Home Ambiente Cambiamenti climatici: il Mondo è impreparato e la lotta alla fame regredisce...

Cambiamenti climatici: il Mondo è impreparato e la lotta alla fame regredisce di 10 anni

263
0
CONDIVIDI

Il 31 marzo scorso, l’Intergovernamental Panel on Climate Change (Ipcc) delle Nazioni Unite, ha reso noto a Yokohama le sue conclusioni sulla situazione attuale inerente al global warming e sui negoziati globali che dovrebbero essere intrapresi per arginare il problema. Un rapporto di 44 pagine che illustra una situazione allarmante, che tocca tutti, nessuno escluso.

Il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri, ha sottolineato come i cambiamenti climatici abbiano, fino ad oggi, provocato danni incalcolabili: dalla riduzione della disponibilità di acqua e di raccolti agricoli, alla distruzione delle barriere coralline fino al progressivo scioglimento dei ghiacciai dell’Artico e delle montagne (Alpi comprese). Conseguenze disastrose che metteranno in pericolo diverse popolazioni in molte parti del mondo. L’aumento della temperatura globale, infatti, ha introdotto una serie di “rischi-chiave” su molteplici fronti, come l’aumento delle catastrofi naturali, aggravato dall’innalzamento del livello del mare, la riduzione dei raccolti e l’intensificazione di climi estremi.

Chris Field, co-chair dell’Ipcc, ha sottolineato come la vita umana e la salute dell’ecosistema siano già diventati vulnerabili. Il documento evidenzia infatti come in questi ultimi anni la resa dei raccolti di frumento e mais sia diminuita drasticamente e come si siano venute a creare conseguenze destabilizzanti sulla società umana, come migrazioni forzate e conflitti.

Se vogliamo ridurre i rischi futuri, si devono prendere provvedimenti drastici, ad esempio ridurre le emissioni di greenhouse gas, come l’ossido di carbonio.

Il capo della delegazione del World Wildlife Fund al meeting di Yokohama, Sandeep Chamling Rai ha osservato come “il cambiamento climatico è in corso e gli uomini ne sono la causa, per la nostra dipendenza dai combustibili fossili”. Affermazioni che non trovano tutti d’accordo, visto che una schiera di scettici continua a sostenere che la situazione non è così allarmante quanto viene prospettata.

Ad aumentare le preoccupazioni, anche l’allarme lanciato da Oxfam che, nei giorni scorsi, ha reso noto un nuovo studio che evidenzia lo stretto rapporto che intercorre tra i cambiamenti climatici e la lotta alla fame.

Dieci aree che Oxfam prende in esame e a cui attribuisce dei voti, a dimostrazione di come il mondo sia attualmente impreparato ad affrontare le emergenze che gli si stanno ponendo dinanzi.

Ecco le aree e le votazioni:

1. Finanza internazionale per l’adattamento: voto: <1/10. I paesi ricchi si erano impegnati ad aiutare quelli poveri a finanziare progetti di adattamento ai cambiamenti climatici. Fino ad oggi solo il 2% della cifra necessaria è stato messo a disposizione

2. Assicurazione sui raccolti: voto: <1/10. Solo l’1% – e forse anche meno – degli agricoltori dei paesi poveri ha assicurato i propri raccolti: in caso di perdita del raccolto a causa dei cambiamenti climatici sarà difficile per loro sopravvivere.

3. Irrigazione: voto: <1/10. In California viene irrigato l’80% della terra coltivabile. In Niger, Burkina Faso e Ciad, Paesi flagellati dalla siccità, meno dell’1%.

4. Ricerca e sviluppo in agricoltura: voto: <2/10. La diversità dei semi è diminuita del 75% negli ultimi 100 anni, riducendo la varietà delle colture più resistenti ai cambiamenti climatici.

5. Previdenza sociale: voto: <3/10. In caso di mancanza di cibo o aumento di prezzi alimentari, solo il 20% della popolazione mondiale ha accesso a programmi di welfare.

6. Previsioni meteo: voto: <3/10. Le informazioni dalle stazioni meteo possono aiutare gli agricoltori a salvare il proprio raccolto. Nei Paesi poveri esiste una stazione ogni 80mila chilometri quadrati. Troppo.

7. Discriminazione di genere: voto: <5/10. Nei paesi in via di sviluppo, le donne rappresentano il 43% della forza lavoro in agricoltura, ma solo in rari casi sono proprietarie della terra. Quindi non hanno la possibilità di adottare metodi di coltivazione adatti a contrastare i cambiamenti climatici.

8. Riserve alimentari: voto: <5/10. Le riserve di grano mondiali sono ai minimi storici. Se i cambiamenti climatici dovessero distruggere i raccolti nei paesi produttori chiave, i prezzi del cibo aumenteranno vertiginosamente, creando crisi alimentari.

9. Investimenti in agricoltura: voto: <7/10. Solo 1/5 dei paesi africani presi in esame ha dichiarato di voler impegnare il 10% del loro budget nazionale in agricoltura.

10. Aiuti umanitari voto: <6/10. Gli aiuti alimentari già adesso non riescono a tenere il passo delle crisi alimentari. Figuriamoci quando i cambiamenti climatici renderanno la situazione più tragica.

Elisa Bacciotti, Direttrice Campagne di Oxfam Italia ha affermato: “I cambiamenti climatici sono la più seria minaccia alla nostra sfida di vincere la lotta contro la fame. A essere a rischio è la disponibilità e la qualità del cibo di cui tutti abbiamo bisogno. Ma attualmente i governi del mondo non sembrano in grado di cambiare le loro politiche. La fame non è inevitabile. Se i governi agissero sui cambiamenti climatici, si potrebbe sradicare la fame nel prossimo decennio e garantire cibo ai nostri figli e nipoti per la seconda metà del secolo. Per finanziare l’adattamento climatico, per esempio, non servono grandissime risorse, ai paesi più poveri servono circa 100 miliardi di dollari all’anno – che è appena il 5% del patrimonio delle 100 persone più ricche del mondo”.

Di certo, continuare a far finta che il problema non esista non è il passo giusto verso la sua risoluzione.

(Foto: library.sbcc.edu)