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Cambiamenti climatici: i cibi e le bevande che rischiamo di non trovare più

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I cambiamenti climatici attualmente in atto sulla Terra stanno rendendo difficile la sopravvivenza di molte colture. Da qui ad altri 40 anni forse non si andrà ancora incontro a una vera e propria catastrofe agricola, ma può succedere che alcune coltivazioni a noi molto care inizino a scarseggiare, facendo lievitare enormemente i prezzi. Vediamo alcune delle cose a cui potremmo essere costretti a rinunciare entro il 2050.

Del buon caffè

Il chicco di caffè Arabica proviene da una pianta che cresce intorno all’equatore. Questa pianta è particolarmente sensibile a una malattia che prende il nome di “ruggine del caffè, una sorta di fungo che brucia le foglie delle piante, determinandone la morte e, naturalmente, generando una ripercussione negativa sulla produzione. Sembra che uno dei responsabili della diffusione di questa malattia sia il cambiamento climatico, con il suo innalzamento della temperatura di due gradi, una maggiore piovosità e un eccesso di umidità.  Nel 2013, il presidente del Guatemala ha indetto uno stato di emergenza nazionale, dopo che la “ruggine del caffè” ha spazzato via il 70% del raccolto. Si stima che se la malattia dovesse continuare a diffondersi a questa velocità, entro il 2050, anche il Nicaragua, che fornisce più del 17% delle scorte mondiali, potrebbe entrare in emergenza.

caffè arabica

Il vino francese

Il costante aumento delle temperature globali minaccia anche i vigneti vicino a Bordeaux che producono alcuni dei vini più pregiati e costosi del mondo. Parliamo ad esempio del Lafite, del Petrus e del Latour che, entro il 2050, come evidenzia il Daily Telegraph, potrebbero diventare solo un ricordo.

Jean-Pascal Goutouly, un esperto di vini presso il French National Institute for Agricultural Research di Parigi, ha dichiarato alla rivista che lo scenario più pessimistico che si possa creare è che il clima possa presto non essere più adatto a vini come il Cabernet e il Merlot. Il problema delle coltivazioni certo non dipende solo dalle temperature in questo caso, ma anche dalla conoscenza del terreno e del mestiere. Ciò non toglie però che la situazione potrebbe diventare veramente preoccupante.

Le torte di mele

Sono diverse le colture condizionate dalle temperature fredde. Tra queste troviamo anche le mele. Il passaggio dal freddo invernale al tepore primaverile condiziona la fioritura di questi alberi da frutto. Con l’aumento delle temperature, potremmo andare incontro alla produzione di mele più piccole e anche più costose. Altri tipi di frutta che potrebbero venire colpiti dai cambiamenti climatici sono  pesche, susine, albicocche e pere.

Le banane

In questa sede abbiamo già descritto i rischi che le coltivazioni di banane stanno affrontando in Costa Rica. Lì, un temibile parassita delle piante, un fungo dal nome Fusarium oxysporum, si sta rapidamente propagando nelle più corpose aree di piantagione del mondo: dall’Asia e dall’Australia, fino ad arrivare in Giordania e in Mozambico. Il Fusarium genera la  sindrome di Panama, una veloce marcescenza che porta alla distruzione delle coltivazioni.


Sembra che gli agricoltori del Costa Rica stiano incolpando il riscaldamento globale della diffusione di questi parassiti che stanno distruggendo i loro raccolti, incidendo sull’economia del Paese.  Le variazioni di precipitazioni e temperature, infatti, creerebbero le condizioni più propizie per la moltiplicazione di questi parassiti, rendendo anche le piante più suscettibili alla malattia.

Il direttore del Costa Rica’s Agriculture and Livestock Ministry’s State Phytosanitary Services si dice sicuro che dietro a questi e altri parassiti ci sia il cambiamento climatico.

(Foto in evidenza: Mk 2010; foto interna: epSos.de)

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