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Cile: disastro ambientale senza precedenti, migliaia gli animali marini morti

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Il Cile sta vivendo in queste ore uno dei più gravi disastri ambientali della storia del Paese. Tra le cause, non ci sarebbe solo la marea rossa, ma anche lo scarico in mare di 9mila tonnellate di pesce in decomposizione.

In queste ore, in Cile, si sta consumando uno dei più gravi disastri ambientali della storia del Paese che ha portato alla morte, solo nell’ultimo mese, di migliaia di animali marini, tra cui uccelli, granchi e foche. Animali trovati sulle rive, senza vita, in concomitanza con il fenomeno noto come “marea rossa”, una fioritura incontrollata di alghe tossiche.

Un disastro che non ha precedenti nella storia dell’intero continente; le stime sulla perdita della fauna marina sono pesantissime. Un’alterazione dell’ecosistema costiero che ha portato anche a casi di spiaggiamento di grossi mammiferi, come balene e leoni marini.

Come spiega Greenpeace Chile: “Varie specie di molluschi, oltre a granchi, uccelli e otarie sono state trovate morte sulle spiagge di Chiloé. Anche se esiste un consenso scientifico rispetto al fatto che stiamo affrontando un gravissimo episodio di marea rossa, questo è avvenuto dopo che sono state scaricate in mare 9.000 tonnellate di salmone in decomposizione“.

È un disastro senza precedenti che si ripercuote anche sulla vita dei lavoratori cileni, la cui principale fonte di sussistenza è proprio il mare. Tutto per la stupidità e l’ingordigia dell’uomo.

Stando a quanto avrebbe sottolineato Greenpeace Chile, infatti, “il governo cileno non solo avrebbe autorizzato lo scarico di un totale di 9.000 tonnellate di scarti di pesce in uno stato di decomposizione che li rende pericolosi. Non ha nemmeno informato in maniera trasparente e sufficiente la comunità chilota e il resto del Paese sull’impatto potenziale e le cause reali“.

L’ipotesi che questo disastro ambientale sia stato soprattutto causato dall’uomo, più che da El Niño, è stata ripresa nelle scorse ore anche da Greenpeace Italia che afferma: “In base a quanto emerso nelle prime ore, sembra che gli effetti negativi causati dal settore dell’allevamento del salmone (come ad esempio l’elevata presenza di antibiotici e sostanze chimiche) siano evidenti in questa faccenda. La comunità locale e Greenpeace Cile sono ancora in attesa di una risposta ufficiale e di un piano a lungo termine per uscire da questa crisi“.




Infatti, se da un lato è vero che la marea rossa è probabilmente collegata a El Niño, il fenomeno che sta rivoluzionando la circolazione oceanica mondiale riscaldando l’oceano e aumentando l’evaporazione dell’acqua, il collasso ecologico non può non far capo all’inarrestabile crescita degli allevamenti di salmone.

Secondo il rapportoLa Industria Salmonera como eje central de la crisis socioambiental en el sur de Chile”, presentato il 10 maggio da Nicolás Araya e Paula Cárcamo, biologi marini della  Fundación Crea, “la mortalità e gli spiaggiamenti di varie specie di organismi marini in diverse località della costa occidentale di Chiloe hanno generato molte domande e incertezze da parte del pubblico e della comunità scientifica. Le agenzie governative hanno dichiarato categoricamente che la morte degli organismi di diversi taxa è solo il prodotto della marea rossa, escludendo  priori la possibilità che ci sia qualche relazione tra questi eventi e lo scarico di salmoni in putrefazione mare. Dato quanto sopra,  va notato che non vi è alcuna traccia di grandi morie e/o spoiaggiamenti di invertebrati marini a causa  di una marea rossa in Cile (…) Le condizioni ambientali che favoriscono la fioritura di alghe sono alte, ma è anche importante notare che le nuove condizioni ambientali sono parte della moderna attività umana che si è sovrapposta, in  pochi decenni, ai cicli naturali climatici globali“.

I pescatori dell’isola stanno protestando  per la mancanza di informazioni e di assistenza da parte del governo. La pesca a Chiloé è stata bloccata e i pescatori chiedono un risarcimento per aver perso il loro sostentamento. Andrés, un venditore di crostacei locale, ha spiegato, “in questo momento, viviamo molti sentimenti contrastanti: tristezza, amarezza, impotenza […] Qui, dove sono state scaricate tonnellate di salmone, sono state usate sostanze chimiche per eliminare l’odore. Come possiamo escludere che questo non causi danni?

E non possono non risuonare nella mente le parole del vicario apostolico di Aysen, monsignor Luigi Infanti de la Mora: “Sono state privatizzate la terra, l’acqua e il mare, ma ben prima sono state privatizzate le coscienze e l’intera organizzazione sociale e oggi continuiamo a subirne le conseguenze“. E continua: “Quella del Cile non è solo una crisi ambientale, rappresenta anche una crisi morale. Se un modello economico rovina l’ambiente in cui viviamo, la nostra casa comune, se danneggia la nostra vita, la nostra cultura, le nostre tradizioni che sono la nostra più grande ricchezza e mina gravemente la dignità delle persone e dell’intera popolazione, questa è la morte. Perché degradare l’ambiente è ferire gravemente noi stessi“.

 

(Foto: greenpeace.org)

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