto dell’industria, la salute dei cittadini potrebbe essere a rischio. È proprio quest’ultima possibilità che ha scatenato un’ondata di reazioni e commenti negativi sui social.

Intanto, nei giorni scorsi, centinaia di persone si sono riunite ad Hanoi per manifestare contro l’azienda taiwanese Formosa Plastics Group. I cittadini sono scesi nelle strade, esibendo striscioni con slogan del tipo «Formosa distrugge l’ambiente, è un crimine», «Abbiamo bisogno di mare, abbiamo bisogno di pesce, non abbiamo bisogno di Formosa».

Il caso ha scatenato anche la reazione del vescovo di Vinh che ha denunciato il governo di Hanoi per aver represso con violenza le proteste della popolazione e sabotato le indagini ecologiche.

Senza contare che “per più di un mese le autorità hanno evitato di scoprire le cause e i colpevoli di questa catastrofe. Inoltre, hanno incoraggiato la gente a consumare il pescato delle aree colpite senza nessun controllo sanitario“.

(Foto)