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Cambiamenti climatici: produrranno più di 100milioni di nuovi poveri

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I cambiamenti climatici stanno portando gravi conseguenze nel mondo. Le ultime notizie parlano di un rischio di un approvvigionamento di acqua ancora più difficile, anche in Italia. Ma, purtroppo, non è tutto.

Nei giorni scorsi, un nuovo rapporto della Banca mondiale ha gettato luce sulle conseguenze che le crisi legate ai disastri ambientali – come alluvioni, carestie e ondate di calore – hanno soprattutto sulle persone più povere delle zone colpite.

I disastri causati dall’innalzamento delle temperature stanno facendo diventare ancora più magri i raccolti della gente che vive in zone povere. Le inondazioni lavano via i beni e i mezzi di sussistenza e una minaccia ancora più grande viene dalla diffusione di malattie come la malaria, diarrea e malnutrizione. In particolare, il rischio di malaria potrebbe aumentare anche del 5 per cento, colpendo più di 150mila di persone.

Le famiglie povere sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici rispetto alle famiglie ricche, perché le loro principali attività sono spesso precarie e le loro perdite sono in gran parte prive di assicurazione, evidenzia il rapporto.

Le famiglie a basso reddito che vivono nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale rischiano di vedere i loro guadagni, ottenuti faticosamente, spazzati via dai disastri ambientali, piombando così in condizioni di estrema povertà.

Ma non è tutto. Sono cento milioni le persone che potrebbero finire sotto la soglia di povertà entro il 2030 a causa proprio degli effetti dei cambiamenti climatici. E il numero di persone a rischio carestia potrebbe aumentare tra il 9 e il 17% entro il 2030 e del 50-90% entro il 2008.

Come ci si poteva aspettare, le ripercussioni più importanti sono quelle che si hanno nel settore agricolo.

Secondo quanto riportato dai modelli elaborati nel rapporto, i cambiamenti climatici minacciano di provocare perdite globali nelle rese dei raccolti per valori che si aggirano intorno al 5 per cento entro il 2030 e toccheranno il 30 per cento entro il 2080.




Dopo il 2030, la capacità del mondo di adattarsi a questi cambiamenti che avvengono senza sosta sarà limitata. E le persone povere saranno quelle di gran lunga più danneggiate, perché le più vulnerabili. Del resto, lo testimonia anche la storia: nel 1998, a seguito dell’uragano Mitch, i poveri hanno subito perdite tre volte maggiori rispetto al resto della popolazione. Nel 2005, dopo le inondazioni di Mumbai, le famiglie più vulnerabili sono state danneggiate il doppio.

Una situazione che appare ancora più gravosa se si tiene conto anche della scarsa copertura dei sostegni sociali: solo un terzo degli africani provenienti dall’area subsahariana ha accesso a servizi finanziari, e meno del 10 per cento dei poveri nei paesi a basso reddito è coperto da reti di previdenza sociale.

I cambiamenti climatici potrebbero inoltre far lievitare del 12% il prezzo del cibo in Africa, dove le famiglie più povere spendono più del 60% del loro reddito per mangiare.

La comunità internazionale può aiutare, e deve farlo, fornendo sostegno finanziario e tecnologico per i sistemi di assicurazione, la ricerca sulle colture, i trasporti pubblici e i sistemi di previsione del tempo, evidenzia il rapporto.

(Foto)

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