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Cosa si nasconde dietro la svendita del mare di Sardegna alla Francia

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La svendita del mare di Sardegna alla Francia potrebbe non essere solo una questione di acque territoriali e gamberoni. In quelle zone sono presenti giacimenti di risorse naturali.

Il mese scorso ci siamo trovati a parlare di una questione molto importante, che ha acceso gli animi di diversi pescatori italiani e non solo: la svendita alla Francia del mare di Sardegna.

Un accordo frutto di dieci anni di trattative di cui apparentemente nessuno sapeva niente, fino a quando, a inizio anno, la Francia non ha fermato diversi pescherecci italiani al largo della Liguria e della Sardegna. Acque da sempre praticate dai pescatori (tra l’altro tratti particolarmente pescosi) ma, secondo il nuovo trattato, non ancora ratificato dall’Italia, di nuova competenza francese (potete approfondire l’argomento a questo link).

Il problema, però, sembra essere più grave di quanto non si sia pensato.

Sui fondali del mare di Sardegna interessati dal Trattato di Caen, sembra infatti esserci di più che una comunità di gamberoni pregiati: in quelle acque, infatti, ci sarebbero dei giacimenti di risorse naturali. Un tesoro che fa temere possibili trivellazioni da parte di società francesi.

Come riporta Repubblica, il nodo di tutto sarebbe contenuto in un articolo all’interno del Trattato stesso, il numero quattro, tre paginette scarne fitte solo di riferimenti di latitudine e longitudine dei confini, utili ai pescherecci.




Ecco uno stralcio riportato dal giornale: “Se un giacimento di risorse naturali del fondo marino o del suo sottosuolo si estende su entrambi i lati di delimitazione della piattaforma continentale e se le risorse situate su un lato di questa linea possono essere sfruttate a partire da impianti situati sull’altro lato, le Parti cercano, previa consultazione degli eventuali titolari delle concessioni di esplorazione o di sfruttamento, di accordarsi sulle modalità di valorizzazione di tale giacimento nel modo più efficaci  possibili e affinché ognuna delle Parti mantenga l’insieme dei propri diritti sovrani sulle risorse naturali della propria piattaforma continentale. In particolare, questa procedura è applicabile se il metodo di sfruttamento delle risorse situate su uno dei lati della linea di delimitazione influenza le condizioni di sfruttamento delle risorse situate sull’altro lato (…).”

Secondo Stefano Mai, assessore regionale all’agricoltura e alla pesca, il ministro degli Esteri Gentiloni avrebbe “calato la maschera parlando di sfruttamento di giacimenti sui fondali, parole che confermano i nostri timori ovvero che il nostro mare e la nostra pesca rischiano di essere regalate in cambio di nulla, anzi dando il permesso ai francesi di trivellare il nostro mare“.

Legambiente, nel frattempo, è preoccupata che, se venisse ratificato anche dall’Italia, il trattato potrebbe dare via libera all’estrazione offshore di idrocarburi in Sardegna e magari la ricerca di gas e petrolio tra Pianosa e Montecristo.

Per varie associazioni ambientaliste, l’accordo potrebbe dare il via libera ad una campagna “esplorativa” francese e allo sfruttamento congiunto tra Italia e Francia di eventuali giacimenti di petrolio o altre risorse.

(Foto: Dennis Jarvis)

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