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Disastri ambientali, 47 multinazionali a processo: “Violano i diritti umani”

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47 aziende multinazionali saranno sotto processo nelle Filippine a causa dei disastri ambientali che avrebbero provocato con le loro emissioni di gas inquinanti in atmosfera. Tra di loro, due italiane.

Le aziende responsabili dei disastri ambientali causati dall’utilizzo dei combustibili fossili finiscono sul banco degli imputati nelle Filippine. Un’iniziativa partita per impulso della Commissione nazionale per i diritti umani del Paese asiatico. A dover rispondere della devastazione del clima globale ci saranno 47 grandi aziende, tra cui le italiane Eni e Italcementi, oltre a Chevron, Exxon Mobil, Royal Dutch Shell e Total.

La Commissione ha agito a seguito di una petizione firmata da centomila persone, presentata lo scorso settembre da alcune delle vittime di tifoni e di altri disastri ambientali che sarebbero stati provocati dall’immissione in atmosfera di agenti inquinanti. Il procedimento dovrà accertare se le multinazionali coinvolte hanno effettivamente violato i diritti fondamentali dell’uomo provocando cambiamenti climatici.

Siamo stati colpiti da tempeste, siccità ed eventi meteorologici estremi, e i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione”, spiega Veronica “Derek” Cabe, tra i promotori della petizione. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e senza essere in balia delle grandi aziende che si interessano solo ai loro profitti. Non abbiamo scelta, dobbiamo difendere i nostri diritti. Vogliamo giustizia, e la possibilità di proteggere quel poco che abbiamo lasciato ai nostri figli”.

Veronica Cabe proviene dal Bataan una provincia delle Filippine dove dovrebbero essere presto costruite una nuova centrale a carbone e alcuni impianti di stoccaggio. Le popolazioni locali hanno avviato una forte protesta contro l’installazione della centrale e sospettano che una delle leader della comunità, Gloria Capiran, sia stata assassinata durante un agguato organizzato per “spegnere una voce scomoda”.




La Commissione per i diritti umani delle Filippine aveva già annunciato nel dicembre scorso l’avvio di un’inchiesta che avrebbe messo sotto accusa 50 grandi aziende. Aziende che erano state inserite nello studio ‘Carbon Majors’, pubblicato nel 2014, come parte delle circa 90 “entità” – aziende private, aziende pubbliche e aziende con partecipazione statale – responsabili dei due terzi delle emissioni industriali nel mondo, negli ultimi 150 anni.

Già nel 2014, l’Università di Montreal aveva individuato le 7 nazioni responsabili del 60% delle emissioni mondiali dal 1906 al 2005 e Carbon Majors aveva contributo a evidenziare ancora di più le responsabilità di chi ha causato i forti squilibri ambientali di cui tutti siamo testimoni.

Il 27 luglio scorso, la Commissione ha inviato alle aziende coinvolte una copia della denuncia, insieme a un ordine ufficiale che impone loro una risposta entro 45 giorni, riguardo i “propri piani d’azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti dei cambiamenti climatici”.

L’obiettivo principale dei firmatari della petizione è quello di fermare completamente la ricerca e l’estrazione di combustibili fossili, per raggiungere presto un futuro 100% rinnovabile e mettere la parola fine al riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra.

Il direttore esecutivo di Greenpeace International, Jennifer Morgan, ha dichiarato che “Coloro che hanno guadagnato di più dall’emissione di gas serra in atmosfera devono ora impegnarsi a evitare altri disastri ambientali. Questo è il primo passo nella giusta direzione. Il coraggioso popolo filippino è il primo a chiedere ai più grandi inquinatori del mondo di rendere conto delle proprie emissioni”.

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